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Si resta quantomeno perplessi nel leggere le dichiarazioni di
questi giorni del consigliere regionale Gianni Turina che tenta
di accreditare un suo ruolo fondamentale dentro la questione della
modifica della legge 24/1999, della quale dimostra di non conoscere
minimamente la portata storica e culturale , riducendo l’operazione
Storace ad un semplice sblocco di volgari lacci e laccioli che
impedivano lo sviluppo del Terminillo. La questione è decisamente
un’altra, ed è il caso di spiegare meglio cosa è
accaduto l’altro giorno alla Pisana..
Erano stati previsti dalla legge 1497 del 1939, (la ben nota legge
Bottai,) il cui decreto di attuazione (decreto Galasso) arrivò
solo nel 1985, ma oggi la cultura mafiosa in Sicilia, e l’incolta
arroganza della giunta Storace nel Lazio, (unici due casi in Italia),
li hanno ora massacrati. Stiamo parlando dei “piani paesistici”,
sanciti nel Lazio dalla legge 24/1999, totalmente stravolta in
questi giorni alla Pisana. Più di mezzo secolo di evoluzione
delle consapevolezze ambientali, e di protezione del territorio,
cancellati d’un sol colpo con una rozzezza senza precedenti.
Calpestato l’art.9 della Costituzione, ed è per questo
che Angelo Bonelli, Capogruppo dei Verdi alal Regione Lazio, è
già ricorso alla Corte costituzionale e al Capo dello Stato.
Nel Lazio niente più vincoli alle edificazioni in quota
sopra i 1200 metri, quindi si potrà costruire anche in
cresta al Terminillo, niente più zone di rispetto di 150
metri da fiumi e laghi, ridotte a soli 50, e questo in barba alla
difesa idrogeologica del territorio. Sarno non ha insegnato assolutamente
nulla. Totale liberalizzazione per le cave anche in zone vincolate.
Si potranno sanare abusi edilizi commessi anche in aree protette,
il tutto supportato da un ampio ventaglio di deroghe che potranno
applicare i comuni, e all’ esautorazione delle competenze
delle soprintendenze. Insomma da noi il territorio passa in tutta
evidenza dalla dimensione di VALORE DA TUTELARE a quella di MERCE
SU CUI SPECULARE, basta aggiungere la dizione “sviluppo
compatibile”, e tutto sembra nobilitarsi per incanto. Quando
poi Turina parla di terrorismo ambientalista mettendo insieme
le posizioni di Angelo Bonelli (Verdi) e di Giovanni Hermanin
(margherita), dimostra inoltre di essere stato distratto, o di
non essere rimasto in aula fino alla fine, perché mentre
il primo ha ovviamente votato contro, il secondo si è astenuto.
Siamo infatti a dir poco storditi dall’astensione dei DS
e della Margherita, sia perché la questione dei piani paesistici
era stato un cavallo di battaglia della cultura della sinistra
dal decreto Galasso in poi, sia perché, tale magnanimità
verso la giunta Storace, più che da una visone globale
del territorio laziale, appare in tutta evidenza motivata da interessi
romanocentrici da parte dei due principali partiti del centrosinsitra.
Lo ha detto a chiare note Biagio Minnucci (DS) che ha motivato
l’astensione con l’accettazione da parte della giunta
storace degli emendamenti riguardanti la sanatoria dei nuclei
abusivi, i cosiddetti “toponimi”, dell’interland
romano, e la possibilità di acquisire spazi urbani verdi
pubblici in cambio di sanatorie di abusi effettuati dentro aree
protette della capitale. Questioni che riguardano solo Roma in
barba al Terminillo e all’aggressione verso il resto del
territorio sabino e laziale. Insomma un altro segmento della cultura
di sinistra a cui si rinuncia con troppa disinvoltura.
Turina dimostra per altro di non conoscere neanche le dinamiche
reatine riguardo alle tensioni imprenditoriali verso il Terminillo
che, secondo lui, ora, affrancato dalle norme di salvaguardia
ambientale, avrà un radioso sviluppo. Dimentica, (o forse
era distratto anche all’epoca,) che quando nel 1996 il Terminillo
venne perimetrato per intero dentro la legge dei “programmi
integrati” consentendo a chiunque di presentare progetti
in deroga ad ogni qualsivoglia normativa urbanistica e ambientale,
l’operazione si rivelò un clamoroso flop. Non arrivo
a palazzo di città alcun progetto degno di questo nome.
Insomma ancora si crede alla favoletta che i problemi del Terminillo
siano legati a carenze di cemento da colare e infrastrutture da
realizzare, e non invece ad una totale assenza di strategie turistiche.
Glielo diciamo fin da ora al consigliere Turina, la deregulation
normativa di questi giorni consentirà forse di mettere
in campo progetti deliranti come quelli degli impianti che vorrebbe
l’ex sindaco di Leonessa Trancassini, che tra l’altro
prevede il taglio di circa 8000 piante. Cosi si farà semmai
il piacere a qualche amico di partito, ma non si produrrà
di certo lo sviluppo del Terminillo che davvero è un’altra
cosa.
La Federazione Provinciale dei Verdi
12/12/2004
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