Sito del Forum Elettrosmog Verdi Toscani realizzato
in collaborazione con il Coordinamento Nazionale dei Comitati contro l'Elettrosmog
www.verdinrete.it/ondakiller - sito attivo dal 1999 - Redazione |
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Trascrizione
dell'intervento del Magistrato Felice Casson
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21 luglio 2000 - Incontro a Mercatale - S. Casciano (FI) altri documenti
collegati
Trascrizione a cura di Franca Marsili Libelli - revisione a cura di Mario Martelli
- Coordinamento
nazionale per la tutela dai campi elettromagnetici -
Toscana «Innanzi tutto do la buonasera a tutti quanti e in particolare agli amici di Mercatale, che rivedo sempre con molto piacere quando mi capita di essere invitato a partecipare ad incontri qui alla Casa del Popolo. Visto che sono stato presentato come magistrato impegnato in processi penali pendenti, devo dire subito che di questo non parlerò, perché ovviamente non posso farlo. Voglio invece dire che come magistrato mi trovo piuttosto a disagio a dover parlare, in particolare, di materia ambientale, perché questa, a mio parere, non dovrebbe mai essere affrontata da un magistrato. È una materia che non dovrebbe mai avere a che fare con i tribunali, con le Procure della Repubblica, perché è un tema che dovrebbe essere affrontato prima dal potere politico centrale e dalle amministrazioni locali con delle regole e delle norme, che devono essere imposte alle aziende, qualsiasi tipo di aziende siano. Per questo ritengo che sia necessario, per l'elettrosmog inteso in senso lato, ma anche più in generale per la materia ambientale, tenere separato quello che è il piano della politica da quello che è il piano della magistratura, perché diverse sono le logiche e le finalità della politica e della magistratura. Far politica nel senso migliore, nell’accezione migliore del termine, dovrebbe significare far l’interesse del cittadino e della collettività e quindi prevenire i mali che possono derivare, al singolo od ad una collettività, da attività economiche e da attività di qualsiasi tipo. Il compito della magistratura è diverso perché, per definizione, questa ha un potere punitivo ed interviene quando una situazione patologica e grave si è già creata e ci sono già, per dire brutalmente le cose, i morti ed i malati. Si cerca allora di porre rimedio ad una situazione grave, che sia stata già causata da qualcun altro. Fatto è che spesso succede che lì dove la politica non esercita il suo compito di prevenire, di fare gli interessi della collettività, si crea un vuoto che altri poteri istituzionali, volutamente o meno, vanno a riempire. Come è successo anche in passato per altri settori nella nostra vita politica e nella nostra vita sociale, lì dove c’era un vuoto, la magistratura è dovuta intervenire. Anche in questo caso, lì dove non si riescono a prevenire certe situazioni patologiche, certe situazioni che toccano concretamente da vicino la salute della gente, lì si richiede l’intervento del magistrato. Il fatto è, per venire al tema specifico di questa sera, e sempre in senso lato lo voglio chiamare elettrosmog senza fare differenziazioni in questo momento tra le questioni di tralicci, di telefonini o di antenne di vario genere, il fatto è, dicevo, che in questo settore mancano completamente le norme. E io non sono tanto ottimista, al contrario di alcuni interventi che mi hanno preceduto, nei confronti di una imminenza dell’entrata in vigore di norme precise e specifiche a tutela del cittadino. Ho forti e seri dubbi che ci sia davvero la volontà di intervenire a tutela del cittadino, perché sono anni che si parla di queste cose, sono anni che si dilata nel tempo l’entrata in vigore di certe norme, sono anni che si evita volutamente di intervenire per razionalizzare e per normalizzare questo settore. Si parlava di una norma del ’92. Mi ricordo che in Veneto c’è una legge regionale del ’92, che è passata, che imponeva dei limiti direi piuttosto rigidi, i famosi 0,2 microtesla di cui sappiamo tutto tutti quanti. E’ entrata in vigore soltanto otto anni dopo, nel gennaio di quest’anno, con molte difficoltà, con molti tentativi di blocco perché una normativa così rigida creava problemi. Creava problemi a chi gestiva certe fette del potere economico, creava problemi a chi gestiva queste fette di potere economico anche a livello politico. E si continua ad andare avanti con la scusa che mancano norme scientifiche, mancano le leggi scientifiche di copertura, mancano le certezze scientifiche, senza considerare che compito della politica non è quello di avere la certezza assoluta della mancanza di un danno al cittadino, ma compito fondamentale in questo settore è quello di prevenire, è quello di arrivare prima, è quello di tutelare, in maniera molto più ampia rispetto a quanto sia necessario, quella che è la salute del cittadino. Perciò sono importanti questi incontri, le sollecitazioni che vengono rivolte alle amministrazioni locali e centrali, le sollecitazioni anche, per certi versi, che vengono rivolte alla magistratura per creare un clima, per creare una sensibilità, per creare anche dei movimenti di opinione diversi. Io ricevo continuamente tutti i giorni, altri magistrati ricevono continuamente tutti i giorni, denunce, esposti segnalazioni contro le amministrazioni comunali, contro le Regioni, contro le ARPA, contro l’Enel, contro le Società. Non ne parliamo! Il problema è che non si riesce ad intervenire, il problema è che la magistrature non ha, in questo caso specifico, poteri di intervento. Perché? Perché mancano delle norme specifiche; in particolare mancano delle norme che prevedono delle sanzioni penali. In questo caso, alla magistratura penale, ovviamente alle Procure della Repubblica, è per così dire impedito concretamente, materialmente di intervenire. E che cosa può fare la magistratura, cui sempre più spesso si ricorre anche in questo settore? Può soltanto intervenire, mi si scusi l’espressione brutale, quando i buoi sono scappati dalla stalla, quando ci sono già i morti, mi si scusi il paragone, quando ci sono già gli ammalati. Soltanto nel caso in cui si siano verificati dei guai può essere iniziata un’indagine o può cominciare un processo, per altro con le regole difficili, giustamente rigide, di un processo che, per arrivare ad un dibattimento, ed a maggior ragione per arrivare ad una sentenza di condanna, ha bisogno di prove certe, precise, univoche, concordanti. Ancora una volta, ripeto, questo è giustamente l’ambito rigido della magistratura. Diverso è il piano della politica. Il politico non deve aver bisogno di queste norme rigide per poter arrivare alle decisioni. Come magistrato, io ho bisogno, per arrivare ad un dibattimento, per arrivare ad una sentenza, di leggi scientifiche di copertura, come si dice chiare e precise, che diano la convinzione di responsabilità anche penali. In politica non si deve, non ci può essere il bisogno di questa sicurezza totale, perché bisogna ancora una volta prevenire. Passo ad un altro punto, sempre in materia, ed eventualmente ritorneremo su queste cose più avanti. Ci si richiama sempre più spesso alla mancanza di certezze scientifiche in questo campo e allora viene da chiedersi: Chi è che fa questi studi? Chi è che porta avanti certe nozioni? Chi è che dice di approfondire le conoscenze in materie oncologiche, il nesso di causalità, il famoso nesso di causalità tra esposizione ed evento, tra esposizione e patologie? Se andiamo a vedere, spesso sono le aziende direttamente interessate che finanziano e fanno questi studi. Allora mi venga consentito di obbiettare, di protestare fortemente contro questa maniera di appropriarsi della scienza, che non è più autonoma scienza, che non è più indipendente, ma che è al soldo delle imprese. Faccio degli esempi molto più concreti che ho vissuto in passato recente, da quando da quattro o cinque anni ho cominciato ad interessarmi di materia ambientale, in particolare di materie come l’amianto ed il cloruro di vinile monomero. Quest'ultimo vi dirà poco come nome; ma pensate che dal CVM il cloruro di vinile monomero viene fatto tutto il PVC. Ci guardiamo attorno: di PVC siamo strapieni! Sostanza sicuramente cancerogena, questo CVM, questo cloruro di vinile monomero, riconosciuto cancerogeno dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, dallo stesso IARC, dalle Organizzazioni Internazionali Statunitensi Pubbliche da almeno venticinque anni e che continua ad essere prodotto inopinatamente in aziende che sapevano già tutto per i loro studi, per i loro approfondimenti. Non sono neanche convinto di un'affermazione fatta poco fa e cioè che l’Enel abbia cambiato il proprio comportamento. A mio parere non è assolutamente vero. L’Enel è arrivata già molto prima di noi alle conclusioni alle quali noi stiamo arrivando scientificamente, alle quali arriveremo tra qualche tempo. Deve essere costretta dai movimenti della gente, dalle proteste, dagli interventi dei politici e dagli amministratori locali, dalla magistratura a far avanzare questo fronte. Allora è ancora una volta un problema di impossessarsi, come cittadini, della nostra salute, dei nostri diritti e di farli valere in maniera forte, in maniera pesante. Se non si riesce a far capire a quelli che ci rappresentano quanto sia importante per noi prevenire i mali piuttosto che tamponarli poi, credo che bisogna davvero cominciare a ragionare ed a decidere in maniera diversa. Per il momento mi fermo qui.» Sono seguiti vari interventi del pubblico e dei relatori. «…Avevo segnato anche una risposta al fisico che ha parlato poco fa; non so se parlare alla fine o dire qualcosa adesso. Ma, visto che siamo a caldo, credo che quell’accenno al fatto di pensare al CNR come a persone che si interessano seriamente di questi problemi a differenza di altri che parlano solo per sentito dire, sia quanto meno un concetto molto discutibile, da prendere molto con le pinze e che, direi, mi dà molto fastidio a livello personale, perché sembra quasi dire: “noi che abbiamo la conoscenza e la verità possiamo parlare, voi state zitti”. E' un atteggiamento di tutti i giorni in quel processo maledetto del petrolchimico di Porto Marghera, per il quale abbiamo fatto cento udienze. Fanno questi discorsi quelli che sono con Montedison, quelli che sono con Enichem, i loro avvocati, quelli che hanno creato decine di morti e che dicono, quando si parla seriamente di scienze ed io vorrei parlare di scienze e vorrei parlare seriamente e sicuramente, siamo in settori diversi, parliamo di sostanze diverse. Però andate a parlare con chi ha avuto un morto in famiglia, andate a parlare con chi ha un tumore al fegato, andate a parlare con chi ha un tumore ad un polmone e vediamo se vi dà ragione quando dite che parlate seriamente. Intanto lui il tumore ce l’ha, intanto il morto in famiglia ce l’hanno. Quindi torna il problema che dicevo all’inizio: Da un punto di vista della politica bisogna dare una tutela maggiore, anche quando c’è solo il sospetto della pericolosità. Il problema del processo penale ed il problema delle scienze sono un’altra cosa ancora. Vi sono sicuramente, lo sappiamo tutti, delle difficoltà da un punto di vista medico, da un punto di vista di biologia molecolare. Sicuramente non sono tanti gli studi medici, studi epidemiologici che spiegano certi meccanismi, che parlano di questo nesso causale. Soltanto da alcuni anni si comincia a ragionare in alcuni studi, indipendenti davvero, mentre non lo sono stati fino ad adesso quelli dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e tanto meno quello delle imprese internazionali. Comunque in alcuni studi più recenti dal ’98 in qua - uno verrà pubblicato prossimamente nel corso di quest’anno - si comincia a ragionare sui numeri da un punto di vista medico, da un punto di vista epidemiologico, da un punto di vista di biologia molecolare. Va riconosciuto, ed è una cosa che peraltro va detta, che ci sono dei punti oscuri nella spiegazione di questi meccanismi. Questo è il problema. Lo sappiamo benissimo. Questa è la difficoltà, ad esempio, per fare un processo. Questo è un discorso chiaro. Ricordo però, e mi fermo su questo punto. Non voglio ripercorrere la cronologia dell’amianto, ma parlo della cronologia del cloruro di vinile monomero. 50 anni fa si diceva che il CVM era solo un epatotossico, che ad alte dosi aveva effetti narcotici ma non creava nessun’altra patologia. Nel ’62 negli Stati Uniti troviamo che quelli che erano esposti, che lavoravano nelle autoclavi, erano colpiti da fenomeni di sclerodermia, fenomeno di Reiter, eccetera. Nel ’62 le fabbriche nascondono ovviamente tutto quanto. Nel ’69 il Professor Viola nella Solvay di Rosignano, qui vicino, facendo degli studi, scopre che ci sono notevoli anomalie di vario genere negli animali e negli operai che aveva sottoposto a controlli, particolarmente per il fegato. Nel ’71 o ’72 il Professor Maltoni, il noto oncologo di Bologna, trova un collegamento diretto con l’angiosarcoma del fegato, un tipo rarissimo di tumore. Questa volta, questo pur emerito per tanti versi Professore Maltoni, su ordini e disposizioni dell’azienda, nasconde tutto quanto, fino a quando ancora un paio di anni dopo negli Stati Uniti vengono alla luce casi di operai morti con l’angiosarcoma del fegato. Scoppia pubblicamente il caso, siamo nel ’74 e si continua con le aziende che continuano a nascondere tutto fino al 2000, fino all’altro giorno. Arriva uno studio dell’IARC, Istituto Internazionale Ricerca sul Cancro, che fa capo all’Organizzazione Mondiale della Sanità, che parla non soltanto di questo rarissimo tumore, l’angiosarcoma, ma di epatocarcinoma, cirrosi e di altri questioni. Ci abbiamo messo 50 anni. Fino ad ieri le aziende continuavano a nascondere. Vogliamo aspettare anche con i campi elettromagnetici per altri 50 anni ed avere decine e decine di morti? Non è il caso di pensarci comunque prima, nell’interesse della collettività? E se una società come Enel deve pagare, che paghi per sistemare queste situazioni sanitarie che possono creare danni ai cittadini.» Sono seguiti vari interventi del pubblico e dei relatori. «Abbiamo toccato tanti temi. Io ho segnato alcune cose. Quindi senza tirare una conclusione organica cercherò di fare alcune osservazioni su dei temi che sono stati affrontati. Parto dal discorso fatto dalla Dott. Maccari, che purtroppo, mi pare, adesso se n’è andata. Però quello che sottintendeva il suo discorso è l'esigenza di una certezza scientifica. Se andiamo a cercare di pretendere una certezza scientifica in sé, non l’avremo mai perché la scienza per definizione non può dare mai una risposta assoluta. Questo, credo che nessuno, né da una parte né dall’altra, possa metterlo in discussione. Questo è un dato pacifico. Detto questo, va considerato, per il tema che ci riguarda dell’elettrosmog, che da pochi anni c’è stata con tanta intensità questa, chiamiamola distribuzione, di elettrosmog attraverso i tralicci, poi attraverso i sistemi di telefonia mobile, radiofonia ecc. e quindi solo da pochi anni concretamente e seriamente si è posto questo problema. Da pochi anni il problema è stato affrontato e soltanto da pochi anni cominciamo ad avere alcune risposte. Non avremo in questi prossimi anni certezze scientifiche, non ci si avvicinerà neanche, all’auspicata in certe sentenze, “alta probabilità”, come dice la Corte di Giustizia Statunitense, od al 90% o 80% come pretendono certe nostre Corti. Però ci sono già, negli studi medici più recenti, delle risposte, degli inizi di risposta. Il fatto è che questo sistema di elettrosmog non è sicuramente un sistema neutro e crea sicuramente degli squilibri che si stanno individuando, che gli studiosi stanno cercando di individuare. Si pongono dei problemi, si cerca di dare delle risposte, vengono studiate queste onde, questi campi elettromagnetici da un punto di vista epidemiologico, da un punto di vista medico personale, da un punto di vista di biologia molecolare. Si sono osservati, in più studi, diversi problemi alle persone, in particolare ai bambini, in particolare a coloro che hanno una suscettibilità ed una sensibilità personale ad influssi, ad interferenze esterne. Questo, nonostante non siano molti gli studi che lo affermano, è un fatto che va detto, che non può essere negato. Si comincia a parlare adesso di queste cose in maniera preoccupata, perché da pochi anni si sono cominciate a studiarle. Credo che questa sia ancora una volta la diversità tra l’affrontare questo problema in maniera scientifica sul campo della scienza e sul campo della politica piuttosto che affrontarlo sul campo della magistratura: Quando scattano degli allarmi bisogna cominciare a mettere delle antenne, bisogna cominciare a capire ed a percepire che cosa si verifica. Questo non lo possono fare le Aziende, lo ripeto ancora una volta. L’accenno che è stato fatto poco fa da Mazzei mi pare in relazione a questa lettera di intenti o programma di intenti di Omnitel che quando mette le sue antenne, verifica questo, verifica quello... Non bisogna mai fidarsi perché, ad esempio, quando Enichem fa le prove, le sue prove vanno sempre bene! Ci mancherebbe altro che succedesse qualcosa! Quando fanno le prove loro, è sempre tutto perfetto! I Vigili del Fuoco fanno una bellissima figura, la Protezione Civile ancora meglio, ed i vigili delle aziende meglio di tutti quanti. I problemi sorgono quando non ci sono le prove, quando realmente si lavora, quando c’è un'attività ordinaria. Allora ancora una volta il problema è di intervenire in fase preventiva, pianificare certi interventi, pianificare certe attività e controllare in fasi successive. Il problema del controllo non è stato ancora concretamente affrontato in Italia. Per un altro settore, ad es. quello delle sostanze chimiche, abbiamo visto purtroppo, e va detto, che le pecche, le carenze enormi, sono state quelle dei controlli. Perché non hanno funzionato le USL, non ha funzionato l’Ispettorato del Lavoro, non ha funzionato il Ministero della Sanità, non hanno funzionato in certi casi neanche i Sindacati. Bisogna dirselo anche questo: Per tutta una serie di motivi, che non è il caso in questo momento di affrontare, non ha funzionato la Magistratura, tanto meno, per certi versi, degli altri corpi che ho citato. Quindi è un problema globale, è un problema di coscienza sociale e civile di tutti quanti che bisogna cominciare a cambiare fin dai bambini, proprio come un problema di cultura dall’inizio, di cultura dell’ambiente che è la cultura nostra, della nostra vita, del nostro futuro. Quindi se si vorrà fare capire qualche cosa, bisogna essere aperti alle conoscenze che ci stanno arrivando, non fare chiusure totali. Se è segnalata una situazione di pericolo, vanno tirate su non un’antenna ma cento antenne, bisogna stare attenti, bisogna pensare ad una tecnologia diversa. Ancora una cosa e passo ad un altro punto accennato poco fa. Non è vero che esistono quattro, cinque, sei società concorrenti o simili; esiste invece ancora un sostanziale monopolio che Enel si è creata. Società concorrenti non esistono. Ci sono delle società che formalmente sono diverse, ma sono sempre quelle. Uno dei motivi per cui lo fanno è per scappare, per fuggire come dirigenti alle responsabilità personali. Sono degli schermi, sono dei paraventi giuridici che mettono davanti agli occhi dei politici. Chi vuole ci crede, chi non vuole non ci crede. Per adesso è ancora così. Quando cambieranno? Dovranno essere costretti a cambiare, perché se noi cittadini non li costringiamo a cambiare, non cambieranno mai, perché non gli conviene. Quindi bisogna osare, bisogna far braccio di ferro in queste situazioni. Ancora una volta il problema è l’Enel. E' un problema che, sì, va affrontato a livello locale, a livello regionale, ma è un problema nazionale, è un problema come quello della legge che continua a non passare per un motivo o per l’altro, è un problema non risolto a livello di Governo, a livello di Parlamento perché è una decisione che va presa dall’alto. Non è un problema di Comuni o di una Regione, è un problema di investimenti enormi che riguarda tutto uno Stato con tutto quello che vuol dire. Non mi dilungo sul punto perché credo sia chiaro a tutti. Un altro punto che è stato trattato è quello dell’eventuale divergenza, o contrasto, tra leggi regionali e legge nazionale. C’è già una sentenza della Corte Costituzionale, in materia, che ha dato ragione ad esempio al Veneto rispetto al conflitto che c’è stato con lo Stato Italiano. Quindi il problema sembrerebbe superato perché c’è una riserva legislativa a favore delle Regioni in materia e questo consente che le Regioni possano apporre dei limiti più rigidi. Quindi il problema della legge nazionale può essere riaffrontato a livello regionale per porre anche delle tutele maggiori nei confronti del cittadino. Il contrario non può succedere, ma questo sì. Un altro discorso è il principio di “chi inquina paga”. E’ un principio mefitico, una cosa insostenibile. Deve essere abbandonato; è vecchio, si credeva dieci o venti anni fa. Probabilmente per quell’epoca era un principio sano perché dava la sensazione di voler far pagare finalmente chi sbagliava. Invece è stato un principio che ovviamente è stato assunto con interesse prima di tutto dalle Aziende. Io faccio quello che voglio tanto poi pago! Questa è una deformazione della logica di quel principio. L’inquinamento non ci deve essere. E' necessario prevenire, arrivare prima che ci sia l’inquinamento, perché quando si arriva a dire che chi inquina paga, siamo già arrivati troppo tardi! Importante soprattutto ancora una volta è la cultura con cui devono essere affrontati questi principi. Si deve essere dentro alle persone fin da ragazzi, capire che bisogna lavorare e pensare e ragionare in maniera diversa da questa. Ancora un paio di punti e poi concludo. Mentre sentivo alcuni interventi, facendo un paragone un po’ col mondo della chimica, mi ponevo una domanda che non so se può avere una risposta in questo settore. Nel settore della chimica, si dice ormai a livello mondiale, credo a livello di Nazioni Unite, che va cambiata la logica. Nel momento in cui si fa entrare nel mercato una sostanza nuova questa deve essere stata testata prima. Non dobbiamo arrivare ai morti per cambiare, per capire, per abolire, per eliminare quella sostanza. Bisogna testarle prima. Solo quando c’è la certezza assoluta che questa sostanza non potrà procurare guai alla salute della persona, allora potrà essere immessa sul mercato. Questo è un discorso che va affrontato, che deve entrare nelle teste, deve entrare nel nostro DNA, visto che parliamo di queste cose. Non so se un discorso analogo può essere fatto pari pari per le materie di cui trattiamo questa sera. Certamente un discorso diverso va fatto per l’elettrosmog dal punto di vista della pianificazione, della valutazione preventiva e dei controlli. Questo va affrontato in diversa maniera. Un ultimo punto ed è quello che si diceva: che cosa facciamo? Il che fare, di leninista memoria, è fuori moda. E’ fondamentale innanzi tutto il discorso culturale. E' fondamentale questo discorso dei movimenti di base, dei movimenti ambientali ed è veramente importante che ci siano i seminari per istruire proprio tecnicamente chi ha interesse poi ad essere istruito. Ma credo che siano importanti anche incontri e convegni di questo tipo perché si radunano esperienze e persone e mentalità diverse e ci si confronta. Questo sicuramente fa crescere. Alla fine uno scontra un po’ tutti; accanto, assieme sicuramente non dovrebbe essere in contrapposizione. C’è poi il momento della politica che ancora una volta deve essere un momento fondamentale proprio per raccogliere, come è stato fatto, quelle Amministrazioni che non vogliono decidere in un certo senso, per spingerle ad un provvedimento amministrativo limitante ed ad affrontare su questo provvedimento amministrativo il giudizio dei TAR, come in più di qualche occasione è stato fatto. I TAR stranamente, devo dire, però è successo, si sono dimostrati abbastanza sensibili in questa materia. Mi sorprende molto la cosa. Forse non hanno ancora capito che cosa stanno facendo. Conoscendo i magistrati diffido un po’ di questo. Comunque bisogna dare atto che questo è successo. Ultima chance, ultima indicazione è la magistratura, premesso ancora una volta che la magistratura ha gravi responsabilità come le ha avute per tangentopoli, si è mossa sempre tardi, si è mossa anche fuori tempo, qualche volta fuori misura. In campo ambientale veramente le responsabilità sono enormi. Io non voglio ripercorrere le mie esperienze professionali, ma mi ricordo denunce, esposti. Come sono arrivati a me due o tre anni fa sono parimenti arrivati quindici anni fa, venti anni fa, dalle stesse persone, da Legambiente, da Medicina Democratica ad altri magistrati. Sono stati archiviati pari pari e messi via. Poi abbiamo avuto decine di morti. Anche in questo senso è importante l’opera dei cittadini, è importante l’opera dei movimenti ambientalisti, con i quali tra l’altro lavoro benissimo continuamente tutti i giorni, per sensibilizzare il magistrato. Il magistrato ha bisogno di essere pungolato, di essere spinto. Il magistrato non deve sentirsi solo. Purtroppo abbiamo tanti magistrati in buona fede ma che sono dei "Don Abbondio", che il coraggio non ce l’hanno! Bisogna darglielo, bisogna stargli vicino, bisogna dargli una mano perché anche in questo senso, se possibile, ci possa essere e si crei questo movimento completo della società per cercare di cambiare le cose. Credo che tutte queste strade insieme possano portare ad un cambiamento radicale anche in questo campo dell’elettrosmog. Io ho concluso e vi do la Buona Sera.»
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