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Dal quotidiano LA NUOVA SARDEGNA
di mercoledì 28 febbraio 2001, S. Macario ( pag.11)
   
«Ecco perché Is Arenas va bocciata»
Il parere motivato di Bruxelles
sulla condanna al governo italiano
Ma le responsabilità politiche sono della Regione Sardegna

di Piero Mannironi

CAGLIARI. La condanna è formalmente per l'Italia, ma, politicamente, la censura è tutta per la Regione Sardegna. In quello che tecnicamente si chiama "parere motivato", cioè le ragioni giuridiche sulle quali si fonda la sentenza, l'Ue non ha dubbi: «L'Italia è venuta meno agli obblighi derivanti dall'articolo 10 del trattato, in combinazione con l'articolo 6 della direttiva 92/43/Cee».
E sulla base di questa responsabilità oggettiva riconosciuta, il nostro Paese viene sottoposto all'articolo 226, secondo comma, del trattato sul quale si fonda la comunità europea: «La Commissione invita la Repubblica italiana ad adottare le misure necessarie per conformarsi al presente parere motivato entro e non oltre il termine di due mesi a decorrere dalla sua notifica». Firmato: Margot Wallström, membro della Commissione.
Il caso in questione è ovviamente quello di Is Arenas, la pineta sulle dune boscate costa di Narbolia, dove una società controllata da una holding svizzero-olandese ha costruito un campo da golf. Ma soprattutto dove intende realizzare un investimento immobiliare da oltre 220 mila metri cubi di cemento. Un caso che ha finora scatenato una tempesta di polemiche e che ha provocato un conflitto istituzionale senza precedenti in Sardegna.
Nell'aprile dello scorso anno, infatti, l'ex ministro dell'Ambiente Edo Ronchi aveva spedito i carabinieri del Noe a Villa Devoto per notificare al presidente della giunta Mario Floris un atto di diffida. Sicuramente un modo molto ruvido per costringere la Regione a uniformarsi alla normativa europea e nazionale in materia ambientale. Ma sarebbe ingiusto dimenticare che quel blitz, politicamente infelice, era stato preceduto da una bordata di attacchi, perfino insultanti, partiti da alcuni ambienti politici sardi all'indirizzo del ministro. Questo per dovere di verità.
Un momento delicatissimo di una polemica incandescente, ma sicuramente anche la prova che le inadempienze, o comunque i comportamenti e le scelte non conformi alle norme comunitarie, sono soprattutto della Regione.
La "sentenza" della Commissione è articolata in 16 cartelle. Sedici pagine nelle quali vengono affrontati i problemi legati al "caso Is Arenas" con pedante pignoleria giuridica. Il punto centrale, cioé il nodo di tutta la questione, è comunque nella premessa della "sentenza". In quegli otto punti nei quali vengono riassunti i capisaldi del diritto comunitario in materia ambientale. Ed è proprio qui la chiave di una vicenda che è apparsa spesso un conflitto ideologico e politico, uno scontro tra ambientalisti e imprenditori, una guerra tra chi combatte per la salvaguardia della natura e chi invece persegue obiettivi economici. Magari utilizzando parole come «lavoro e sviluppo» come specchietto per le allodole.
E invece no. Prima di tutto c'è un problema di natura giuridica, un problema di regole che devono essere rispettate. Insomma, una cornice di garanzie che i paesi dell'Unione europea si sono dati per trovare un punto di equilibrio nella loro convivenza.
Citando l'articolo 4, comma 5 della direttiva 92/43/Cee, il commissario Wallström stabilisce un punto di chiarezza: «Non appena un sito è iscritto nell'elenco dei Siti di importanza comunitaria (Sic) adottato dalla Commissione, esso è soggetto alle disposizioni dell'articolo 6». Su questa affermazione, i favorevoli al progetto di Is Arenas hanno recentemente sostenuto che la lista comunitaria non è stata adottata. Come dire: un Sic è soggetto o meno a una serie di tutele solo dopo un procedimento burocratico di riconoscimento. Ma la Commissione spiega che gli Stati membri «avrebbero dovuto trasmettere l'elenco dei Sic proposti entro il 10 giugno 1995 e la Commissione avrebbe dovuto adottare la lista comunitaria entro il 10 giugno 1998. Questa lista comunitaria non ha potuto essere adottata a causa dei ritardi nella presentazione degli elenchi nazionali completi dei siti proposti».
Ma una serie di sentenze della Corte di giustizia europea ha stabilito un orientamento chiarissimo che non conosce deroghe o eccezioni: «Dal 10 giugno 1998, anche in mancanza di un elenco comunitario dei Sic, gli obblighi di protezione e di conservazione dei siti sensibili dal punto di vista dell'ambiente esistono già in capo agli Stati membri».
E qui è necessario un piccolo inciso, dando una risposta a una semplicissima domanda: chi ha segnalato i Siti di interesse comunitario della Sardegna, e quindi anche quello di Is Arenas all'Unione europea? La risposta è semplice: è stata proprio la Regione. Quindi, la massima istituzione autonomistica, a prescindere da chi la governa. Ma se si volesse approfondire il discorso, allora si scoprirebbe che chi ha partecipato a certi processi nella giunta Palomba, si trova oggi nella nuova maggioranza di centrodestra e non nasconde il proprio fastidio allo stop all'investimento immobiliare di Is Arenas.
Ma ritorniamo all'articolo 6 della direttiva 92/43/Cee, che indica le misure di salvaguardia per i Sic. Al secondo comma si legge: «Gli Stati membri adottano le opportune misure per evitare nelle zone speciali di conservazione il degrado degli habitat naturali e degli habitat di specie, nonché la perturbazione delle specie per cui le zone sono state designate, nella misura in cui tale perturbazione potrebbe avere conseguenze significative per quanto riguarda gli obiettivi della presente direttiva».
Nel comma successivo, si arriva a un'ulteriore specificazione sul come si deve procedere nella tutela delle aree considerate naturalisticamente pregiate: «Qualsiasi piano o progetto che possa avere incidenze significative su tale sito, singolarmente o congiuntamente ad altri piani e progetti, forma oggetto di un'opportuna valutazione dell'incidenza che ha sul sito, tenendo conto degli obiettivi di conservazione del medesimo».
Una premessa, quella della commissaria Wallström, che sgombera il campo da molte ombre o dubbi interpretativi su quelle che sono le indicazioni normative dell'Unione Europea.
Il parere motivato spiega poi come si è arrivati all'apertura della procedura di infrazione. Prima di tutto è stata fatta una valutazione sulle risposte trasmesse dalle autorità italiane, dopo le richieste d'informazione fatte dall'Ue sul progetto immobiliare di Is Arenas. E qui, per la Commissione, si sono verificate tre omissioni. La prima, e più importante, è che non si è proceduto alla valutazione di impatto ambientale o almeno, non si è correttamente considerato «se le caratteristiche del progetto, che è un progetto di cui all'allegato II della direttiva 85/337/Cee, richiedessero una tale valutazione».
A quel punto l'Ue ha messo in mora il governo italiano, in base all'articolo 226 del trattato CE, chiedendo le sue osservazioni entro sessanta giorni. Le risposte del governo italiano sono arrivate il 30 maggio, l'8 e il 26 giugno e il 14 luglio 2000. Alla lettera del 30 maggio è stato allegato il provvedimento inviato dal ministero dell'Ambiente alla Regione Sardegna, con il quale veniva diffidata la giunta Floris di sospendere o revocare tutti i provvedimenti autorizzativi già rilasciati, bloccare la prosecuzione dei lavori e di effettuare un procedimento di valutazione di impatto ambientale.
Alla lettera dell'8 giugno, il governo italiano ha allegato un nota nella quale riferisce che la Regione Sardegna «non ha inviato le informazioni richieste». Solo il 26 giugno è arrivata a Bruxelles una comunicazione nota della Regione, nella quale viene comunicata la "determinazione" (approvazione) di una parte del progetto della Is Arenas. Cioé il complesso alberghiero da 16.691 metri cubi, più il campo da golf da 18 buche. Per la Regione questo progetto non sarebbe da sottoporre alla Via, in quanto non arrecherebbe danni ambientali.
Su questo punto, la Commissione europea prima osserva che non sono previsti interventi compensativi nel progetto dell'albergo da 16 mila metri cubi. Non si è pensato, cioè, di attenuare l'impatto sul sito provocato dall'intervento edilizio. Ma è successivamente, nel capitolo dedicato alla valutazione giuridico-tecnica, che si osserva: «Un progetto non può essere preso in considerazione per singoli lotti, per poi concludere che nessuno dei lotti singolarmente considerati arreca pregiudizio al sito».
A questo punto viene rievocato l'articolo 6, terzo comma, della direttiva 92/43/Cee dove viene stabilito che «l'impatto di progetti anche diversi, ma correlati ai fini del possibile impatto cumulativo su un sito, devono essere considerati congiuntamente».
«A maggior ragione - commenta la Commissione - le autorità di uno Stato membro non possono valutare isolatamente i differenti impatti che fanno capo a un solo progetto, come nel caso del progetto di lottizzazione di Is Arenas, che riguarda complessi alberghieri per ben 220-240 mila metri cubi e un percorso golfistico».
C'è poi il lungo capitolo dedicato al campo da golf. Per la commissaria Wallström, la ratio della normativa europea è quella di esprimere una valutazione ex ante, cioè prima della realizzazione del progetto, mentre nel caso del campo da golf, la valutazione è stata fatta successivamente.
Dopo un attento esame, corredato da riferimenti normativi e da pareri tecnici, l'Ue arriva alla conclusione che anche il campo da golf non è compatibile con le direttive europee. E infatti nel parere si legge: «La Commissione ritiene che il campo da golf abbia un impatto significativo sul sito. Questo impatto è idoneo a mettere in pericolo il mantenimento del sito in uno stato favorevole di conservazione e, pertanto, dato che il sito in questione contiene habitat prioritari (che risultano alterati in modo sostanziale) e possiede i requisiti per meritare di essere iscritto nell'elenco comunitario dei Sic, è anche idoneo a mettere in pericolo il raggiungimento degli obiettivi della direttiva».
Giurisprudenza comunitaria alla mano, la Commissione affronta poi il problema della tutela dei siti sensibili, anche in mancanza di un elenco comunitario dei Sic. «Dal 10 giugno 1998 - dice infatti - gli obblighi di protezione e di conservazione dei siti sensibili dal punto di vista dell'ambiente esistono già in capo agli Stati membri, anche in mancanza di un elenco comunitario dei Sic». E questo perché gli obblighi della direttiva non devono essere compromessi e «gli Stati membri devono astenersi da tutte quelle attività che possono essere fonte di degrado degli habitat naturali».
Per concludere, il giudizio sulla determinazione 899 della Regione, che autorizza la costruzione dell'albergo da 16 mila metri cubi e ratifica la costruzione del campo da golf: «Si basa su valutazioni errate; considera il progetto solo parzialmente; ha approvato la costruzione di un progetto che è stato, in realtà, già costruito; non contiene la previsione di misure compensative. Pertanto è un provvedimento che compromette il mantenimento in buono stato di conservazione del sito e, di conseguenza, poiché il sito contiene habitat prioritari (che sono alterati in modo sostanziale) e merita di apparire sull'elenco comunitario dei Sic, mette in pericolo il raggiungimento del risultato prescritto dalla direttiva».
Ora l'orologio si è messo in moto. «In applicazione dell'articolo 226, secondo comma del trattato CE - si legge nel parere motivato - la Commissione invita la Repubblica italiana ad adottare le misure necessarie per conformarsi al presente parere motivato entro e non oltre il termine di due mesi a decorrere dalla sua notifica». Questo significa che sono scattati i sessanta giorni entro i quali il governo italiano dovrà ottemperare. E' facile immaginare che ogni iniziativa, dopo le polemiche e i veleni di quest'ultimo anno, è destinata a innescare reazioni molto forti. Anche politicamente. Ma se l'Italia non rispondesse all'invito della Commissione europera cosa potrebbe accadere? la risposta è obbligata: si aprirà un vero e proprio processo davanti alla Corte di giustizia europea. E, viste le premesse, per il nostro Paese (ma anche per la Regione) l'assoluzione è probabilmente la conclusione meno probabile.



 

Fine articolo del quotidiano La Nuova Sardegna 28 febbraio 2001 pag. 11

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