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IL SOGNO ECOLOGISTA E LA SFIDA DEL CAMBIAMENTO
DOCUMENTO POLITICO
La Conferenza di Nairobi di novembre deve verificare lo scenario
della seconda fase di attuazione del protocollo di Kyoto di fronte
alle sempre più allarmanti conseguenze del cambio climatico.
Lo scioglimento dei ghiacciai, l’aumento dei fenomeni climatici
estremi, la diffusione di virus e patologie in nuove aree, la
febbre del pianeta comincia a preoccupare non solo ambientalisti
e scienziati ma tutti i cittadini.
La missione mondiale dei Verdi è sempre più quella
di diffondere consapevolezza e cambiare le politiche e gli stili
di vita per costruire un’alternativa economica e sociale
in armonia con i cicli naturali.
Questa nuova politica serve non solo a salvare il pianeta ma anche
a garantire il benessere dei cittadini sempre più minacciato
da una crescita quantitativa incontrollata.
E’ la politica della qualità e dell’armonia:
un benessere vero non inquinato da smog, ingiustizie, desertificazioni,
sconvolgimenti climatici...
In Italia, la Federazione dei Verdi, nata 20 anni fà a
Finale Ligure è riuscita, nonostante le limitate risorse,
ad ottenere molti positivi cambiamenti nella politica, nella legislazione,
nel governo di città, province e regioni.
La legge sui parchi, l’uscita dal nucleare, la normativa
sulla difesa del suolo e sulla tutela della fauna selvatica, la
moratoria degli ogm e la riforma dell’agricoltura, le nuove
norme sul ciclo dei rifiuti, sulla qualità dell’aria,
sul randagismo, sono solo alcune importanti conquiste ottenute.
L’azione dei Verdi è riuscita a cambiare in questi
anni la cultura, i comportamenti, gli stili di vita di milioni
di cittadini affermando una nuova economia del benessere.
Occorre ora di fronte alle sfide del terzo millennio, sia preparare
una risposta globale alle sfide planetarie, sia declinare a livello
nazionale e locale strategie concrete e radicate nel territorio.
Le nuove frontiere: il sogno ecologista.
L’ecologismo o meglio la politica ecologista è stata
percepita negli anni nella maggior parte della popolazione come
di riferimento di nicchia di una parte della società e
comunque non in grado di dare risposte ai bisogni della stragrande
maggioranza della popolazione. In questi anni invece abbiamo assistito
al formarsi di un nuovo ecologismo globale che nasce dai conflitti
sociali intorno al diritto e alla titolarità sull'ambiente,
ai rischi di contaminazione, alla perdita di accesso alle risorse
naturali e ai beni comuni (in particolare l’acqua). Molti
conflitti ecologici, si verifichino o meno all'interno o all'esterno
del mercato, siano essi locali o globali, accadono perchè
la crescita economica comporta un uso crescente e dissennato dell’ambiente.
Oggi chi sta pagando le conseguenze di questi conflitti ecologici
sono le fasce popolari. Nella foresta amazzonica sono le comunità
locali e le popolazioni rurali espulse dalla foresta che subiscono
processi di impoverimento e i marginalizzazione, nella delta del
Niger il popolo degli Ogoni il cui futuro è compromesso
dalla trivellazione dei pozzi di petrolio della Shell. In Italia
alcune scelte energetiche come il carbone hanno comportato l’impoverimento
e l’inquinamento di molte superfici agricole, industrie
insalubri, inquinamento dell’aria hanno portato a fare aumentare
costi economici e sociali.
Ecco perchè è importante portare avanti la battaglia
sul debito ecologico ovvero riconoscere la responsabilità
che ricade sui paesi industrializzati e su quelli emergenti (Cina
e India) per la lenta distruzione del pianeta, prodotta dall’attuale
sistema di produzione e consumo e dalla globalizzazione, che minaccia
la sovranità dei popoli. Nel pianeta siamo in presenza
di un crescente movimento globale per la giustizia ambientale,
che potrebbe essere in grado di riconciliare l'economia con l’ecologia
e con la giustizia sociale. Noi Verdi italiani abbiamo il compito
di rappresentare questa istanza di giustizia ambientale, innovando
i linguaggi e i modi della politica e della partecipazione sociale.
Un salto di qualità per allargare il consenso sociale indirizzando
la nostra proposta a chi oggi in Italia come in tutto il mondo
paga il prezzo del conflitto. C’è un sogno ecologista
che è quello della giustizia sociale, ambientale, di chi
perde diritti a causa di una globalizzazione che sta togliendo
l’ultimo respiro al pianeta. La questione delle deforestazioni,
la scomparsa fisica di interi popoli, la battaglia sui diritti
umani senza se e senza ma può aggregare molte persone che
si riconoscono in un’idea forte di cambiamento del mondo
dopo una crisi severa delle ideologie tradizionali. Il sogno ecologista
è l’unica alternativa ad un modello economico devastante
ma è l’unico che può parlare al cuore di milioni
di persone .
La vittoria dell’unione. Nuova fase per i Verdi
L’Unione ha vinto le elezioni del 9 e 10 di aprile scorso
e ha liberato l’Italia dal governo Berlusconi. Ai Verdi
si presenta la sfida per l’attuazione del programma di coalizione
per dimostrare come un ambientalismo di governo e la promozione
di un’ecologia sociale possano rappresentare una forte alternativa
di cambiamento per il Paese.
Dopo una fase critica rappresentata dalle elezioni europee del
1999 che aveva portato i Verdi verso il punto più negativo
della storia elettorale, a rischio di scomparsa, si è ricostruita
una presenza e una identità dei Verdi italiani. Nonostante
i rilevanti mutamenti sociali e gli eventi che hanno sconvolto
il pianeta, sistemi politici nazionali e locali, i Verdi sono
riusciti a garantire una presenza politica autonoma dell’ecologismo
italiano, rafforzandosi in Parlamento con una presenza raddoppiata
alla Camera e una significativa rappresentanza al Senato.
Le direttrici di questo percorso avviato dai Verdi negli ultimi
5 anni sono state: la centralità dell’ecologia, la
scelta pacifista (ripudio della guerra e dei conflitti dimenticati
contro i popoli e la natura), l’approccio globale per costruire
in rete una risposta planetaria all’aggressione delle risorse
naturali, collocandosi nel partito dei Global-Greens che è
- prima ancora che Europeo - un soggetto politico mondiale, la
presenza nei conflitti che segnano la nostra società di
una dimensione di ecologia sociale e di conquista di nuovi diritti.
L’insieme del partito in questi anni ha quindi garantito
la possibilità stessa di esistenza dei Verdi italiani e
ha saputo collocarsi positivamente nel panorama sociale e politico
del Paese. Tuttavia ancor oggi vi sono forti limiti alla nostra
azione politica che, a partire da questo congresso, dobbiamo affrontare
per costruire una fase successiva che consenta ai Verdi italiani
di allargare il consenso sociale-politico e quindi elettorale,
che non consideriamo adeguato agli obiettivi che ci prefiggiamo.
La Sfida: gli ecologisti al governo.
E’ una grande sfida quella che abbiamo di fronte a noi,
quella del governo del paese che si rivelerà determinante
non solo per il futuro di noi Verdi ma principalmente per la qualità
della vita dei cittadini italiani e per i diritti di tutti i viventi.
Nonostante gli impegni programmatici, però, la politica
italiana a partire dalla stessa coalizione dell’Unione fatica
ad assumere questi temi nella pratica dell’azione politica
istituzionale. Nella maggior parte dei casi, quindi, i Verdi si
ritrovano ad essere gli unici ad affrontare i problemi posti da
uno sviluppo sbagliato che distrugge risorse naturali ed impoverisce
le popolazioni. Lo abbiamo visto nelle scelte energetiche, come
in quelle urbanistiche per arrivare a quelle per il diritto alla
vita degli animali (caccia e deroghe).
I Verdi al governo devono dunque assumere il ruolo di chi sa che
la centralità dell’ecologia parte dall’economia,
dalle politiche sociali, dallo sviluppo produttivo e di innovazione
tecnologica e dalla politica estera. Il perseguimento del programma
Verde nel governo dell’Unione deve integrarsi con la capacità
di costruire una battaglia politica e culturale per cambiare l’approccio
di governo ai problemi della società .
E’ necessario che temi come la qualità dello sviluppo,
la decrescita sostenibile nelle società opulente, la critica
del Pil, il cambiamento nella struttura dei consumi, una diversa
mobilità, un diverso modello energetico, un governo dei
beni comuni, la critica ad una globalizzazione che sta uccidendo
le foreste del pianeta e con esse i popoli che da sempre vi vivono,
non restino solo questioni buone per grandi dibattiti. I Verdi
al governo hanno il compito etico-politico di trasformare questi
temi in decisioni strategiche e azioni concrete: voci di bilancio,
leggi e atti parlamentari.
I Verdi: una garanzia per il rispetto del programma dell’Unione
La sfida al governo dei Verdi comporta un forte impegno, nelle
istituzioni e nella società, su temi su cui è necessario
avviare una stagione di grandi riforme ecologiste per segnare
la svolta. Già in questi primi mesi abbiamo ottenuto risultati
importanti. Per esempio il ponte sullo stretto di Messina non
è più individuato come opera strategica e i fondi
ad esso destinato saranno investiti in infrastrutture utili e
in “grandi” opere come la difesa del suolo. Per la
prima volta siamo riusciti ad incrementare i fondi per i parchi
naturali, per i taglio delle emissioni dei gas serra, per la bio-edilizia
e persino per l’abbattimento degli eco-mostri. Altra vittoria:
l’avvio della revisione del disastroso codice ambientale,
la legge delega 152.
Ma non basta: restano obiettivi chiave da perseguire e su questo
fronte l’implementazione dell’innovazione tecnologica
può diventare un solido strumento per legare insieme economia
ed ecologia. A cominciare dal campo energetico: è necessario
arrivare rapidamente alla realizzazione e approvazione di un piano
nazionale basato su efficienza, risparmio energetico ed energie
rinnovabili così come prevede l’Unione europea e
così come prevede il rispetto del protocollo di Kyoto.
Altra priorità da affrontare è quella dell’emergenza
smog nelle città italiane: infatti lo smog non è
solo aggressione alla salute dei cittadini, all’ambiente
con costi economici e sociali elevatissimi in termini di vite
umane perdute e ore sottratte al lavoro a causa delle malattie
connesse, ma anche tempo sottratto, a causa del traffico, al tempo
libero, agli affetti, alla famiglia e alle relazioni sociali.
Accanto a questa battaglia altamente simbolica i Verdi si impegnano
a continuare il loro lavoro per un grande piano nazionale della
mobilità sostenibile, basato sul potenziamento del mezzo
pubblico e sull’equilibrio intermodale.
Tra gli obiettivi ambientali per i Verdi fondamentali non vanno
dimenticate le strategie a tutela della bio-diversità,
per il rilancio dei parchi italiani, per la difesa dei diritti
degli animali e la progressiva fuoriuscita dall’uso della
vivisezione, tutti punti programmatici che dobbiamo tradurre in
fatti concreti.
Ma i Verdi non possono limitarsi a garantire il rispetto del programma
solo sul versante delle politiche ambientali.
Dobbiamo confermare un impegno forte anche sul fronte sociale,
a partire dall’abrogazione della Bossi-Fini, dalla cancellazione
dei CPT e dall’affermazione dei nuovi diritti di cittadinanza.
Fondamentale per i Verdi è anche la lotta alla precarietà
del lavoro, partendo dall’abrogazione della legge 30 e affermando
anche in Italia il diritto al reddito di cittadinanza già
riconosciuto in varie forme in tutta Europa.
Attenzione particolare va data alla qualità della scuola
pubblica puntando in direzione esattamente opposta a quella della
riforma Moratti. I Verdi non possono dimenticare la difesa del
welfare e del sistema sanitario nazionale: in questo ambito dobbiamo
garantire dopo anni di lotta il riconoscimento delle medicine
complementari e delle pratiche bio-naturali.
Infine i Verdi non potranno tralasciare le battaglie per i nuovi
diritti civili ponendo in primo piano il varo dei Pacs e l’antiproibizionismo.
Per la Pace e una nuova politica estera e di cooperazione
La politica estera è un elemento strategico per dare forza
alle ragioni dei popoli, dei diritti e dell’ambiente. Grazie
alle battaglie del movimento pacifista di cui i Verdi sono parte
integrante, la coalizione del centro-sinistra ha preso e mantenuto
l’impegno elettorale di ritirare le proprie truppe dall’Iraq,
ponendo fine alla nostra partecipazione a una guerra decisa e
costruita sulla base di una menzogna e fuori dalla legalità
internazionale. Milioni di tonnellate di bombe sono state sganciate
sulla base di una menzogna, ovvero quella della presenza delle
armi di distruzioni di massa.
La guerra al terrorismo si è dimostrata, oltre che ingiusta,
inefficace. E’ chiaro ormai che il terrorismo si combatte
con l’intelligence e con azioni di polizia internazionale
per arrestare i terroristi e riducendo le condizioni di povertà
e degrado di milioni di persone che ne facilitano l’esistenza.
Perchè il terrorismo trova il suo alimento principale nella
violenza, nella guerra e nelle profonde ingiustizie ma ha una
sua strategia autonoma che prescinde da queste, strategia antitetica
alla democrazia che dobbiamo contrastare con forza.
Per questo dobbiamo lavorare affinchè l’Italia dia
il suo contributo per il raggiungimento degli obiettivi del millennio
e di portare i fondi alla cooperazione allo 0,7%. La politica
estera italiana deve diventare sempre di più la politica
della cooperazione internazionale e l’Italia deve divenire
la punta avanzata del dialogo con i paesi del Mediterraneo e del
mondo arabo recuperando un suo storico ruolo.
Alla politica unilaterale di Bush supportata in modo incondizionato
dal precedente governo Berlusconi dobbiamo sostituire l’impegno
per il multilateralismo, per la riforma e rafforzamento dell’Onu,
per il rilancio del ruolo dell’Europa. In questo contesto
riteniamo che la missione in Libano rappresenti un elemento di
discontinuità rispetto alle scelte militariste del governo
precedente.
I Verdi ritengono prioritario all’invio dei militari, una
forte presenza umanitaria dei corpi civili di pace nonchè
le azioni civili e istituzionali, già attivate anche in
Libano, mirate alla bonifica e al risanamento ambientale. Ci si
potrebbe inoltre battere affinchè nelle convenzioni internazionali
la distruzione di siti ambientali vanga equiparato ai crimini
contro l’umanità.
I Verdi devono inoltre attivarsi per la piena attivazione della
convenzione di Barcellona e per la tutela del Mediterraneo, valorizzando
la sua vocazione alla pace e allo scambio tra i popoli.
Un Mediterraneo di pace è possibile però solo con
il pieno superamento del conflitto Medio-orientale e l’affermazione
del principio “due popoli due stati” per mettere finalmente
fine al conflitto Israelo-Palestinese.
Riteniamo infine indispensabile che il governo dell’Unione
anche alla luce del nuovo impegno in Libano preveda, di concerto
con gli organismi internazionali, il ritiro delle truppe dall’Afghanistan.
Una coalizione unita e coerente
Un soggetto politico Verde più forte, radicato e partecipato
La vittoria dell’Unione, la sconfitta di Berlusconi e l’insediamento
del Governo Prodi rappresenta ancor oggi per il paese un fatto
di grande importanza che suscita tra la popolazione una grande
attesa di cambiamento dopo una lunga stagione di politiche neo
liberiste che hanno aggredito diritti di lavoratori, dell’ambiente
e delle politiche sociali. L’attenzione che come Verdi dobbiamo
porre all’attuazione del programma è massima per
evitare che vi possano essere all’interno della coalizione
dell’Unione tentativi di spostare l’asse politico
e programmatico rincorrendo politiche che nulla hanno a che vedere
con la coalizione dell’Unione.
I Verdi considerano il trasformismo uno dei sintomi della crisi
della politica e della rappresentanza del Paese. Ritengono l’unità
della coalizione quale condizione preliminare per discutere qualsiasi
ipotesi di allargamento. Quindi ribadiscono che tale eventuale
allargamento ad altri soggetti politici potrà avvenire
solo a condizione del rispetto e della coerenza del programma
dell’Unione e del consenso di tutti i partiti del centro-sinistra.
I Verdi ritengono inoltre utile che nella coalizione vi sia una
cabina di regia che consenta di prevenire dissensi, più
volte verificatisi, su atti di governo. Una cabina di regia per
evitare anche l’egemonia DS-margherita dannosa per la coalizione.
Lo stesso dibattito sulla possibile modifica della legge elettorale
deve avere l’obiettivo di salvaguardare il pluralismo della
rappresentanza politica e di rafforzare la partecipazione dei
cittadini. Qualsiasi altro tentativo ad uso e consumo dei partiti
più grandi potrebbe mettere a rischio l’esistenza
stessa della coalizione.
Proprio perchè vi è una grande attesa di cambiamento
nel paese nei confronti dell’attuale governo è bene
che operazioni politiche come quella della costruzione del partito
democratico non condizionino negativamente l’attività
di governo. Questo non significa non essere attenti alle forme
di aggregazione politica ma porre in questa fase attenzione da
parte nostra agli interessi generali del paese dando priorità
ai contenuti dell’azione politica e di governo. Anche i
Verdi devono avviare un’azione di aggregazione.
Per fare ciò, dobbiamo però fare i conti con i nostri
limiti ed avviare una auto riforma della Federazione dei Verdi.
Uno dei principali ostacoli all’allargamento del consenso
dell’azione politica dei Verdi è infatti il tipo
di presenza non omogenea che il partito fa riscontrare sul territorio.
Una presenza diseguale, con grandi vuoti in aree importanti del
Paese, non ha consentito in questi anni di poter intercettare
il consenso elettorale. Dobbiamo quindi porci l’obiettivo
di rafforzare una politica di radicamento sul territorio e in
questo contesto l’organizzazione del partito assume un ruolo
rilevante.
Occorre promuovere la partecipazione degli aderenti e dei simpatizzanti,
e un’efficace autonomia territoriale che valorizzi le azioni
dirette, il confronto politico e la rappresentatività effettiva
dei gruppi dirigenti locali.
Gli organismi nazionali sono impegnati a superare le situazioni
di commissariamento in corso attraverso la convocazione delle
assemblee di rinnovo degli organismi entro il 28 febbraio 2007.
Per il raggiungimento degli obiettivi congressuali definiti nella
presente mozione mozione sarà compito del Presidente nazionale
costituire una segreteria di Presidenza ed un ufficio del programma
e di promuovere un comitato di studio per il rilancio degli strumenti
di comunicazione dei Verdi.
Questo percorso dovrà portare ad un processo di aggregazione
per costruire un soggetto politico allargato ecologista-pacifista-innovatore.
Occorre quindi che si avvii un percorso che porti nel 2008 ad
una grande assemblea composta per il 50% da delegati Verdi e per
il 50% da rappresentanze dell’associazionismo ambientalista,
pacifista, animalista, sociale, del volontariato, del commercio
equo e solidale, del mondo agricolo, sindacale, imprenditoriale
e delle professioni, dei comitati di cittadini, del mondo scientifico,
della cultura. In questi anni abbiamo tutti insieme superato ostacoli
difficili ora ci attende un impegno maggiore per offrire al paese
una rinnovata e moderna forza politica.
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