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DOCUMENTI
VERDI
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| GRUPPO
CONSILIARE |
Regione
E-R |
| Capogruppo |
DANIELA GUERRA |
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| VERDI
disobbedienti DI BOLOGNA |
| ANTONIO AMOROSI |
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| VERDI
disobbedienti DI BOLOGNA |
| ANTONIO AMOROSI e
DAVIDE CALIGIURI |
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| DISCORSO DEI VERDI disobbedienti
DI BOLOGNA PER IL CONGRESSO NAZIONALE
RICOMINCIO DAI VERDI - Pensare senza agire è inutile
- Agire senza pensare è pericoloso
La nostra generazione ha atteso cent’anni per un cambiamento
sociale profondo: le nuove generazioni lo vogliono subito. Troviamo un
tempo ragionevole: dieci anni (Giuliano Giuliani)
Cittadini lontani dalle organizzazioni partitiche e istituzionali,
attivi nella società civile, nella cooperazione sociale, nell’associazionismo
di base, accomunati dalla sensibilità alle tematiche ambientali
e della qualità della vita e dei diritti umani e per una nuova distribuzione
delle ricchezze, hanno deciso, all’indomani della scomparsa della rappresentanza
politica dei bisogni, delle necessità e dei sogni dei cittadini,
di scommettere e ripensare radicalmente le fondamenta dei luoghi, delle
forme e delle pratiche di un pensiero eco-logico e sociale per il futuro
di questa umanità. La crisi economica degli ultimi tragici mesi
era iscritta nel dna del nostro sistema politico di sviluppo. E non serve
una palla di vetro per scoprire che questo sistema economico è in
crisi. Il capitalismo è sempre, è strutturalmente in crisi.
L’establishment dirigenziale del mondo non ha altro modo e idee per risolverla
che attraverso lo strumento della guerra. Negli ultimi 10 anni è
stato inventato, per ogni occasione di crisi, un oleogramma di nemico,
ad hoc. Bin Laden è sicuramente il più riuscito di questa
spaventosa serie. Tutti noi sappiamo che questo establishment non è
soltanto l’America, è molto di più e molto oltre: l’Impero.
Sono gli interessi economici e politici degli inglesi,
degli israeliani e degli arabi, è la Bank of America che capitalizza
gli averi di bin Laden, è il Pakistan che valorizza l’eroina attraverso
la Central Bank, sono gli interessi finanziari, militari ed economici di
chi divide il mondo in pezzi e ne distrugge ogni possibilità di
sviluppo. E la strage di New York del 11 settembre ha accelerato questo
processo già in atto in uno scenario geopolitico già in continuo
e accelerato mutamento. Questa strage sancisce un fatto nuovo, un passaggio
sostanziale, epocale, interno alla nostra società occidentale, di
dominatori della globalizzazione: la fine del concetto di sovranità
e la fine del concetto Stato-Nazione, così come li avevamo conosciuti
prima d’ora. Non a caso guerre di portata strategica sono esplose in Paesi,
vedi Yugoslavia e Afghanistan, in cui lo Stato-Nazione era una pura invenzione,
costruzione e organizzazione degli equilibri economici della fine dell’ottocento.
Ben lontani dovremmo percorrere le vie di questa tragica storia ed arrivare
alle strategie che hanno segnato i confini di interi continenti come l’Africa
e l’Asia (e ne sono un esempio la storia degli inglesi in Afghanistan).
Mentre in passato gli equilibri mondiali erano giocati
dalla supremazia della potenza americana attraverso tentacoli che prendevano
i nomi di CIA, organizzazioni economiche multinazionali, mafia, lobby degli
armamenti, dopo l’11 settembre si ha la netta impressione di un cambio
strutturale di direzione: che gli Stati Uniti d’America non siano più
in grado di controllare e gestire il processo di sviluppo mondiale. Vedi
le falle del controllo aereo che hanno prodotto le stragi dell’11 settembre,
vedi l’ingresso dei Mujahidin a Kabul o il rifiuto che questi ultimi, hanno
manifestato in questi giorni, di fare entrare i soldati americani sul territorio
afgano. Per l’Occidente è tramontato un paradigma generale. E’ finita
la “società aperta” e del “diritto di cittadinanza”, è finita
la favola occidentale della “globalizzazione e lo sviluppo dal volto umano”.
Fino ad oggi la democrazia borghese, anche nelle sue feroci contraddizioni,
aveva garantito nei Paesi occidentali una società aperta e un diritto
di cittadinanza. Nello sviluppo degli ultimi anni la globalizzazione ha
ingigantito a dismisura tutti i processi costruttivi e distruttivi di questo
sistema mondiale. Oggi, le establishments della Terra, non sono più
in grado di garantire questa pur misera democrazia occidentale, e per questo
avanzano un processo radicale di militarizzazione della vita civile e sociale.
Ne sono un esempio lampante il G8 di Genova, le leggi inglesi, tedesche,
canadesi, americane ed italiane sulla sicurezza dal “terrorismo”, la fine
di ogni “diritto internazionale” conosciuto, la fine degli organismi giuridici
di controllo mondiale. Ma non dobbiamo essere vittime di questo scenario
terrorizzante. Oggi siamo chiamati a una nuova battaglia per la salvezza
dell’umanità. E non ci possono essere tentennamenti, non ci possono
essere incertezze, perché l’invito alla democrazia è un invito
netto ad una scelta di campo. Solo la vittoria di questa lotta può
consentirci di immaginare e ripensare un altro mondo possibile.
Se la guerra in Kossovo ha sancito l’inadeguatezza politica
e la fine storica della socialdemocrazia europea, perché un’idealità
socialista non può sostenere una guerra dove gli interessi economici
sono i principi fondanti di colonizzazione e di controllo. Se le ultime
tornate elettorali in Italia hanno definitivamente mostrato una sinistra
a pezzi, marginalizzata ad un complesso di coalizione del 25%, quando in
Italia nei decenni precedenti la sinistra (socialisti+comunisti) si attestava
intorno ai 48%. Se la missione storica del PCI-DS si è definitivamente
conclusa, chiudendo simbolicamente una fase politica con l’entrata di un
ex-comunista alla presidenza del consiglio di questo Paese, svendendo tutto
il patrimonio culturale e sociale accumulato dalle lotte affermatesi dal
dopoguerra. Se la Sinistra Rivoluzionaria, nei suoi soggetti più
innovativi, ha definitivamente portato a termine la sua missione: fare
esplodere ed evidenziare le contraddizioni sottese dal ruolo portante della
sinistra storica: contenere, bloccare, i soggetti produttivi, sia vecchi
che emergenti della società italiana e imbrigliare il conflitto
sociale. Noi dobbiamo ripartire da Genova, adesso. Genova, quel simbolo
che il nostro Paese ha riconosciuto, nell’ultimo secolo, come capitale
delle lotte sociali. Quel simbolo della continuità storica che va
dal 1900, gli scioperi rivoluzionari e sindacali contro Saracco, alle rivolte
popolari del 1960, che imposero la caduta del governo Tambroni, fino alla
Genova del G8, del nostro presente e futuro; quella delle centinaia di
migliaia di persone che hanno sognato un mondo senza sfruttamento dell’uomo
sull’uomo e dell’uomo sulla natura. Nella moltitudine, protagonista del
nuovo scenario della globalizzazione che in Italia ha preso forma nelle
giornate contro il G8, nella marcia Perugia-Assisi, nei 150 mila del 10
novembre a Roma contro la guerra, leggiamo, e solo in quella vediamo, le
fondamenta e le strade per la costruzione di un nuovo futuro: un soggetto
politico possibile.
Nella strage di New York, nella guerra globalizzata, nelle
catastrofi umane dei nostri giorni, nella spaventosa incapacità
che l’uomo ha di gestire gli eventi naturali, se non addirittura la disumana
capacità di provocare catastrofi ambientali, leggiamo anche
la morte definitiva di quello che è stata la Weltanschauung sociale
degli ultimi decenni: il paradigma globale securitario; quel paradigma
della sicurezza, quel paradigma reazionario che nei decenni ha tradotto
i luoghi specifici della privazione, il carcere, il manicomio, l’istituzione
totale, ecc…, in vero e proprio modello sociale diffuso, e trasformato
le metropoli mondiali in luoghi di controllo generalizzato. Oggi, definitivamente,
una società organizzata secondo questo paradigma non è più
credibile. Perché tutti gli eventi dei nostri giorni minano la forma
e la sostanza di questa rappresentazione del mondo. Non esiste e non può
più
esistere un monarca politico che sappia controllare e
gestire il processo di globalizzazione, e non possiamo più nemmeno
crederci.
Dire, come fanno in tanti, né con Bush né
con bin Laden è affermare il nulla.
Bush e bin Laden sono le due facce dello stesso dollaro,
quel dollaro che non ha più credibilità, che non riesce più
a comprare le nostre vite e con noi le vite di milioni di persone. Entrambi
occupano lo stesso lo spazio, la stessa ideologia, la stessa idea di umanità.
E’ l’idea di una perfezione e di un ordine mentale e materiale.
La sola, abissale differenza, tra le due figure sta nella
musa ispiratrice; da una parte la scienza e le tecnologie (vedi le biotecnologie
e gli organismi geneticamente modificati) e dall’altra la figura salvifica
di un dio superiore (Allah).
Noi siamo portatori di un’altra idea dell’umanità,
un’idea di movimento, di dinamicità, dove le differenze e
le imperfezione sono l’unica sostanziale ricchezza dell’uomo.
Siamo la nuova coscienza, quella che si è accumulata
attraverso le lotte sociali e civili di questi anni, dove il bene comune
è divenuto, nella vita come nella produzione, l’unico elemento decisivo.
Più di quanto possano esserlo il “privato” e il “nazionale”. Solo
il “bene comune” è infatti contro l'Impero. Come indica il movimento
che va da Seattle al 10 novembre di Roma, il “bene comune” è la
“qualità della vita”.
Il MOVIMENTO DEI VERDI può dare un grande contributo
a questa battaglia e rimettersi al centro della partita politica italiana.
Un processo di trasformazione sociale è possibile
quando chi governa non è più in grado di governare e quando
chi è governato non può più accettare di essere governato,
così. La storia del nostro Paese ci rammenta che questa prima condizione
vige da anni, nel rapporto di crisi, nel rapporto di sfiducia che il “popolo”
ha con le istituzioni. Ma i cittadini potevano ancora sopportare, potevano
ancora accettare di subire questo dominio. Oggi è venuto definitivamente
un tempo potente, di cambiamenti profondi, un tempo in cui questa condizione
non vige più, un tempo in cui i cittadini non possono più
accettare di essere governati, così. Per questo i VERDI devono inserirsi
in una dimensione nuova. Quella di una sinistra che va ricreata, rivissuta
totalmente, nelle sue idee e nel cuore della sua comunità. E i 200
Social Forum nati in Italia, nelle maggiori città, sono l’embrione
e il laboratorio di questa dimensione, per una sinistra che risolva i bisogni
materiali e concreti dei cittadini del mondo.
Solo questo è il futuro.
Antonio Amorosi e Davide Caligiuri
VERDI disobbedienti di Bologna |
17 novembre 2001giornata
nazionale della disobbedienza sociale TORNA
ALL'INIZIO
Viviamo in un mondo in cui le persone sono poste inspietata
concorrenza fra loro, in lotta; per offrire ad imprese globali, salari
e costi ambientali sempre più convenienti. Un mondo che devasta
le nostre vite, i nostri sogni, i nostri territori. Continuiamo a
vivere in una società che per anni ha parlato di “civiltà
occidentale” e di aiuti a un “Terzo Mondo arretrato e crudele”. Per anni,
lontano e vicino alle nostre case, abbiamo sentito parlare di guerre barbare,
di “politiche di sviluppo umanitario”, di un umanità in via di emancipazione
da colonizzare, da salvare. Anche in Afghanistan, nel bacino minerario
e petrolifero più grande del mondo, si svolgeva fino a poco tempo
fa uno di queste “azioni di sviluppo”. Era una guerra. Una delle tante.
Una delle guerre più sanguinose dei nostri tempi e di cui le più
importanti potenze economico-militari del pianeta si sono rese responsabili.
Una guerra che ha completamente prostrato la società civile afgana,
e in 25 anni ha ridotto un Paese in via di sviluppo in un Paese del Medioevo
(da 25 milioni di abitanti del 1977 agli 8 odierni). Ma la strage
dell’11 settembre ha mutato drasticamente lo scenario. Dobbiamo dirlo.
E’ forse questo un evento che ha sancisce la fine di un epoca e l’inizio
di un’altra. Non perché esistano società di serie A e di
serie B, morti di prima classe o di seconda. L’occidente bianco è
responsabili di centinaia di stragi efferate, colpi di strato, guerre terribili
in tantissimi Paesi della Terra. Ma questa strage sancisce un fatto nuovo,
un passaggio sostanziale, interno alla nostra società occidentale,
di dominatori della globalizzazione: la fine del concetto di sovranità
e la fine del concetto Stato-Nazione, così come li avevamo conosciuti
prima d’ora. Per l’Occidente è forse tramontato un paradigma generale.
Quello della “società aperta” e del “diritto di cittadinanza”, quello
della “globalizzazione dal volto umano”e degli “aggiustamenti economici
strutturali”. Si apre un nuovo scenario. Un crimine contro l’umanità,
una strage, un atto terroristico, viene definito "atto di guerra" per cancellare
ogni procedura normale. Le regole consolidate vengono cancellate, lo scenario
di riferimento tradizionale, dopo l’11 settembre, è venuto a mancare.
La possibilità che popolazioni inermi divengano obiettivo militare
diventa però una certezza Questo è l’ Impero. Quello
che ha deciso di spalancare sul mondo un baratro e di alzare vertiginosamente
il tiro e di sostenerlo. Da noi, in occidente, vige la disciplina della
sicurezza. Chi non ci sta o dissente è un terrorista o sta dalla
parte dei terroristi. L’effetto immediato è la militarizzazione
della vita sociale e civile e la riduzione degli gli spazi di democrazia,
per tutti. La resistenza allo scenario di guerra permanente è
la resistenza a questo Impero. Combattere la nuova economia mondiale e
le sue guerre interne oggi vuol dire partire dall’insieme dei problemi
dei cittadini, dai desideri e dalle speranze di milioni di persone che
aspirano ad una vita degna e che non si riconoscono in nessuna delle parti
in guerra. Una guerra “interna” al sistema neoliberista e gestita da fazioni
rivali. Disobbedire alla propaganda e alle lobby armate dell’energie
e del petrolio vuol dire riaffrontare i problemi reali di chi abita le
città .Disobbedienza sociale sui territori vuol dire applicare con
forza ogni diritto di cittadinanza negato e non lasciare irrisolte le questioni
cruciali del vivere comune. Come VERDI – disobbedienti, insieme a
gruppi e collettivi, abbiamo deciso di promuovere con forza la “Giornata
Nazionale della Disobbedienza Sociale”, e di manifestare il 17 novembre
a Bologna. La Giunta Guazzaloca tratta con arroganza e disprezzo i cittadini
di Bologna. Tanti e palpabili sono i problemi reali. L’inquinamento
ambientale a Bologna è una vera emergenza, l’aria è irrespirabile:
è devastata da inquinanti come benzene, polveri fini, idrocarburi
policiclici, e tanti altri di cui non si conosce nemmeno gli effetti sugli
esseri viventi. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha indicato
l’inquinamento tra le principali cause di morte per i bolognesi al di sopra
dei 30 anni. Sono allarmanti i dati dei rilievi fatti su volontari, operatori
del traffico urbano: aumento esponenziale delle malattie polmonari e respiratorie.
Sono le 11.00. E’ una giornata di sole. Come Verdi abbiamo già partecipato
attivamente all’azione di disobbedienza in Strada Maggiore, davanti alla
facoltà di Scienze Politiche. Con il Collettivo Co-scienze Politiche,
i Comitati antismog, il Gruppo di lavoro Consumo-Critico del BSF, un gruppo
di ballerini-bulgari e cittadini sparsi. Tutti insieme, abbiamo disegnato
come strisce pedonali simboli di pace e le abbiamo attraversate. Siamo
in piazza Aldrovandi. Sono le 11.30. Siamo circa 300 persone. Si aprono
le danze. “Disobbedire!- Azione contro l’inquinamento urbano”. Un
gruppo di 30 ragazze vestite di rosso si posiziona nella piazza, rigorosamente
aperta al traffico. E’ un gruppo di Danza-Afro ad iniziare le esibizioni.
(lo dirige l’antropologa e ricercatrice Cristiana Natali). Rappresentano
la nostra società globale, da una parte i Paesi privilegiati, dall’altra
i Paesi del Terzo Mondo. C’è una guerra in corso, una guerra per
il petrolio e l’energia . L’energia, la solida ragione economica che sta
dietro questa ignobile guerra, non bin Laden. Quell’energia che trasformiamo
anche in gas di scarico letale, in cibi avvelenati, benzene o amianto.
Mentre ci affrettiamo negli inutili stress della vita quotidiana, nella
camera a gas di questa città, le popolazioni dell’Afghanistan vengono
sterminate. Lo spettacolo termina e le protagoniste cadono a terra. Tutti
i manifestanti si stendono. Siamo morti, morti per l’inquinamento. Quei
morti sono i morti che la Giunta Guazzaloca fa dal primo giorno del
suo insediamento. Sono morti silenziose, morti stupide, morti inutili:
non applicando la sentenza del 21 luglio2001 del Giudice Ciccone (Tribunale
Civile di Bologna), che sancisce la chiusura del centro storico al traffico.
Sono le 13.00. La performance è riuscita. Abbiamo disobbedito rendendo
attuativa l’ordinanza un giudice responsabile e liberando piazza Aldrovandi.
La piazza viene chiusa al traffico. La sentenza del Giudice Ciccone
stabilisce che il diritto ad un ambiente salubre e il diritto alla salute
viene prima di ogni altro diritto costituzionale, anche economico. 14.30,
di nuovo in pista! In piedi, pronti a disobbedire e a marciare compatti
verso i Giardini Margherita. Fa freddo e la strada è tortuosa. Percorriamo
i portici di S. Stefano urlando slogan tra i passanti divertiti. Non ci
fermerete! Il nuovo obiettivo della disobbedienza sociale è la Centralina
Enel in costruzione nel parco, posizionata a 10 metri da una scuola elementare.
Urliamo appelli. Siamo nel parco. Il corteo si infoltisce. Le signore e
i ragazzi del giardino decidono di seguirci; alcuni dei Comitati Antismog
sono con noi in prima linea, entusiasti. E’ una marcia allegra, vivace.
Urliamo “SOLLEVIAMO LE CHIAVI INGLESI, SMONTIAMOLA”, ma è solo uno
scherzo. Il corteo scandisce lo slogan “DI-SO-BBE-DI-RE!” e la parola d’ordine
“SMONTIAMOLA”. Si è formato un corteo di 200 persone. Facciamo una
sosta anche di fianco alla famosa “Mongolfiera”, simbolo della cementificazione
e della privatizzazione del parco pubblico. Partono slogan contro l’inquinamento.
Ma andiamo! Davanti alla cabina dell’Enel c’è una scuola elementare
su cui spicca uno striscione. NO ALLA GUERRA!. Tutti sorridono. Si ripete
lo spettacolo delle danzatrici afro e col megafono spieghiamo i perché
della disobbedienza: ”Questa cabina dell’alta tensione uccide, ucciderà
questi bambini”… “L’esposizione ai campi elettromagnetici possono gravemente
danneggiare il nostro sistema immunitario e procurare malattie cancerogene
e leucemie. Molti di questi impianti non sono stati ritenuti idonei dalle
autorità competenti, ma il Comune di Bologna si rifiuta di adempiere
al proprio dovere e addirittura ne autorizza la costruzione di altri. Noi
disobbediremo. Il diritto alla salute è un diritto di tutti”. Sono
stati accesi fumogeni colorati. Parte l’attacco. Una folla divertita si
tiene per anno inneggiando all’attacco, “attacco-attacco-attacco
psichico-tensione!”. Partono fuochi d’artificio e botti tra l’euforia dei
bambini. “Questo atto è un atto simbolico. Vuole essere un
monito per chi costruisci non rispettando la salute pubblica! Non vogliamo
essere costretti, domani, a smantellare la centralina con le nostre mani.
Che le autorità competenti prendano provvedimenti!”. La scritta
“Assassini, questa centralina uccide!” capeggia sul cantiere. Sono le 16.00.
Usciamo dai Giardini Margherita divertiti, e lasciando con un palmo di
naso le forze dell’ordine che trafelate non comprendono cosa sia accaduto.
Il livellamento verso il basso, il peggioramento della
qualità della vita, l’arroganza con la quale la politica tratta
i cittadini è la conseguenza dell’espropiazione del potere e della
ricchezza che subiscono le comunità. Qualsiasi “programma di sviluppo”
non può prescindere dal dare ascolto alle necessità e ai
bisogni dei cittadini. Questo è stata la Giornata della Disobbedienza
Sociale a Bologna. E’ un momento e un inizio, per dare forza all’azione
collettiva dei cittadini. Vogliamo creare momenti comuni e strumenti collettivi
per mezzo dei quali le persone possano agire per un’idea di sviluppo in
grado di soddisfare i propri bisogni. Le strategie della politica, degli
enti bancari, delle grandi imprese, degli attori economici privati
e pubblici devono rendere conto delle proprie azioni alla collettività,
al “bene comune”, ai cittadini.
La giornata del 17 novembre è stata anche questo.
Antonio Amorosi dei VERDI disobbedienti |
IL CONSIGLIO
REGIONALE DELL’ EMILIA-ROMAGNA TORNA
ALL'INIZIO
RIAFFERMA con forza l’esecrazione per ogni atto di terrorismo
e la solidarietà con il popolo e le istituzioni degli Stati Uniti
per gli attacchi dello scorso 11 settembre;
ESPRIME la piena e sincera solidarietà agli Stati
Uniti da ribadire con la massima determinazione e con essa l’assoluta priorità
di individuare, catturare e punire i terroristi;
CONDANNA ogni manifestazione tesa all’incitamento all’odio
antiamericano e/o antiislamico;
Inoltre considerato che:
-
l’uso della forza ed il ricorso all’autodifesa sono sanciti
dal diritto internazionale e dall’articolo 51 della Carta dell’ONU e sono
quindi principi irrinunciabili, ma tuttavia sottoposti dalla stessa Carta
a talune condizioni e limiti;
-
il regime dei Talebani non è il governo legittimo
dell’Afganistan, ed è stato già condannato dalla comunità
internazionale per le costanti violazioni dei diritti umani, a partire
da quelli delle donne;
-
dalla coraggiosa resistenza e lotta delle donne afghane contro
l’integralismo fondamentalista ed autoritario dipende gran parte del futuro
democratico di questo come di altri paesi islamici;
-
è dovere imprescindibile per la comunità internazionale
prendere tutte le misure necessarie a garantire la sicurezza ed il rispetto
dei diritti umani fondamentali per la popolazione afghana ed i profughi
e l’impegno per la soluzione della gravissima emergenza umanitaria
nelle zone ai confini dell’Afghanistan, per la quale si esprime grande
preoccupazione;
Inoltre valutato che:
-
gli atti di terrorismo di New York e Washington vanno intesi
come atti contro l’umanità e pertanto che ogni azione di forza debba
essere conforme alle Convenzioni antiterrorismo delle Nazioni Unite
ed alle risoluzioni del consiglio di sicurezza e mirata esclusivamente
alla consegna alla giustizia degli autori, corresponsabili ed organizzatori
dei crimini in questione;
-
il ricorso all’art.5 NATO, dapprima annunciato come operazione
di solidarietà politica, si sta trasformando in strumento di legittimazione
per una azione militare su larga scala che si configura come atto di guerra,
con i bombardamenti su varie città Afghane, che rischiano di proseguire
a tempo indeterminato;
-
sussiste il rischio di una militarizzazione diffusa e di
un conflitto a bassa intensità con durata ed obbiettivi indefiniti
che potrebbero attraversare tutti i paesi islamici e non, accusati a rotazione
di ospitare basi terroristiche, e che potrebbe essere utilizzato per risolvere
militarmente conflitti interni quali quello Ceceno o quello in Xinjiang;
-
l’acutizzarsi del conflitto con nuove distruzioni, nuove
vittime e nuove violenze anziché sradicare il terrorismo può
alimentarlo ulteriormente innescando una spirale di terrore dagli esiti
imprevedibili;
-
come già verificato in precedenti occasioni, il ricorso
ai cosi detti “bombardamenti chirurgici” non assicura in alcun modo che
obbiettivi civili non vengano colpiti creando morte e distruzione tra la
popolazione come avvenuto nei giorni scorsi col bombardamento di un piccolo
villaggio, dell’agenzia dell’ONU per lo sminamento del territorio e del
deposito della Croce Rossa Internazionale;
-
è in atto una mobilitazione delle forze democratiche
della società civile per sradicare il terrorismo e costruire la
pace contro la guerra, che ha avuto come momento particolarmente significativo
la marcia Perugia –Assisi,
chiede al Governo Italiano di :
-
adoperarsi con ogni mezzo per una soluzione politica del
conflitto in corso che consenta la cattura, la consegna alla giustizia
e la punizione dei terroristi, e quindi chiedere la cessazione immediata
dei bombardamenti sull’Afganistan, salvaguardando la popolazione civile,
onde evitare l’estendersi del conflitto che è l’obiettivo degli
stessi terroristi;
-
sollecita il Governo Italiano a :
-
rilanciare l’iniziativa diplomatica euromediterranea, accelerando
il processo di partenariato Euro-Mediterraneo di allargamento dell’Unione;
-
adoperarsi affinché venga permessa una presenza sul
territorio della Croce Rossa Internazionale e vengano sostenute le attività
e le iniziative delle varie ONG umanitarie internazionali presenti al momento
in Afghanistan;
-
sostenere un maggior coinvolgimento dell’UE in sede decisionale
strategica, il raggiungimento di un effettivo sistema di difesa e sicurezza
comune dell’Europa, ed una riforma delle Nazioni Unite che consenta un
reale coinvolgimento di tutti i paesi sulla base dei mutati equilibri mondiali
e riconosca il diritto alla pace ed alla giustizia per tutti i popoli del
mondo;
-
intraprendere una iniziativa a livello comunitario al fine
di migliorare la cooperazione tra forze di polizia e di “intelligence”
dei paesi membri, a condizione che vengano tutelate le libertà ed
i diritti civili;
-
continuare la via del dialogo e della trattativa per giungere
ad una soluzione del conflitto nell’area medio-orientale che veda finalmente
la nascita di uno stato Palestinese e garantisca la sicurezza dello Stato
di Israele, e la rimozione dell’embargo all’Iraq;
-
lanciare una iniziativa diplomatica su scala internazionale
affinché si giunga alla ratifica immediata della Convenzione istitutiva
del Tribunale Penale Internazionale ed un allargamento del suo mandato
affinché vengano inclusi atti di terrorismo, a nuove misure per
il disarmo nucleare a la riduzione, controllo e prevenzione dei traffici
di sostanze nucleari e tossiche e del commercio di armi e stupefacenti,
a misure stringenti ed effettive di controllo e trasparenza sui mercati
finanziari internazionali in particolare sulle speculazioni finanziarie
ed i paradisi fiscali;
-
riaffermare l’impegno per il dialogo interculturale ed interreligioso,
dando seguito alla decisione del Parlamento Europeo di istituire nei prossimi
mesi un Forum permanente con il mondo islamico ed a rilasciare le cooperazione
allo sviluppo con i paesi impoveriti, a partire dalla prossima Conferenza
ONU su Finanza e Sviluppo nel marzo 2002.
Daniela GUERRA
Rocco GIACOMINO |
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