DOCUMENTI VERDI
GRUPPO CONSILIARE Regione E-R
Capogruppo DANIELA GUERRA
ODG presentato al Consiglio Regionale del 
29 ottobre 2001
VERDI disobbedienti DI BOLOGNA
ANTONIO AMOROSI
giornata nazionale della DISOBBEDIENZA
18 novembre 2001
VERDI disobbedienti DI BOLOGNA
ANTONIO AMOROSI e DAVIDE CALIGIURI
discorso per il CONGRESSO NAZIONALE
30-1-2 dicembre 2001
 
DISCORSO DEI VERDI disobbedienti DI BOLOGNA PER IL CONGRESSO NAZIONALE 

RICOMINCIO DAI VERDI - Pensare senza agire è inutile - Agire senza pensare è pericoloso
La nostra generazione ha atteso cent’anni per un cambiamento sociale profondo: le nuove generazioni lo vogliono subito. Troviamo un tempo ragionevole: dieci anni (Giuliano Giuliani)

Cittadini lontani dalle organizzazioni partitiche e istituzionali, attivi nella società civile, nella cooperazione sociale, nell’associazionismo di base, accomunati dalla sensibilità alle tematiche ambientali e della qualità della vita e dei diritti umani e per una nuova distribuzione delle ricchezze, hanno deciso, all’indomani della scomparsa della rappresentanza politica dei bisogni, delle necessità e dei sogni dei cittadini, di scommettere e ripensare radicalmente le fondamenta dei luoghi, delle forme e delle pratiche di un pensiero eco-logico e sociale per il futuro di questa umanità. La crisi economica degli ultimi tragici mesi era iscritta nel dna del nostro sistema politico di sviluppo. E non serve una palla di vetro per scoprire che questo sistema economico è in crisi. Il capitalismo è sempre, è strutturalmente in crisi. L’establishment dirigenziale del mondo non ha altro modo e idee per risolverla che attraverso lo strumento della guerra. Negli ultimi 10 anni è stato inventato, per ogni occasione di crisi, un oleogramma di nemico, ad hoc. Bin Laden è sicuramente il più riuscito di questa spaventosa serie. Tutti noi sappiamo che questo establishment non è soltanto l’America, è molto di più e molto oltre: l’Impero. 
Sono gli interessi economici e politici degli inglesi, degli israeliani e degli arabi, è la Bank of America che capitalizza gli averi di bin Laden, è il Pakistan che valorizza l’eroina attraverso la Central Bank, sono gli interessi finanziari, militari ed economici di chi divide il mondo in pezzi e ne distrugge ogni possibilità di sviluppo. E la strage di New York del 11 settembre ha accelerato questo processo già in atto in uno scenario geopolitico già in continuo e accelerato mutamento. Questa strage sancisce un fatto nuovo, un passaggio sostanziale, epocale, interno alla nostra società occidentale, di dominatori della globalizzazione: la fine del concetto di sovranità e la fine del concetto Stato-Nazione, così come li avevamo conosciuti prima d’ora. Non a caso guerre di portata strategica sono esplose in Paesi, vedi Yugoslavia e Afghanistan, in cui lo Stato-Nazione era una pura invenzione, costruzione e organizzazione degli equilibri economici della fine dell’ottocento. Ben lontani dovremmo percorrere le vie di questa tragica storia ed arrivare alle strategie che hanno segnato i confini di interi continenti come l’Africa e l’Asia (e ne sono un esempio la storia degli inglesi in Afghanistan). 
Mentre in passato gli equilibri mondiali erano giocati dalla supremazia della potenza americana attraverso tentacoli che prendevano i nomi di CIA, organizzazioni economiche multinazionali, mafia, lobby degli armamenti, dopo l’11 settembre si ha la netta impressione di un cambio strutturale di direzione: che gli Stati Uniti d’America non siano più in grado di controllare e gestire il processo di sviluppo mondiale. Vedi le falle del controllo aereo che hanno prodotto le stragi dell’11 settembre, vedi l’ingresso dei Mujahidin a Kabul o il rifiuto che questi ultimi, hanno manifestato in questi giorni, di fare entrare i soldati americani sul territorio afgano. Per l’Occidente è tramontato un paradigma generale. E’ finita la “società aperta” e del “diritto di cittadinanza”, è finita la favola occidentale della “globalizzazione e lo sviluppo dal volto umano”. Fino ad oggi la democrazia borghese, anche nelle sue feroci contraddizioni, aveva garantito nei Paesi occidentali una società aperta e un diritto di cittadinanza. Nello sviluppo degli ultimi anni la globalizzazione ha ingigantito a dismisura tutti i processi costruttivi e distruttivi di questo sistema mondiale. Oggi, le establishments della Terra, non sono più in grado di garantire questa pur misera democrazia occidentale, e per questo avanzano un processo radicale di militarizzazione della vita civile e sociale. Ne sono un esempio lampante il G8 di Genova, le leggi inglesi, tedesche, canadesi, americane ed italiane sulla sicurezza dal “terrorismo”, la fine di ogni “diritto internazionale” conosciuto, la fine degli organismi giuridici di controllo mondiale. Ma non dobbiamo essere  vittime di questo scenario terrorizzante. Oggi siamo chiamati a una nuova battaglia per la salvezza dell’umanità. E non ci possono essere tentennamenti, non ci possono essere incertezze, perché l’invito alla democrazia è un invito netto ad una scelta di campo.  Solo la vittoria di questa lotta può consentirci di immaginare e ripensare un altro mondo possibile. 

Se la guerra in Kossovo ha sancito l’inadeguatezza politica e la fine storica della socialdemocrazia europea, perché un’idealità socialista non può sostenere una guerra dove gli interessi economici sono i principi fondanti di colonizzazione e di controllo. Se le ultime tornate elettorali in Italia hanno definitivamente mostrato una sinistra a pezzi, marginalizzata ad un complesso di coalizione del 25%, quando in Italia nei decenni precedenti la sinistra (socialisti+comunisti) si attestava intorno ai 48%. Se la missione storica del PCI-DS si è definitivamente conclusa, chiudendo simbolicamente una fase politica con l’entrata di un ex-comunista alla presidenza del consiglio di questo Paese, svendendo tutto il patrimonio culturale e sociale accumulato dalle lotte affermatesi dal dopoguerra. Se la Sinistra Rivoluzionaria, nei suoi soggetti più innovativi, ha definitivamente portato a termine la sua missione: fare esplodere ed evidenziare le contraddizioni sottese dal ruolo portante della sinistra storica: contenere, bloccare, i soggetti produttivi, sia vecchi che emergenti della società italiana e imbrigliare il conflitto sociale. Noi dobbiamo ripartire da Genova, adesso. Genova, quel simbolo che il nostro Paese ha riconosciuto, nell’ultimo secolo, come capitale delle lotte sociali. Quel simbolo della continuità storica che va dal 1900, gli scioperi rivoluzionari e sindacali contro Saracco, alle rivolte popolari del 1960, che imposero la caduta del governo Tambroni, fino alla Genova del G8, del nostro presente e futuro; quella delle centinaia di migliaia di persone che hanno sognato un mondo senza sfruttamento dell’uomo sull’uomo e dell’uomo sulla natura. Nella moltitudine, protagonista del nuovo scenario della globalizzazione che in Italia ha preso forma nelle giornate contro il G8, nella marcia Perugia-Assisi, nei 150 mila del 10 novembre a Roma contro la guerra, leggiamo, e solo in quella vediamo, le fondamenta e le strade per la costruzione di un nuovo futuro: un soggetto politico possibile. 

Nella strage di New York, nella guerra globalizzata, nelle catastrofi  umane dei nostri giorni, nella spaventosa incapacità che l’uomo ha di gestire gli eventi naturali, se non addirittura la disumana capacità di provocare  catastrofi ambientali, leggiamo anche la morte definitiva di quello che è stata la Weltanschauung sociale degli ultimi decenni: il paradigma globale securitario; quel paradigma della sicurezza, quel paradigma reazionario che nei decenni ha tradotto i luoghi specifici della privazione, il carcere, il manicomio, l’istituzione totale, ecc…, in vero e proprio modello sociale diffuso, e trasformato le metropoli mondiali in luoghi di controllo generalizzato. Oggi, definitivamente, una società organizzata secondo questo paradigma non è più credibile. Perché tutti gli eventi dei nostri giorni minano la forma e la sostanza di questa rappresentazione del mondo. Non esiste e non può più
esistere un monarca politico che sappia controllare e gestire il processo di globalizzazione, e non possiamo più nemmeno crederci.
Dire, come fanno in tanti, né con Bush né con bin Laden è affermare il nulla. 
Bush e bin Laden sono le due facce dello stesso dollaro, quel dollaro che non ha più credibilità, che non riesce più a comprare le nostre vite e con noi le vite di milioni di persone. Entrambi occupano lo stesso lo spazio, la stessa ideologia, la stessa idea di umanità. E’ l’idea di una perfezione e di un ordine mentale e materiale. 
La sola, abissale differenza, tra le due figure sta nella musa ispiratrice; da una parte la scienza e le tecnologie (vedi le biotecnologie e gli organismi geneticamente modificati) e dall’altra la figura salvifica di un dio superiore (Allah). 
Noi siamo portatori di un’altra idea dell’umanità, un’idea di movimento,  di dinamicità, dove le differenze e le imperfezione sono l’unica sostanziale ricchezza dell’uomo.
Siamo la nuova coscienza, quella che si è accumulata attraverso le lotte sociali e civili di questi anni, dove il bene comune è divenuto, nella vita come nella produzione, l’unico elemento decisivo. Più di quanto possano esserlo il “privato” e il “nazionale”. Solo il “bene comune” è infatti contro l'Impero. Come indica il movimento che va da Seattle al 10 novembre di Roma, il “bene comune” è la “qualità della vita”. 

Il MOVIMENTO DEI VERDI può dare un grande contributo a questa battaglia e rimettersi al centro della partita politica italiana. 

Un processo di trasformazione sociale è possibile quando chi governa non è più in grado di governare e quando chi è governato non può più accettare di essere governato, così. La storia del nostro Paese ci rammenta che questa prima condizione vige da anni, nel rapporto di crisi, nel rapporto di sfiducia che il “popolo” ha con le istituzioni. Ma i cittadini potevano ancora sopportare, potevano ancora accettare di subire questo dominio. Oggi è venuto definitivamente un tempo potente, di cambiamenti profondi, un tempo in cui questa condizione non vige più, un tempo in cui i cittadini non possono più accettare di essere governati, così. Per questo i VERDI devono inserirsi in una dimensione nuova. Quella di una sinistra che va ricreata, rivissuta totalmente, nelle sue idee e nel cuore della sua comunità. E i 200 Social Forum nati in Italia, nelle maggiori città, sono l’embrione e il laboratorio di questa dimensione, per una sinistra che risolva i bisogni materiali e concreti dei cittadini del mondo. 
Solo questo è il futuro.

Antonio Amorosi e Davide Caligiuri
VERDI disobbedienti di Bologna 

17 novembre 2001giornata nazionale della disobbedienza sociale  TORNA ALL'INIZIO
Viviamo in un mondo in cui le persone sono poste inspietata concorrenza fra loro, in lotta; per offrire ad imprese globali, salari e costi ambientali sempre più convenienti. Un mondo che devasta le nostre vite, i nostri sogni, i nostri territori.  Continuiamo a vivere in una società che per anni ha parlato di “civiltà occidentale” e di aiuti a un “Terzo Mondo arretrato e crudele”. Per anni, lontano e vicino alle nostre case, abbiamo sentito parlare di guerre barbare, di “politiche di sviluppo umanitario”, di un umanità in via di emancipazione da colonizzare, da salvare.  Anche in Afghanistan, nel bacino minerario e petrolifero più grande del mondo, si svolgeva fino a poco tempo fa uno di queste “azioni di sviluppo”. Era una guerra. Una delle tante. Una delle guerre più sanguinose dei nostri tempi e di cui le più importanti potenze economico-militari del pianeta si sono rese responsabili. Una guerra che ha completamente prostrato la società civile afgana, e in 25 anni ha ridotto un Paese in via di sviluppo in un Paese del Medioevo (da 25 milioni di abitanti del 1977 agli 8 odierni).  Ma la strage dell’11 settembre ha mutato drasticamente lo scenario. Dobbiamo dirlo. E’ forse questo un evento che ha sancisce la fine di un epoca e l’inizio di un’altra. Non perché esistano società di serie A e di serie B, morti di prima classe o di seconda. L’occidente bianco è responsabili di centinaia di stragi efferate, colpi di strato, guerre terribili in tantissimi Paesi della Terra. Ma questa strage sancisce un fatto nuovo, un passaggio sostanziale, interno alla nostra società occidentale, di dominatori della globalizzazione: la fine del concetto di sovranità e la fine del concetto Stato-Nazione, così come li avevamo conosciuti prima d’ora. Per l’Occidente è forse tramontato un paradigma generale. Quello della “società aperta” e del “diritto di cittadinanza”, quello della “globalizzazione dal volto umano”e degli “aggiustamenti economici strutturali”.  Si apre un nuovo scenario. Un crimine contro l’umanità, una strage, un atto terroristico, viene definito "atto di guerra" per cancellare ogni procedura normale. Le regole consolidate vengono cancellate, lo scenario di riferimento tradizionale, dopo l’11 settembre, è venuto a mancare.  La possibilità che popolazioni inermi divengano obiettivo militare diventa però una certezza  Questo è l’ Impero. Quello che ha deciso di spalancare sul mondo un baratro e di alzare vertiginosamente il tiro e di sostenerlo. Da noi, in occidente, vige la disciplina della sicurezza. Chi non ci sta o dissente è un terrorista o sta dalla parte dei terroristi. L’effetto immediato è la militarizzazione della vita sociale e civile e la riduzione degli gli spazi di democrazia, per tutti.  La resistenza allo scenario di guerra permanente è la resistenza a questo Impero. Combattere la nuova economia mondiale e le sue guerre interne oggi vuol dire partire dall’insieme dei problemi dei cittadini, dai desideri e dalle speranze di milioni di persone che aspirano ad una vita degna e che non si riconoscono in nessuna delle parti in guerra. Una guerra “interna” al sistema neoliberista e gestita da fazioni rivali.  Disobbedire alla propaganda e alle lobby armate dell’energie e del petrolio vuol dire riaffrontare i problemi reali di chi abita le città .Disobbedienza sociale sui territori vuol dire applicare con forza ogni diritto di cittadinanza negato e non lasciare irrisolte le questioni cruciali del vivere comune.  Come VERDI – disobbedienti, insieme a gruppi e collettivi, abbiamo deciso di promuovere con forza la “Giornata Nazionale della Disobbedienza Sociale”, e di manifestare il 17 novembre a Bologna. La Giunta Guazzaloca tratta con arroganza e disprezzo i cittadini di Bologna.  Tanti e palpabili sono i problemi reali. L’inquinamento ambientale a Bologna è una vera emergenza, l’aria è irrespirabile: è devastata da inquinanti come benzene, polveri fini, idrocarburi policiclici, e tanti altri di cui non si conosce nemmeno gli effetti sugli esseri viventi. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha indicato l’inquinamento tra le principali cause di morte per i bolognesi al di sopra dei 30 anni. Sono allarmanti i dati dei rilievi fatti su volontari, operatori del traffico urbano: aumento esponenziale delle malattie polmonari e respiratorie.  Sono le 11.00. E’ una giornata di sole. Come Verdi abbiamo già partecipato attivamente all’azione di disobbedienza in Strada Maggiore, davanti alla facoltà di Scienze Politiche. Con il Collettivo Co-scienze Politiche, i Comitati antismog, il Gruppo di lavoro Consumo-Critico del BSF, un gruppo di ballerini-bulgari e cittadini sparsi. Tutti insieme, abbiamo disegnato come strisce pedonali simboli di pace e le abbiamo attraversate. Siamo in piazza Aldrovandi. Sono le 11.30. Siamo circa 300 persone. Si aprono le danze. “Disobbedire!- Azione contro l’inquinamento urbano”.  Un gruppo di 30 ragazze vestite di rosso si posiziona nella piazza, rigorosamente aperta al traffico. E’ un gruppo di Danza-Afro ad iniziare le esibizioni. (lo dirige l’antropologa e ricercatrice Cristiana Natali). Rappresentano la nostra società globale, da una parte i Paesi privilegiati, dall’altra  i Paesi del Terzo Mondo. C’è una guerra in corso, una guerra per il petrolio e l’energia . L’energia, la solida ragione economica che sta dietro questa ignobile guerra, non bin Laden. Quell’energia che trasformiamo anche in gas di scarico letale, in cibi avvelenati, benzene o amianto. Mentre ci affrettiamo negli inutili stress della vita quotidiana, nella camera a gas di questa città, le popolazioni dell’Afghanistan vengono sterminate. Lo spettacolo termina e le protagoniste cadono a terra. Tutti i manifestanti si stendono. Siamo morti, morti per l’inquinamento. Quei morti sono i  morti che la Giunta Guazzaloca fa dal primo giorno del suo insediamento. Sono morti silenziose, morti stupide, morti inutili: non applicando la sentenza del 21 luglio2001 del Giudice Ciccone (Tribunale Civile di Bologna), che sancisce la chiusura del centro storico al traffico.  Sono le 13.00. La performance è riuscita. Abbiamo disobbedito rendendo attuativa l’ordinanza un giudice responsabile e liberando piazza Aldrovandi. La piazza viene chiusa al traffico.  La sentenza del Giudice Ciccone stabilisce che il diritto ad un ambiente salubre e il diritto alla salute viene prima di ogni altro diritto costituzionale, anche economico. 14.30, di nuovo in pista! In piedi, pronti a disobbedire e a marciare compatti verso i Giardini Margherita. Fa freddo e la strada è tortuosa. Percorriamo i portici di S. Stefano urlando slogan tra i passanti divertiti. Non ci fermerete! Il nuovo obiettivo della disobbedienza sociale è la Centralina Enel in costruzione nel parco, posizionata a 10 metri da una scuola elementare. Urliamo appelli. Siamo nel parco. Il corteo si infoltisce. Le signore e i ragazzi del giardino decidono di seguirci; alcuni dei Comitati Antismog sono con noi in prima linea, entusiasti. E’ una marcia allegra, vivace. Urliamo “SOLLEVIAMO LE CHIAVI INGLESI, SMONTIAMOLA”, ma è solo uno scherzo. Il corteo scandisce lo slogan “DI-SO-BBE-DI-RE!” e la parola d’ordine “SMONTIAMOLA”. Si è formato un corteo di 200 persone. Facciamo una sosta anche di fianco alla famosa “Mongolfiera”, simbolo della cementificazione e della privatizzazione del parco pubblico. Partono slogan contro l’inquinamento. Ma andiamo! Davanti alla cabina dell’Enel c’è una scuola elementare su cui spicca uno striscione. NO ALLA GUERRA!. Tutti sorridono. Si ripete lo spettacolo delle danzatrici afro e col megafono spieghiamo i perché della disobbedienza: ”Questa cabina dell’alta tensione uccide, ucciderà questi bambini”… “L’esposizione ai campi elettromagnetici possono gravemente danneggiare il nostro sistema immunitario e procurare malattie cancerogene e leucemie. Molti di questi impianti non sono stati ritenuti idonei dalle autorità competenti, ma il Comune di Bologna si rifiuta di adempiere al proprio dovere e addirittura ne autorizza la costruzione di altri. Noi disobbediremo. Il diritto alla salute è un diritto di tutti”. Sono stati accesi fumogeni colorati. Parte l’attacco. Una folla divertita si tiene per anno inneggiando all’attacco, “attacco-attacco-attacco  psichico-tensione!”. Partono fuochi d’artificio e botti tra l’euforia dei bambini.  “Questo atto è un atto simbolico. Vuole essere un monito per chi costruisci non rispettando la salute pubblica! Non vogliamo essere costretti, domani, a smantellare la centralina con le nostre mani. Che le autorità competenti prendano provvedimenti!”. La scritta “Assassini, questa centralina uccide!” capeggia sul cantiere. Sono le 16.00. Usciamo dai Giardini Margherita divertiti, e lasciando con un palmo di naso le forze dell’ordine che trafelate non comprendono cosa sia accaduto. 

Il livellamento verso il basso, il peggioramento della qualità della vita, l’arroganza con la quale la politica tratta i cittadini è la conseguenza dell’espropiazione del potere e della ricchezza che subiscono le comunità. Qualsiasi “programma di sviluppo” non può prescindere dal dare ascolto alle necessità e ai bisogni dei cittadini. Questo è stata la Giornata della Disobbedienza Sociale a Bologna. E’ un momento e un inizio, per dare forza  all’azione collettiva dei cittadini. Vogliamo creare momenti comuni e strumenti collettivi per mezzo dei quali le persone possano agire per un’idea di sviluppo in grado di soddisfare i propri bisogni. Le strategie della politica, degli enti bancari, delle grandi imprese, degli attori economici  privati e pubblici devono rendere conto delle proprie azioni alla collettività, al “bene comune”, ai cittadini.

La giornata del 17 novembre è stata anche questo.

Antonio Amorosi dei VERDI disobbedienti

IL CONSIGLIO REGIONALE DELL’ EMILIA-ROMAGNA  TORNA ALL'INIZIO
RIAFFERMA con forza l’esecrazione per ogni atto di terrorismo e la solidarietà con il popolo e le istituzioni degli Stati Uniti per gli attacchi dello scorso 11 settembre;
ESPRIME la piena e sincera solidarietà agli Stati Uniti da ribadire con la massima determinazione e con essa l’assoluta priorità di individuare, catturare e punire i terroristi;
CONDANNA ogni manifestazione tesa all’incitamento all’odio antiamericano e/o antiislamico;
Inoltre considerato che:
  • l’uso della forza ed il ricorso all’autodifesa sono sanciti dal diritto internazionale e dall’articolo 51 della Carta dell’ONU e sono quindi principi irrinunciabili, ma tuttavia sottoposti dalla stessa Carta a talune condizioni e limiti;
  • il regime dei Talebani non è il governo legittimo dell’Afganistan, ed è stato già condannato dalla comunità internazionale per le costanti violazioni dei diritti umani, a partire da quelli delle donne;
  • dalla coraggiosa resistenza e lotta delle donne afghane contro l’integralismo fondamentalista ed autoritario dipende gran parte del futuro democratico di questo come di altri paesi islamici;
  • è dovere imprescindibile per la comunità internazionale prendere tutte le misure necessarie a garantire la sicurezza ed il rispetto dei diritti umani fondamentali per la popolazione afghana  ed i profughi e l’impegno per la soluzione della gravissima emergenza umanitaria  nelle zone ai confini dell’Afghanistan, per la quale si esprime grande preoccupazione;
Inoltre valutato che:
  • gli atti di terrorismo di New York e Washington vanno intesi come atti contro l’umanità e pertanto che ogni azione di forza debba essere conforme alle Convenzioni antiterrorismo delle Nazioni Unite  ed  alle risoluzioni del consiglio di sicurezza e mirata esclusivamente alla consegna alla giustizia degli autori, corresponsabili ed organizzatori dei crimini in questione;
  • il ricorso all’art.5 NATO, dapprima annunciato come operazione di solidarietà politica, si sta trasformando in strumento di legittimazione per una azione militare su larga scala che si configura come atto di guerra, con i bombardamenti su varie città Afghane, che rischiano di proseguire a tempo indeterminato;
  • sussiste il rischio di una militarizzazione diffusa e di un conflitto a bassa intensità con durata ed obbiettivi indefiniti che potrebbero attraversare tutti i paesi islamici e non, accusati a rotazione di ospitare basi terroristiche, e che potrebbe essere utilizzato per risolvere militarmente conflitti interni quali quello Ceceno o quello in Xinjiang;
  • l’acutizzarsi del conflitto con nuove distruzioni, nuove vittime e nuove violenze anziché sradicare il terrorismo può alimentarlo ulteriormente innescando una spirale di terrore dagli esiti imprevedibili;
  • come già verificato in precedenti occasioni, il ricorso ai cosi detti “bombardamenti chirurgici” non assicura in alcun modo che obbiettivi civili non vengano colpiti creando morte e distruzione tra la popolazione come avvenuto nei giorni scorsi col bombardamento di un piccolo villaggio, dell’agenzia dell’ONU per lo sminamento del territorio e del deposito della Croce Rossa Internazionale;
  • è in atto una mobilitazione delle forze democratiche della società civile per sradicare il terrorismo e costruire la pace contro la guerra, che ha avuto come momento particolarmente significativo la marcia Perugia –Assisi,
chiede al Governo Italiano di :
  • adoperarsi con ogni mezzo per una soluzione politica del conflitto in corso che consenta la cattura, la consegna alla giustizia e la punizione dei terroristi, e quindi chiedere la cessazione immediata dei bombardamenti sull’Afganistan, salvaguardando la popolazione civile, onde evitare l’estendersi del conflitto che è l’obiettivo degli stessi terroristi;
  • sollecita il Governo Italiano a :
  • rilanciare l’iniziativa diplomatica euromediterranea, accelerando il processo di partenariato Euro-Mediterraneo di allargamento dell’Unione;
  • adoperarsi affinché venga permessa una presenza sul territorio della Croce Rossa Internazionale e vengano sostenute le attività e le iniziative delle varie ONG umanitarie internazionali presenti al momento in Afghanistan;
  • sostenere un maggior coinvolgimento dell’UE in sede decisionale strategica, il raggiungimento di un effettivo sistema di difesa e sicurezza comune dell’Europa, ed una riforma delle Nazioni Unite che consenta un reale coinvolgimento di tutti i paesi sulla base dei mutati equilibri mondiali e riconosca il diritto alla pace ed alla giustizia per tutti i popoli del mondo;
  • intraprendere una iniziativa a livello comunitario al fine di migliorare la cooperazione tra forze di polizia e di “intelligence” dei paesi membri, a condizione che vengano tutelate le libertà ed i diritti civili;
  • continuare la via del dialogo e della trattativa per giungere ad una soluzione del conflitto nell’area medio-orientale che veda finalmente la nascita di uno stato Palestinese e garantisca la sicurezza dello Stato di Israele, e la rimozione dell’embargo all’Iraq;
  • lanciare una iniziativa diplomatica su scala internazionale affinché si giunga alla ratifica immediata della Convenzione istitutiva del Tribunale Penale Internazionale ed un allargamento del suo mandato affinché vengano inclusi atti di terrorismo, a nuove misure per il disarmo nucleare a la riduzione, controllo e prevenzione dei traffici di sostanze nucleari e tossiche e del commercio di armi e stupefacenti, a misure  stringenti ed effettive di controllo e trasparenza sui mercati finanziari internazionali in particolare sulle speculazioni finanziarie ed i paradisi fiscali;
  • riaffermare l’impegno per il dialogo interculturale ed interreligioso, dando seguito alla decisione del Parlamento Europeo di istituire nei prossimi mesi un Forum permanente con il mondo islamico ed a rilasciare le cooperazione allo sviluppo con i paesi impoveriti, a partire dalla prossima Conferenza ONU su Finanza e Sviluppo nel marzo 2002. 
Daniela GUERRA                                                                                  Rocco GIACOMINO