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ALTRA AGGRESSIONE AL TERRITORIO DA PARTE DI STORACE. ORA DISTRUGGE
ANCHE GLI USI CIVICI.
IL 16% DEL TERRITORIO DELLA PROVINCIA DI RIETI IN PERICOLO.
Sconcertante questo fine mandato della giunta Storace, che appare
sempre di più come l’armata tedesca in ritirata,
pronta a devastare ogni cosa che incontra sul suo cammino.
Dopo aver preso a picconate i piani paesistici, distruggendo l’intera
impalcatura della difesa del territorio, ora, a distanza di poche
settimane, la furia elettoralistica di Storace si scaglia contro
gli Usi Civici.
Diritti millenari delle popolazioni eliminati d’un sol colpo.
Il messaggio è chiaro. La destra mette sul piatto dei padroni
del cemento, nuova terra su cui poter fare affari in barba ai
diritti millenari delle popolazioni,e della difesa dell’ambiente.
Esistevano è vero alcune, poche, contraddizioni nella situazione
degli usi civici che andavano necessariamente riviste, ma ora
si è buttato via tutto, il bambino con l’acqua sporca,
e questo è intollerabile.
I millenari diritti collettivi che in numerose parti della provincia
di Rieti sono tutt’ora esercitati, erano stati garanti nel
corso dei secoli della salvaguardia di importanti spaccati territoriali.
Oggi possono essere tranquillamente svenduti.
La nostra provincia è quella che viene più colpita
tra quelle del Lazio.
La questione degli Usi Civici e dei beni collettvi si è
sempre presentata nella provincia di Rieti con grande specificità
rispetto al resto del Lazio, fin dal 1861, quando l’allora
Commissario governativo, Gioacchino Napoleone Pepoli, utilizzò
una parte di terre pubbliche della Sabina a favore dell’istruzione
dei bambini dando vita alla Fondazione Pepoli, un ente liquidato
solo di recente.
Complessivamente oggi in provincia di Rieti esistono oltre 43.500
ettari di terreno che ha diverso titolo rientrano nella categoria
dei beni collettivi. Si tratta di circa il 16% dell’intera
superficie provinciale, e del 39% se si considera quella agro-silvo-pastorale.
Il dato più alto del Lazio. Uno dei più alti in
assoluto d’Italia.
Riguardo alla tipologia si tratta di oltre 800 ettari di boschi,
163 ettari di terre coltivabili, 203 ettari di terre promiscue,
40400 ettari di Beni civici non assegnabili a categoria, e di
2500 ettari di beni pervenuti dalle liquidazioni di usi civici.
3200 ettari sono collocati in Bassa Sabina, oltre 18.000 nel Montepiano
reatino, 6500 nell’area del Salto Cicolano , oltre 12.000
nella valle del Velino e circa 1500 nella valle del Turano.
Le Università agrarie e le Amministrazioni separate che
le gestiscono per conto dei cittadini gran parte di questi beni
sono ben 32 nella stragrande maggioranza dei casi, ubicate nell’alta
Valle del Velino e nel Cicolano, dove hanno consentito un più
alto tasso di difesa verso l’ambiente.
Quarantatremila ettari di terre fino ad ora sottratte alla speculazione
edilizia. Quarantatremila ettari di terre su cui si potevano mettere
in campo precisi progetti di sviluppo. Gli esempi più eclatanti?
Tutta l’area di Sala, tutta l’area a monte di Vazia
verso Terminillo, i fondi gestiti dalle Università agrarie,
quelli dell’ex fondazione Pepoli ecc. ecc.
Oggi per loro si apre un altro destino, molto meno nobile del
precedente.
Ma la decisione di Storace appare decisamente assurda anche dal
punto di vista costituzionale.
Anziché risolvere i problemi, rischia di aumentare paurosamente
i contenziosi , anche perché si sono andati a toccare diritti
protetti da precisi e vincolanti quadri normativi nazionali. La
storia degli Usi civici è anche la storia del loro tentativo
di eliminazione. Tutti i tentativi sono falliti, anche questo
di Storace che tra tutti è sicuramente quello più
rozzo, non potrà che seguire questo destino.
La Federazione Provinciale dei Verdi
di Rieti
11/1/2005
Scheda storica sugli usi civici
1802 –
Primo tentativo di abolire gli usi civici attraverso il Motu Proprio
di Pio VIII del 15 settembre 1802. Si trattava di una legge destinata
a favorire soprattutto i latifondisti dell’agro romano.
(Un po’ come quella di Storace di oggi che tenta di accaparrarsi
le simpatie elettorali dei costruttori).
Ebbe pochi effetti nell’agro romano e quasi nessuno in Sabina.
1847 – IL Governo Pontificio avviò una inchiesta
sugli usi civici nel suo territorio al fine di eliminarli. L’anno
successivo venne emanata la legge che però non ebbe alcun
risultato.
1888 –
Venne emanata la legge sull’abolizione totale degli usi
civici nei territori ex pontifici.
Gli effetti della legge furono devastanti. Sommosse popolari e
invasioni di proprietà private.
1894 -
Venne emanata una nuova legge che riparasse agli effetti devastanti
della legge del 1888. Con essa si riconobbe la personalità
giuridica alla Università agrarie, Comunanze Associazioni
ecc. Di fatto la lotta contro gli usi civici si risolveva paradossalmente
con la ricostruzione delle proprietà collettive.
1927 –
Venne emanata la legge n. 1766 che regolamentò la gestione
degli usi civici.
1985-1987
La regione Lazio emana 2 leggi regionali la n. 22 e la n. 43 aventi
per tema il sostegno e il funzionamento degli enti che gestiscono
gli Usi civici.
1999
Negli anni successivi viene abbandonato l’accanimento verso
l’eliminazione degli usi civici, a parte alcune questioni
specifiche.
Si comprende il valore ambientale di questi territori tutelati,
tanto che la legge 490 del 1999, cioè a dire il Testo unico
sui Beni Culturale e Ambientali, considera all’art. 16 come
beni da tutelare proprio”…le aree assegnate alle università
agrarie e le zone gravate da usi civici;”.
2003
Retaggio della vecchia cultura della sinistra? No. Il nuovo codice
dei Beni culturali approvato dal consiglio dei ministri di recente
a firma del ministro Urbani e di Berlusconi, all’art. 142,
punto h. annovera tra le aree tutelate per legge, proprio le terre
gravate da usi civici e quelle gestite dalle Università
Agrarie.
2005
Ora è arrivata la furia devastatrice di Storace che non
sappiamo proprio dove collocare. Sembra cozzare con tutta la storia,
e andare d’accordo solo con i suoi deliri elettorali.
La Federazione Provinciale dei Verdi di Rieti
11/1/2005
Elenco delle Università
agrarie e Amministrazioni separate che attualmente gestiscono
beni collettivi nella provincia di Rieti.
S.Angelo Leonessa
Vazia
Montenero Sabino
Corese Terra Fara In Sabina
Aleggia Forcella
Montorio in Valle
S.Lorenzo e Flaviano Cacciani
Pozzaglia Sabino
Longone Sabino
Vallecupola Roccasinibalda
Ponticelli Sabino Scandriglia
Pozzaglia Sabino
Gioverotondo Pescorocchiano
Leofreni Pescorocchiano
Albaneto Leonessa
S.Vito Leonessa
Piedelpoggio Leonessa
S.Pietro Leonessa
Terzone S.Paolo Leonessa
S.Rufina Citttaducale
Colle di Tora
Trimezzo Città Reale
Collelungo Casaprota
S.Anatolia Borgorose
Corvaro e S.Stefano Borgorose
Frazione S.Giorgio Amatrice
Casali e Cossito Amatrice
Sommati Amatrice
Capricchia Amatrice
Villanova
Illica
Roccasalli
Colleposta Accumuli
Terracino Accumuli
S.Giovanni Accumuli
Cesaventre Accumuli
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