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LA SANITA’ E’ UN DIRITTO, NON UN MEZZO PER ESERCITARE
IL POTERE.
PERCHE’ CHIEDIAMO LE DIMISSIONI DI GALBIATI
“La
Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo”.
Cosi è scritto nell’art. 32 della Costituzione. Il
Polo della Libertà a Rieti ha trasformato il “diritto
dell’individuo” in “diritto all’esercizio
del potere”. E i cittadini-utenti? E chi sono costoro? Sono
solo il mezzo per giustificare l’esistenza di poltrone,
espletamenti di appalti, insomma la gestione del potere.
Cosa è accaduto e sta accandendo?
C’è un ipotetico, quanto realistico, trasferimento
del manager della AUSL di Rieti dott. Giorgio Galbiati che dovrebbe
scambiare il posto con il suo omologo dei Castelli Romani Fabrizio
Iecher.
Subito parti del centro-destra, a cui fa riferimento Galbiati,
si sforzano di presentare questa azione come una promozione conseguente
alle ottime strategie messe in campo dal Polo delle Libertà
a Rieti. E qui c’è il primo grande problema che dovrebbe
interessare i cittadini-utenti. E’ stato promosso Galbiati
o retrocesso Iencher? Perché se è vera una cosa,
è inevitabilmente vera anche l’altra. Noi abbiamo
la presunzione di ritenere che a nessuno dei cittadini-utenti
di questo territorio interessi la questione.
Eppoi si va avanti puntando il dito su frettolose rimozioni della
direzione amministrativa, su presunte nomine interne di favore.
AN è divisa, una parte reputa Galbaiti inadeguato, l’altra
lo promuove a pieni voti, eppoi c’è Forza Italia
che alla fine si accorge di esistere e che qualcosa sull’argomento
deve pur dire, e quindi l’UDC, e poi il CCD. Insomma questo
in soldoni il dibattito, non particolarmente edificante sulla
sanità reatina verso il quale come Verdi ci sentiamo di
prendere tutte le distanze.
La questione secondo noi è un’altra, e la nostra,
più volte reiterata, richiesta di dimissioni del dott.
Galbiati non ha nulla a che vedere sui suoi riferimenti politici,
ma con il fatto che egli è la punta di un iceberg di una
situazione che riteniamo ormai intollerabile.
Un manager è come un allenatore di calcio, viene profumatamente
pagato per far funzionare il tutto. Non vince concorsi ma è
politicamente scelto per raggiungere precisi obiettivi del cui
conseguimento è totalmente responsabile.
Ora il totale fallimento del suo operato e delle strategie aziendalistiche
della del centro-destra reatino, sono sotto gli occhi di tutti.
Vediamo quali erano i principali obiettivi indicati ad esempio
in quello strumento di riferimento fondamentale che è il
Piano Regionale Sanitario,e che a Rieti dovevano essere raggiunti.
1- Proprio al primo punto si indica la priorità assoluta
di porre l’individuo al centro della politica sanitaria
(d’altra parte lo dice anche l’art.32 della Costituzione)
, cioè a dire il cittadino-contribuente-fruitore delle
strutture sanitarie a cominciare dall’Ospedale generale
per raggiungere il quale oggi a Rieti occorre essere più
un Indiana Jones metropolitano che un individuo con bisogni sanitari.Si
parcheggia a 400-500 metri dall’ingresso fino alla Terminillese.
Ovviamente senza distinzione di età, condizioni fisiche
e metereologiche.
Si entra poi in ambienti non di certo strutturalmente esaltanti
dove si incontra personale medico e paramedico sicuramente preparato,
ma largamente demotivato. Il pronto soccorso, anticamera del tutto,
è una sorta di bolgia dantesca.( Ora apprendiamo anche
che le persone sopra i 90 anni neanche le visitano, tanto è
tempo perso) Alla fine si esce, magari con una diagnosi non rassicurante,
e si trova pure una bella multa sul parabrezza, servizio questo
direttamente offerto dalla destra che guida il comune di Rieti,
pronta a far cassa anche sulle disgrazie altrui.
Ci è stato risposto che è in corso di ultimazione
un nuovo parcheggio! Bene, ma i lavori dovevano essere consegnati
in primavera, e tutt’oggi il cantiere è fermo. Ma
a chi servirà poi questo parcheggio realizzato non a ridosso
dell’altro, ma su un sito staccato, lontanissimo dall’ingresso,
destinato ad ospitare all’incirca una novantina di auto,
quando ogni giorno ve ne sono almeno 300-350 all’esterno
dell’ospedale.
E’ stato posto al primo posto l’individuo? Assolutamente
no! E’ solo un esempio tra i tanti ma rende l’idea.
2 - Trasparenza e l’accessibilità alle informazioni,
era un altro degli obiettivi da raggiungere. Raggiunto? Assolutamente
no. Basti pensare che tutti gli altri cittadini del Lazio, possono
conoscere tutto quello che c’è da sapere sull’organizzazione
del servizio sanitario del loro territorio (orari, ambulatori,
indirizzi, notizie sui medici di base ecc. ecc.) tramite siti
specifici siti internet. Una sola tra le AUSL del Lazio ne è
sprovvista. Quella di Rieti. Il suo sito è in perenne “costruzione”.(cioè
a dire non è mai stato realizzato) In compenso però
il manager Galbiati da anni invia a tutte le famiglie della provincia
un giornaletto (che, si badi, pagano sempre i cittadini-contribuenti),
dove si magnifica la sua gestione.
3- “Partecipazione consapevole del cittadino”
Altro principio palesemente disatteso a Rieti. E’ sufficiente
ad esempio ricordare le lotte per far funzionare la Consulta sulla
salute mentale, uno degli organismi prevista per legge proprio
per uan partecipazione attiva dei cittadini, e le porte chiuse
della AUSL a stampa, associazioni di cittadini, amministratori
ecc. verificatasi lo scorso anno. Un vero e proprio scandalo.
4- Tempi e liste d’attesa, era una delle sfide prioritarie.
E’ dal 2002 che come Verdi denunciamo liste di attesa inaccettabili.
Oltre sei mesi per un ecodopler, 4 per una Elettromiografia, 2
per una visita ortopedica o una mammografia, 3 per un ecoaddome
o per una esofagogastroduodenoscopia. Da allora hanno pensato
di risolvere il problema non facendo più trapelare i dati
delle liste di attesa. Una vergogna!
5- Altra sfida prioritaria individuata era l’Assistenza
domiciliare integrata. (ADI)
Dopo anni di inesistenza, oggi c’è solo qualche cenno
di vita, ma è largamente insufficiente.
7 - Potenziare la prevenzione.
Cosa è stato fatto? Pressoché nulla, per non parlare
della vicenda proprio di questi giorni dell’ambulatorio
di senologia, la cui esistenza, chiusura, trasferimento è
diventato un vero e proprio enigma.
8 –
In ultimo, ma primo per importanza, la MOBILITÀ PASSIVA.
Da essa si misura ovviamente il grado di fiducia dei cittadini-utenti
nei confronti delle strutture sanitarie del loro territorio. I
dati parlano da soli. La mobilità passiva verso altri ospedali
a Rieti è la più alta del Lazio e tra le più
alte d’Italia. In base ai dati dell’Agenzia della
Sanità Pubblica del Lazio, l’indice di fuga da Rieti
era fino a un paio dia nni orsono del 19,2% - Il confronto con
altre province è disarmante. Frosinone 7%, Latina 6,2%.
La varie AUSL di Roma sono tra il 3 e il 4%. Roma H da dove dovrebbe
arrivare il sostituto di Galbiati è al 4,2%. Anche in questo
caso alla AUSL di Rieti hanno pensato di risolvere il problema
non pubblicizzando più i dati.
In uno studio pubblicato negli annali degli ospedali S. Camillo
e Forlanini del 2003 si sottolinea come la mobilità passiva
per Rieti sia salita ad oltre il 23%, quella di Frosinone è
rimasta al 7%, quella delle USL di Roma intorno al 4. Dove va
la nostra mobilità passiva? Per il 49% in Umbria e per
il 37% in Abruzzo. Cioè a dire Terni e l’Aquila.
Quindi non ospedali specialistici come sarebbe comprensibile per
alcune patologie specifiche, ma ospedali generali che vengono
ritenuti più affidabili del nostro.
Tutto questo è gratis? No,no ci costa e come. Quando eravamo
al 19,2% di mobilità passiva il costo dei rimborsi superava,
sempre secondo l’Agenzia Sanità Pubblica del Lazio,
i 15.500.000 di euro l’anno. Ora che abbiamo superato il
23% la cifra dovrebbe aggirarsi sui 20 milioni di euro l’anno.
E la nostra AUSL ha superato un deficit di circa 280 miliardi
di vecchie lire. Inutile dire che si tratta di tutti soldi che
non possono essere impiegati per migliorare la qualità
del servizio sanitario per il nostro territorio. Questo ci costa,e
questi sono i motivi perché continuiamo a chiedere le dimissioni
del dott. Galbiati.
Se il centro-destra reatino ritiene che egli sia stato promosso,
siamo felici di aver contribuito a questa sua promozione.
L’unica cosa che ci interessa è che la AUSL di Rieti
venga affidata a qualcuno che alla gestione indiscriminata del
potere, anteponga la salute dei cittadini. Qualcuno che venga
qui per amministrare, non per comandare.!
Chiunque arriverà con queste intenzioni, sarà per
noi il benvenuto, qualunque sia la tessera di partito che porterà
in tasca. E’ a questo punto che la politica, noi per primi,
potrà e dovrà fare un passo indietro e lasciare
il campo ad una azione sindacale che come Verdi auspichiamo che
torni ad essere unitaria.
La Federazione
Provinciale dei Verdi di Rieti.
13 0ttobre 2004
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