FEDERAZIONE PROVINCIALE DEI VERDI DI RIETI
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CONGRESSO PROVINCIALE DEI VERDI DI RIETI

 

18 febbraio 2007-02-15

 

Sala convegni dell'Hotel Quattro Stagioni

 

 

 

 

RELAZIONE POLITICO PROGRAMMATICA

 

di Roberto Lorenzetti

 

Carissime/i

Una premessa necessaria

Il mondo sta vivendo al di sopra delle sue possibilità.

Gli economisti più avveduti, e ormai la pressoché totalità degli scienziati, concordano sul fatto che i modelli di produzione e di consumo dei paesi a capitalismo avanzato, non possono essere estesi all'intero pianeta, e quindi non sono esportabili, come qualcuno si ostina a far credere.

Sarà anche impopolare dirlo, ma non possiamo fare a meno di farlo.

Il nostro benessere costa troppo. L'altra faccia della medaglia è un consumo eccessivo di risorse del pianeta, e l'esistenza di squilibri sociali sempre meno tollerati da chi è costretto a subirli.

Dobbiamo essere chiari. I tradizionali indicatori dell'import/export, del Pil della ricchezza procapite, che da oltre un secolo sono stati assunti come termometro dello stato di salute del mondo capitalistico, sono categorie obsolete davanti alla reali necessità di una lettura reale del pianeta.

Da soli questi indicatori, anche aldilà di ogni qualsivoglia approccio ideologico, non sono più in grado di indicare i percorsi entro cui muoversi.

E' questo un assunto che come Verdi poniamo al primo posto di una riflessione complessiva indirizzata a definire il nostro modo di porci davanti alle questioni.

La sfida del nuovo secolo è proprio questa: ridefinire un concetto di benessere raggiungibile dalla maggioranza degli esseri umani, e raggiungere tale obiettivo senza pregiudicare le possibilità per le generazioni future.

Anche la categoria dello sviluppo sostenibile appare sempre di più priva di significato, ed oggi è semmai più lecito interrogarsi sui limiti della sostenibilità o insostenibilità dello sviluppo.

Credo che sia necessario aprire la relazione introduttiva del nostro congresso con questo assunto.

Questo è il terreno su cui si muovono i Verdi.

Dentro tale paradigma sta la nostra difesa dell'ambiente, la nostra politica economica, le nostre battaglie per i diritti e per la pace.

E a proposito di pace non possiamo non ricordare che oggi è il giorno dopo della grande manifestazione pacifista di Vicenza.
Una manifestazione giusta. Oggi in Italia ci sono più militari americani di quanti non ce ne fossero nel periodo della guerra fredda.

Dovremmo pensare a ridurre tale presenza e non accrescerla.

Dobbiamo essere chiari e consequenziali alle scelte pacifiste su cui è stato costruito il programma politico dell'Unione, e non deragliare da esso alle prime occasioni.

E' giusto farlo perché scelte come quelle del Dal Molin non sono condivise ne da noi, ne dai cittadini.

Quelli di Vicenza come quelli della Val di Susa, come quelli di Scansano Ionico, ma anche quelli della bassa Sabina che si sono opposti al centro Intermodale sul Tevere, quelli di Cantalupo che hanno vinto una straordinaria battaglia contro l'elettrosmog, quelli di Rieti che si sono organizzati per lo stesso scopo, quelli di Fara Sabina che hanno impedito lo scempio del loro trerritorio, rappresentano la testimonianza vera di territori che si ribellano a scelte prese altrove e su obiettivi sbagliati, il cui costo sociale viene scaricato senza remore sui cittadini.

Noi Verdi siamo e saremo con loro, sempre e comunque anche quando, come nel caso di Vicenza, il dissidio coinvolge la nostra stessa coalizione che troppo spesso manifesta un estremismo centrista che si rischia di essere il vero problema della nostra coalizione.

Un bilancio positivo 

  Teniamo questo nostro congresso a tre anni dall'ultimo.

Sono stati tre anni intensi caratterizzati da una lunga serie di appuntamenti elettorali.

Le provinciali, le regionali, le europee, le politiche, e poi i referendum con il passaggio, anch'esso non privo di fatica, delle primarie.

Tre anni in cui i Verdi di Rieti hanno onorato sempre il loro impegno con una presenza attiva ad ogni appuntamento, e questo per un partito piccolo come il nostro, basato solo su una militanza reale ed affrancata da obiettivi individuali, non è cosa di poco conto,

Ogni appuntamento elettorale ci ha visi lealmente presenti all'interno della coalizione dell'attuale Unione, con decine di iniziative sul territorio sempre supportati dalla presenza dei nostri parlamentari nazionali e regionali.

In questo periodo abbiamo organizzato 61 iniziative pubbliche con una media di circa due al mese. Sono francamente tante.

Non siamo stati presenti negli organi istituzionali locali, ma abbiamo avuto sempre un filo diretto con il nostro partito a livello centrale, tanto che nella passata legislatura i deputati e senatori verdi hanno presentato ben 19 interrogazioni parlamentari riguardanti la provincia di Rieti.

Nessun'altro partito, ne di centro-destra ne di centro sinistra può vantare un simile risultato. (solo i Ds ci hanno tenuto testa con 17 interrogazioni)

I Verdi sono stati primi nel portare all'interno del Parlamento nazionale le questioni riguardanti la provincia di Rieti.

E si è trattato di questioni importanti come quelle dell'Alcatal, sul centro intermodale di Forano-Stigliano, sul progetto della ferrovia Passo Corese –Rieti, sull'eccesso di grande distribuzione a Rieti, sul recupero dello zuccherificio, sull'assistenza psichiatrica ed altri aspetti della salute, sul piano regolatore di Rieti, sui lavoratori precari della nostra provincia. Tutti argomenti per i quali ci siamo battuti.

E' stato fatto un grande sforzo sia fisico ed economico che ha investito ognuno di noi.

Oggi a distanza di qualche anno possiamo dire che tutti insieme, siamo riusciti nell'operazione più difficile che poteva farsi. Quella di costruire un partito.

In un tempo in cui la cultura antipartitica è fortissima, era difficile farlo, ma ci siamo infine riusciti.

Oggi i Verdi esistono nella nostra provincia. Esistono aldilà delle individualità, e questo consentirà che essi esisteranno indipendentemente dall'impegno dei singoli a cominciare dal sottoscritto.

Quando tre anni fa abbiamo tenuto il nostro primo congresso non nominammo organismi fondamentali come il Comitato federale provinciale.

Non eravamo in grado di farlo e non ci piace bleffare, mostrare muscoli che non si hanno. Non avevamo iscritti a sufficienza. Oggi lo faremo. Giorno dopo giorno siamo diventati tanti. Ci sono i Verdi del Cicolano, quelli di Fara Sabina, di Montopoli, di Magliano, di Poggio Mirteto di Cantalupo, di Poggio S. Lorenzo, di Rieti e tanti altri diffusi negli altri centri che non si sono ancora organizzati in circoli.

In alcuni casi abbiamo riportato risultati importanti, Come non ricordare il risultato di Magliano Sabina nelle scorse elezioni regionali, quando i Verdi con il 20,5% risultarono essere il primo partito.

Li c'è un gruppo verde che opera con grande efficacia sul territorio con Pietro e tutti gli altri Verdi, e all'interno dell'amministrazione comunale con Luciana.

Li c'è una amministrazione con cui i Verdi sono in conflitto non di certo sul piano ideologico, quanto su quello dei contenuti. Forse se fossimo stati subito ascoltati si sarebbe evitata una situazione oggi difficilmente recuperabile.

Ben diversa è la situazione a Poggio Mirteto dove anche li abbiamo una presenza istituzionale importante come quella di Alessandro Pandolfi, e del tutto armonioso è il rapporto con il resto della coalizione.

A Fara Sabina lo scorso anno siamo rimasti davvero con l'amaro in bocca. Per un pugno di voti - appena una diecina – Aldo Zevini non ce l'ha fatta ad entrare in consiglio comunale. Peccato davvero. Ma basta questo, ci chiediamo, per non coinvolgere i Verdi nel governo di quel centro. Basta che manchi qualche voto perché si possa fare a meno di una forza politica?

Quello di Fara è oggi un centro sinistra gracile, e lo aspettano grandi appuntamenti. Fara Sabina non è un centro qualsiasi e non solo perché per numero di abitanti è il secondo comune della provincia.

E' importante perché è la nostra cerniera verso Roma. E' importante perché li nascerà un centro logistico che come Verdi ci siamo assunti la responsabilità di sostenere nella gestazione, ma che molto poco ci sta convincendo nella gestione.

E' importante perché è già aperto il dibattito sul centro intermodale che potrebbe sorgere

nel suo territorio o ai confini di esso,

Su questo dobbiamo essere chiari. Se era sbagliato, e direi più che sbagliato, immaginare di collocare il centro intermodale tra Forano e Stimigliano, e contro tale ipotesi ci siamo battuti con grande forza riuscendo a vincere tale battaglia, abbiamo detto che la localizzazione tra Fara e Montelibretti era un percorso possibile.

Abbiamo detto possibile con vari e fondametnali “se”.

Potrebbe rappresentare una importante risorsa, ma è necessario collocare tale infrastruttura dentro un grande percorso progettuale in assenza del quale tale ubicazione risulterebbe una vera e propria iattura.

Costituirebbe la soluzione finale di Fara verso la periferizzazione romana e noi questo non lo vogliamo, cosi come non lo vogliono i cittadini di Fara.

Ci sarà la capacità di gestire seriamente e consapevolmente tutto questo. Ed è bene essere chiari fin da ora. In assenza di un tale percorso i Verdi si opporranno come hanno fatto per il progetto devastante della ferrovia insieme a tanti cittadini di Fara.

Insomma riteniamo grave essere tenuti fuori dal governo di Fara. Soprattutto riteniamo che non sia utile per il governo di Fara.

 

 

I risultati complessivi

Anche i nostri risultati elettorali complessivi sono significativi.

E' finita la lunga stagione dei Verdi il cui risultato elettorale era ghettizzato in uno “zero virgola qualcosa”.

Sul piano provinciale i Verdi sono passati dallo 0,9% del 1999 al 2,2% del 2004. Un risultato confortante che per una manciata di voti ci ha impedito di eleggere un consigliere provinciale. Un risultato che è stato fondamentale per la vittoria di Fabio Melilli e di tutto il centro-sinistra alla provincia di Rieti.

Un risultato confermato nella stessa occasione per le elezioni europee, che ci ha consentito di raggiungere nel Lazio il migliore risultato dei Verdi dopo quello di Roma.

Sottolineo questo non di certo per ragioni vanto verso altre federazioni, quanto perché storicamente il risultato dei Verdi a Rieti era l'ultimo nella classifica tra le 5 province laziali.

Tale risultato è stato ampiamente confermato nelle elezioni regionali del 2005 con alcuni risultati eccellenti come quello già ricordato di Magliano (20,5%). e lo stesso può dirsi per le politiche del 2006, dove i Verdi mantengono la stessa posizione di graduatoria tra le province laziali sia alla Camera che al Senato dove, insieme ai CI raggiungono il 3,2%.

Più o meno lo stesso andamento del voto si è avuto per quanto concerne il comune capoluogo di Rieti dove i Verdi passano da quel non certo incoraggiante 0,98% delle comunali del 2002, al 3% (2,97) nelle provinciali del 2004, attestandosi intorno al 2,5% nelle elezioni successive.

Voglio ricordare anche le passate primarie, non tanto per il risultato ottenuto, quanto per sottolineare quanto sia importante la presenza organizzata del partito sul territorio.

In quell'occasione nella provincia di Rieti il nostro candidato, Alfonso Pecoraio Scanio ottenne il 3,4% dei voti, un ottimo risultato,il più alto del Lazio e tra i primi 10 in Italia.

Ma se andiamo a leggere il risultato nei centri dove i Verdi hanno una presenza in qualche modo organizzata, il risultato è decisamente più alto raggiungendo il 17,6% a Poggio S. Lorenzo, il 13% a Casperia, l'11% a Magliano e Cantalupo, il 9% a Fara Sabina, il 7% a Petrella Salto e cosi via. Insomma risultati doppi o tripli rispetto a quello medio provinciale.

Non v'è dubbio che la presenza organizzata del partito sul territorio deve continuare a rappresentare il nostro obiettivo prioritario per raggiungere risultati ancor più significativi.

La situazione nazionale

In questi tre anni, da quando abbiamo svolto il nostro ultimo congresso, e durante i quali si sono celebrate le consultazioni elettorali che ho appena ricordato, tante sono le cose che sono cambiate.

 La più rilevante è sicuramente quella che Berlusconi non governa più l'Italia.

In un modo o nell'altro nella notte tra il 10 e l'11 aprile 2006, si è chiuso il sipario su una delle pagine più nere della storia repubblicana.

Abbiamo difeso tutti quella vittoria, ma oggi a distanza di qualche mese, è forse lecito dar voce ad una riflessione più realistica.

Si dice che nelle democrazie moderne si vince anche per un voto.

E' vero, ma noi non eravamo in una democrazia moderna.

Eravamo nell'Italia governata dallo staff aziendale di Berlusconi e Calderoli.

Eravamo nell'Italia delle leggi ad personam, del disastro economico, della deregolation ambientale, del servilismo a Busch e alle sue guerre.

Vogliamo essere seri? Davanti a tutto questo non è scattata quella repulsione maggioritaria del Paese che ci attendevamo, e, francamente, non so oggi come ci troveremmo se il centro-destra avesse resistito a mettere in campo quell'ennesimo colpo istituzionale con la sua legge elettorale che si è rivelata un clamoroso autogol.

Dobbiamo essere seri e consapevoli che c'è qualcosa che non va nella coalizione del centro-sinistra.

Siamo riusciti a mettere insieme l'intero orizzonte dell'antiberlusconismo presente in modo diffuso nel Paese, ma non abbiamo eroso il blocco sociale che l'ha sostenuto per un decennio.

E la stessa riflessione vale in qualche modo per quello che ci riguarda come Verdi.

Abbiamo eletto 20 parlamentari. Un terzo in più di prima.

Va tutto bene? E' sufficiente questo per un partito che, più di ogni altro si pone il problema delle sorti del pianeta, che, prima di ogni altro, ha concretizzato una propria strutturazione europea?

E' sufficiente aver portato a casa ancora una volta quel 2% con qualche decimale accanto per dirci soddisfatti?

Io direi di no, e non può non essere questa la sede per dire che quel risultato è insufficiente.

Chi fa politica da qualche anno come me ed ha i capelli bianchi, sa bene che l'ultima cosa da fare è quella di spiegare tutto con l'incomprensione della gente.

No, non è cosi, non è la gente che non capisce, ma semmai noi a non farci comprendere, ed è questa la vera sfida per il prossimo futuro. Riflettere seriamente sui nostri limiti e le nostre inadeguatezze per poterle superare.

 

La Finanziaria


E di limiti ce ne abbiamo tanti soprattutto quello della comunicazione.
Riflettevamo di recente sull'ultima finanziaria sulla quale, come noto, i Verdi non hanno fatto salti di gioia.

Poteva e doveva essere migliore, e ci siamo battuti fino in fondo perché questo avvenisse.

Però penso anche ai tanti risultati ottenuti e cosi poco noti.

I lavoratori dipendenti che lo scorso mese hanno atteso con apprensione la busta paga, si sono resi conto che di stupidaggini propagandistiche la destra ne aveva dette tante.

La maggior parte ci ha trovato qualche euro in più, solo pochi qualcuno in meno ma questa volta con una spiegazione che una piccola rinuncia potrà servire a migliorare questo P aese. A renderlo migliore, più moderno, più competitivo.

 

Penso ai risultati che abbiamo ottenuto come Verdi. Non sono pochi e tutti significativi.

Ne voglio ricordare solo alcuni.

 

1- Si pensi all'obbligatorietà dell'istallazione di pannelli fotovoltaici negli edifici di nuova costruzione. Tutti noi guardammo con meraviglia la Spagna di Zapatero quando introdusse tale norma. Ora ce l'abbiamo anche noi, grazie a i Verdi.

 

2 -  Gli incentivi per l'energia pulita, 4 miliardi di euro l'anno, dal 2007 sono destinati esclusivamente alle fonti rinnovabili e non più anche alle assimilate. Per intenderci stop agli inceneritori che prima erano sostenuti dall'80% delle risorse europee che arrivavano all'italia. E l'italia era l'unico Paese che continuava a farlo. (Qui c'è ancora da rivedere qualcosa perché la formulazione della norma non è chiarissima e lascia aperte ancora possibilità di finanziare nuovi impianti, mentre l'accordo che avevamo con il governo mi sembra dicesse altro).
Ora dobbiamo trovare la forza di dirlo che gli inceneritori non sono una soluzione giusta. Che vanno avanti solo perchè sostenuti da contributi pubblici senza dei quali sarebbero in perenne rimessa. Rimessa economica e ambientale.

3 – Penso ad esempio a tutti gli interventi a difesa dei lavoratori precari, dei co.co.co, dei collaboratori a progetto per i quali abbiamo ottenuto maggiori diritti rispetto a temi quali la maternità, le ferie, diritti elementari troppo spesso negati nella precedente situazione.

4 – Siamo riusciti almeno in parte a risolvere quell'assurdo problema del tiket da pagare nei pronto soccorso. Almeno per i codici verdi siamo riusciti ad eliminarlo, ed ora resta solo per i codici bianchi (quelli di nessuna urgenza per intenderci).

5 E che dire dei 270 milioni di Euro sulla mobilità ottenuti per un triennio a favore del decongestionamento del traffico nelle città, a favore di pendolari per l'acquisto di nuovi e migliori autobus e treni.

6 – Siamo riusciti ad istituire un fondo di solidarietà indirizzato a sostenere l'accesso ad un bene comune come l'acqua reperendo fondi a carico delle società che imbottigliano acque minerali epr un importo apri a 0,1 centesimi al litro, e visto che siamo i principali produttori e consumatori di acque minerali al mondo, il fondo sarà sicuramente cospicuo.

 

Ma c'è un'altra cosa che voglio sottolineare in questa finanziaria e che riguarda da vicino il nostro territorio ed è quella che per la prima volta sono stati riconosciuti i lavoratori socialmente utili. Per la prima volta uno specifico fondo ne prevede la stabilizzazione. Non è sufficiente per tutti, ma rappresenta l'acquisiszione di un diritto fondamentale per lavoratori che da decenni sono impiegati nella pubblica amministrazione senza diritti, senza prospettive.

Questo e tante altre cose si deve specificatamente al lavoro dei parlamentari Verdi che hanno rigenerato una fiducia che sembrava ormai perduta.

Ha fatto tanto scalpore quando uno scienziato come Carlo Rubbia ha sbattuto le porte a questo Paese e se ne andato lavorare altrove che hanno fatto tanti altri ricercatori.

Sta passando troppo in sordina la notizia che oggi Carlo Rubbia è tornato per essere consulente scientifico del ministro dell'ambiente Alfonso Pecoraio Scanio.

 

La Regione Lazio

Dall'ultimo nostro congresso c'è un'altra cosa che è cambiata, e cioè che a governare il Lazio non c'è più Storace, ma l'Unione.

Qui la vittoria è stata più forte, netta e chiara, ed era tutt'altro che scontata, e oggi ha aperto nuove prospettive anche per il nostro territorio.

Tanti sarebbero i temi da affrontare su questo fronte.

Penso alla Salaria.  Una strada ormai da terzo mondo. Abbiamo condiviso e sostenuto l'opzione strategica sulla Salaria messa in campo dalla Regione Lazio, e questo la dice lunga sulla fama dei Verdi che dicono sempre di no.

Ma ve la ricordate la destra di qualche anno fa? Non solo destinò altrove i 190 miliardi per l'ammodernamento della Salaria stanziati con la finanziaria del centro sinistra del 2000. Poi arrivò a presentare un progetto, non per un ammodernamento , ma per una nuova Salaria. Circa 1000 miliardi di vecchie lire con un progetto delirante che per altro non comunicava per nulla con l'altro progetto, non meno delirante, della ferrovia Rieti Corese.

Due percorsi diversi. Gallerie su montagne diverse, enormi cavalcavia su su pressoché l'intera Sabina. Insomma qualcosa di assolutamente insensato.

Il risultato ? Si sono spesi fior di miliardi per i progetti finiti entrambi in archivio.

Ma come si poteva immaginare di realizzare un terza Salaria ex novo invece di raddoppiare quella che già c'è? Come si poteva immaginare che un governo, di qualsiasi colore politico fosse (e al tempo era di destra), potesse destinare a Rieti oltre 2500 miliardi per due opere pubbliche.

Come si fa a non ragionare, come ora si sta facendo, in termini di priorità.

Che oggi l'ammodernamento della Salaria sia la priorità assoluta è sotto gli occhi di tutti.
Questo dobbiamo fare e questo faremo.

Cosi come è necessario completare l'incompiuta Rieti-Torano, per la quale finalmente ci sono oggi le risorse, cosi come la Rieti-Terni che cosi com'è resta una cattedrale dell'assurdo.

Come Verdi diciamo in primo luogo di realizzare queste opere prima di pensarne altre, come ad esempio il prolungamento dell'E45 in Sabina della quale a nostro avviso si è parlato fin troppo.

Una opera che sarebbe sbagliata, funzionale non si capisce bene a chi e a cosa.

Non di certo al modello economico su cui sta puntando la bassa Sabina che ne risulterebbe largamente compromesso.

Ma in ogni caso forse i cittadini sono stanchi di passare da una legislatura all'altra sentendosi piovere addosso progetti sopra a progetti, idee sopra ad idee, e continuare invece a confrontarsi con opere incompiute o mai cominciate. Completiamo ciò che attende da anni di essere completato prima di immaginare ulteriori infrastrutture.

E' una posizione radicale la nostra? A noi sembra solo una posizione sensata.

Questo per rispondere anche a Gianfranco Fini che qualche giorno fa ha addebitato alla radicalità di noi Verdi il mancato sviluppo di Rieti, dimenticando che da 13 anni questa città è ammnistrata da sindaci del suo partito che, per loro stessa ammissione, non si sono mai posti il problema dello sviluppo, ma della gestione del quotidiano che per altro hanno fatto malissimo.

Per tornare alla Regione non v'è dubbio che si respira un'aria nuova. Tante sono le cose che sono state fatte.

Magari Marrazzo viene meno a cena in Sabina di quanto non facesse il suo predecessore, o non si prodiga per inaugurare per la terza o quarta volta la scuola del vetro di Roccantica

Ma di cose nuove alla Pisana se ne sono fatte tante.

Qualcuna l'ho già ricordata, altre le abbiamo anche di recente presentate qui a Rieti come la nuova legge sull'agriturismo che favorirà tanta nuova occupazione in un settore che resta a nostro avviso un percorso assolutamente da privilegiare per il nostro territorio, cosi come quella sull'ecoturismo di cui presentammo qualche mese fa la proposta di legge di Enrico Fontana e che nel frattempo è diventata realtà.

E che dire della decisione di dichiarare la Regione Lazio OGM Free. Una decisione importante, non soltanto simbolica ma accompagnata da una serie di disposizioni consequenziali.

Qui ci si potrebbe rispondere che anche il comune di Rieti un paio di anni fa si dichiarò OGM free. In quell'occasione facemmo i complimenti alla giunta e al sindaco, e ci aspettavamo almeno qualche decisione conseguente. La più immediata è una nostra vecchia battaglia: quella cioè dell'impiego di cibi biologici nelle mense scolastiche del comune.

Ci sembrava il minino per un comune che voleva mettere l'insegna “OGM free”

Ed invece no. Rieti si è dichiarata OGM free, ma nelle mense scolastiche si continua ad utilizzare latte Nestle, e potenzialmente qualsiasi altro prodotto geneticamente modificato, basta che costi di meno e tutto va bene. In soldoni quella decisione fu solo mera propaganda.

E sono tanti i settori su cui i Verdi hanno presentato specifiche proposte di legge di grande rilievo.

Penso a quella sul Reddito di cittadinanza, a quella sulla bioarchitettura a quella recente sui distretti ecoindustriali, discussa recentemente anche a Rieti, a quella sull'elettrosmog.

 

Su quest'ultima continuiamo a manifestare però tutte le nostre perplessità non di certo sulla legge, quanto sull'iter procedurale francamente troppo lungo che sta seguendo.

La legge presentata dai Verdi all'indomani della vittoria elettorale del 2005, è stata approvata dalla giunta Regionale per restare poi invischiata in un percorso francamente troppo lungo. Sappiamo che è tutt'ora all'esame della conferenza stato-regioni.

Insomma noi chiediamo con forza che quella legge diventi al più presto operativa. Quali sono gli interessi che impediscono questo? Ce lo chiediamo con forza insieme ai tanti cittadini che in questo tempo si sono mobilitati preoccupati della loro salute.

 

La provincia di Rieti

 

Per fortuna in questo excursus di cambiamenti, dal governo nazionale a quello regionale, non dobbiamo aggiungere quello dell'Amminsitrazione Provinciale di Rieti che nelle ultime elezioni ha invece confermato un governo di centro-sinistra.

Per raggiungere questo obiettivo è stata determinante la forza dei Verdi.
Sono stati determinanti i nostri voti e le nostre battaglie, che saggiamente il presidente della provincia ha più volte ripreso durante la sua campagna elettorale.

Penso a quella relativa alle contraddizioni dell'eccesso di grande distribuzione a Rieti, a quella il centro intermodale di Forano-Stimigliano, e a tanti altri temi a noi cari.

Siamo stati determinanti, ma non sufficientemente per essere rappresentati all'interno dell'Amministrazione Provinciale.

Qualcuno aveva allora pensato che la presenza dei Verdi sarebbe stato un piccolo fenomeno di passaggio. Che magari bastava mettere in campo una “listarella” di disturbo da ripagare poi in qualche maniera, con qualche incarico qua e la.

Di certo non ha sortito grande effetto.

Forse quella lista presentata all'ultimo minuto ci ha impedito di raccogliere quei minimo di voti in più per raggiungere quel quorum che ci avrebbe consentito una partecipazione piena al governo della provincia.

Di certo non è stata una pagina edificante per la storia del centro-sinistra nel nostro territorio.

Non ne facciamo una questione di presenza ad ogni costo, ne ci siamo più di tanto attardati a polemizzare su questo, o sul fatto che altre liste pur con risultati minoritari rispetto al nostro hanno, come si suol dire, ricevuto postazioni di visibilità nel contesto dell'Amministrazione Provinciale.

I Verdi non esistono solo in funzione dei posti che ricoprono. La politica la si fa anche se non si hanno importanti scrivanie. Siamo continuati ad esistere e a crescere malgrado tutto, e abbiamo la presunzione di ritenere che l'Amministrazione provinciale abbia perso qualcosa nel voler tenere fuori i Verdi dal governo del nostro territorio.

Lo diciamo senza alcuno spirito polemico, e da forza responsabile che malgrado questo è sempre ben disposta a porsi al servizio del governo della provincia .

Qualche anno fa proponemmo all'Amministrazione provinciale il nostro progetto sul biodiesel. Trovammo un ampia apertura e disponibilità da parte del Presidente della provincia.

La cosa divenne perfino di interesse nazionale. Battuta dalle agenzie la notizia venne ripresa da decine di organi di informazione nazionali. Perfino siti istituzionali come quello dell'Arpa della Lombardia, tanto per portare un esempio, sottolinearono la bontà dell'operazione che stava mettendo in campo la Provincia di Rieti che si sarebbe posta all'avanguardia a livello nazionale sul fronte dell'utilizzo di una fonte energetica rinnovabile come questa, che avrebbe per altro dato un impulso tutt'altro che secondario al settore agricolo.

Si è fatta una bella conferenza stampa e tutto è rimasto fermo. Forse se c'erano i Verdi all'interno dell'amministrazione provinciale si sarebbe andati avanti su questo aspetto.

Forse se c'erano i Verdi l'amministrazione provinciale avrebbe evitato qualche errore di troppo, tra le tante cose positive che pur si stanno facendo.

Penso all'Università su cui tutti noi abbiamo fortemente scommesso, e che invece vediamo ferma anche per l'errore che continuiamo a ritenere grossolano di collocare al suo vertice un personaggio del tutto inadeguato.

Pensiamo al Terminillo, e al suo tanto chiacchierato progetto caldeggiato con tanta vemenza dalla destra reatina e leonessana.

Noi Verdi riteniamo che esso meritava e – fortunatamente siamo nella condizione di poter dire che merita - una riflessione molto più approfondita di quella che è stata fatta fino ad ora.

C'è un sentimento comune tra i cittadini di Rieti, che come Verdi condividiamo fino in fondo, e cioè che cosi com'è la stazione turistica del Terminillo è del tutto inutile, perdente, senza possibilità di concorrere con altri centri montani.

Condividiamo la diagnosi, ma riteniamo la terapia sbagliata.

C'è la destra che presenta un progetto per lo sviluppo del fronte nord della montagna. Un progetto assolutamente delirante davanti al quale la provincia – e comprendiamo anche questo – non si sente di dire completamente di no. Prova a ragionare. Prova a rivedere quel progetto. A ridurlo nella sua portata, salvando qua e la qualcosa, introducendovi nuovi elementi.

Quale è allora il problema, al di la della fattibilità o meno di quel progetto ? E' che con esso si è rinunciato a mettere in campo un progetto reale e complessivo di sviluppo di questa montagna che la provincia era legittimata a fare, e secondo noi aveva il dovere di fare.

Abbiamo la sensazione che al palazzo d'oltrevelino e alla Pisana, con troppa facilità si sia ceduto alle pittoresche manifestazioni leonessane.

Noi non ne facciamo una questione di qualche albero in più o meno da tagliare. Ne facciamo una questione di sensatezza dell'idea progettuale.

Tutto è opinabile. Un progetto monotematico totalmente centrato sullo sci, per lo sviluppo di una stazione montana non è opinabile. E' sbagliato.

E' sbagliato perché non tiene conto dei cambiamenti climatici con cui l'intero pianeta si sta confrontando, e che trasformano l'ipotesi di sciare sull'altro fronte una variabile limitata nel tempo. Non sappiamo per quanto tempo, ma sicuramente limitata nel tempo. Dieci, forse quindici anni non di più. Poi anche sul fronte leonessano si presenteranno quelle stesse condizioni climatiche del fronte reatino del Terminillo.

E cosa faremo allora? Insomma il Terminillo non può essere trattato alla stregua di una sorta di miniera d'oro per sfruttare nella quale si istalla un villaggio di minatori per poi abbandonarlo e costruirne un altro da una'altra parte per sfruttare un nuovo filone d'oro. Non è questa la strada giusta.

Sono sbagliate e inaccoglibili le proposte della destra reatina che in tutta tranquillità sta sostenendo una operazione indirizzata a trasferire a Leonessa la centralità della stazione sciistica del Terminillo.

E' sbagliato e non dobbiamo permetterlo. Riteniamo che un contributo fondamentale in questa direzione debba venire dal prossimo consiglio comunale.

 

Nel programma dell'Unione il capitolo del rilancio del Terminillo dovrà essere centrale. Noi dell'Unione dovremo riuscire a mettere in campo un grande progetto di rilancio complessivo di questa montagna. La destra non è stata capace di farlo. Anzi ha abdicato scelleratamente rischiando di svendere il Terminillo a Leonessa. Noi non possiamo consentirlo.

 

E vado avanti sulla questione dei rapporti con l'amministrazione provinciale per soffermarmi su un altro aspetto. Quello della gestione dei servizi idrici.

La nostra battaglia parte dal 2002, al tempo della finanziaria di quell'anno quando con il ben noto art.35 Berlusconi e tutta la casa delle libertà, aprirono la strada alla privatizzazione dell'acqua in Italia.

Ci siamo battuti con forza contro quella decisione. I Verdi a Rieti come in Italia furono i primi lanciare l'allarme a fare di questa questione una questione dirimente. Una questione complessa, difficile da far comprendere, caratterizzata da molte ambiguità che sono servite sia al centro destra che a parte del centro-sinistra per giustificare una operazione che noi abbiamo ritenuto sempre sbagliata.
Da allora tante cose sono cambiate. Il movimento contro la privatizzazione dell'acqua è cresciuto. E' cresciuto enormemente. Ovunque sono nati comitati, movimenti.

Ovunque Verdi, Rifondazione, CI, quella sinistra che ci si ostina a chiamare radicale, continua a dire una cosa che è tutt'altro che radicale. E' di buon senso. L'acqua è vita. L'acqua è un bene comune essenziale. L'acqua non può essere privatizzata. L'acqua non è una merce. Sull'acqua non si possono fare affari.

Da destra ci si rimproverava che stavamo impedendo un colossale affare per il nostro territorio. Dal centro sinistra più o meno la stessa cosa con l'aggiunta, secondo noi dotata di qualche velatura di ipocrisia, che non si intendeva vendere l'acqua ma la sua gestione.

E' un po' come dire non intendo appropriarmi della tua casa, ma per i prossimi cento anni ci abito io, poi vedremo.

Quella nostra battaglia giudicata demagogica e irreale oggi ha assunto, a Rieti come altrove, connotati molto diversi.

E' cambiato il quadro normativo nazionale e regionale, e stiamo lavorando perché cambi ulteriormente con una legge di iniziativa popolare per la quale in pochi giorni si nono già raccolte decine d migliaia di firme.

Lo stesso programma dell' Unione, e una decisione del governo di qualche mese fa, ha chiaramente detto quello che noi Verdi diciamo da sempre, e cioè che per quanto concerne l'acqua non è possibile distinguere tra proprietà e gestione.

Queste sono un unicum e come un'unica cosa vanno trattate.
lo scorso 12 febbraio, quindi meno di una settimana fa, in un vertice del governo si è ribadita la necessità di fermare tutte le privatizzazioni dell'acqua in atto in Italia.

Ormai ogni organismo mondiale sta rivedendo l'approccio a questo tema.

Se nel WTO dell'Aia del 2000, l'acqua passò dalla dimensione di “diritto sociale” a quella di “bisogno sociale” cui si rispondeva con un “prodotto di mercato”, aprendo di fatto il percorso verso la privatizzazione, nella recente conferenza internazionale sul clima di Parigi si è sottolineata la necessità che tutti i paesi del mondo devono impegnarsi a difendere e tutelare un bene comune inalienabile come l'acqua.

Oggi ci chiediamo chi aveva ragione. Oggi forse apparirà più chiara quella nostra decisione del marzo 2004 con la quale ci chiamammo fuori dal centro-sinistra nel contesto delle imminenti elezioni provinciali qualora ci si fosse ostinati a proseguire sulla strada della privatizzazione dell'acqua.

Trovammo nell'allora candidato dell'Unione Fabio Melilli capacità ad ascoltare e a congelare una questione che doveva chiudersi da li a qualche ora.

Oggi forse ci potrà riconoscere che facemmo bene a fare quella battaglia, e che i Verdi, raggiunto il governo regionale hanno fatto in modo che seguire il percorso della non privatizzazione dell'acqua sia diventata una grande opportunità per il nostro territorio.

Il presidente Melilli nei mesi scorsi ha lavorato con grande intelligenza in sinergia prima con l'assessore Angelo Bonelli, poi con l'attuale Filiberto Zaratti, portando a casa un grande risultato per la nostra provincia. Un risultato che ha tante facce.. Tutte positive.

La prima è che la concessione del Peschiera-Capore dopo 80 anni non sarà più dell'Acea SpA, ma di un ente pubblico, probabilmente del comune di Roma.

E' un fatto più simbolico che sostanziale, ma importantissimo. L'acqua è pubblica e la concessione per lo sfruttamento di una delle sorgenti più importanti d'Europa sarà in mano ad un soggetto pubblico e non di una SpA.

La seconda è un ritorno economico importantissimo per la provincia di Rieti.

Otto milioni di euro l'anno per 30 anni oltre a 25 milioni di pregresso. Sono cifre enormi.

Non è il costo dell'acqua perché l'acqua non si paga e noi non vendiamo acqua ad altri cittadini.

Tecnicamente si chiama “interferenza d'ambito”, ed è il contributo economico che si riceve per il disagio ambientale che il nostro territorio subisce perché l'acqua del Peschiera-Capore possa arrivare a Roma.

Ci sono in più circa un milione di euro che vanno ai comuni che maggiormente portano il peso del disagio ambientale come Cittaducale, Castel S. Angelo, Casaprota ed altri.

A tutto questo va aggiunto il grosso finanziamento di oltre 10 milioni di euro per la depurazione già deliberati da tempo.

Sono risorse enormi che serviranno per rinnovare i nostri depuratori, le nostre reti idriche, per abbattere le tariffe, ma anche per fare altri importanti investimenti sul territorio.

Io non oso immaginare cosa sarebbe accaduto se ci si fosse ostinati a perseguire la strada della privatizzazione di qualche anno fa.

E' vero che la decisione deve essere ancora presa, e che spetterà ai sindaci, ma c'è un fatto fondamentale. Quando abbiamo avviato questa battaglia la possibilità di una gestione pubblica era una lontana evenienza, una possibilità del tutto marginale.

Oggi al contrario è la privatizzazione che sarebbe una inaccettabile anomalia.

Pur dall'esterno del governo della Provincia i Verdi hanno contribuito enormemente a tutto questo. Speriamo che ci venga riconosciuto.

Torno a ripeterlo, l'esistenza dei Verdi non è legata a questa o a quella poltrona, e i Verdi sono capaci sempre di raccogliere nuove sfide.

 

Le prossime elezioni comunali di Rieti

Oggi davanti a noi si presenta con tutta la sua forza la sfida delle elezioni comunali del capoluogo di provincia.

E' un tema troppo importante per non essere messo al centro anche di questo nostro congresso provinciale.

La destra governa Rieti da 13 lunghi anni. Tredici anni in cui, se si fa eccezione per le elezioni del 1994, il centro-sinistra non è mai riuscito a raggiungere neanche il ballottaggio.

Rieti è governata da una maggioranza che ogni giorno di più si caratterizza per rissosità e incapacità ad elaborare e fornire risposte credibili alla città.

La politica urbanistica è stucchevole. Un piano regolatore in gestazione da 17 lunghi anni durante i quali è accaduto di tutto. Il piano regolatore anzichè dettare le regole per lo sviluppo della città, è finito per adeguarsi e circoscrivere di volta in volta le varie modificazioni, dettate la logiche particolaristiche, senza la benché minima visione complessiva.

Un piano regolatore che all'indomani delle prossime elezioni comunali dobbiamo rivedere e ripensare prima ancora che diventi operativo.

La politica del traffico è devastante. Giocata tutta sulla pelle dei cittadini. La soluzione dei problemi è solo sullo sfondo. Quello che ha dominato è la ricerca del consenso, e l'irresponsabile e fastidiosa mania di imprimere qualche segno di se che possa durare nel tempo.

Il risultato è che in una cittadina come Rieti con meno di 50000 abitanti, con un centro-storico di qualche centinaio di metri, abbiamo assistito negli ultimi tre anni ad una ventina di modifiche del piano del traffico, una più fallimentare dell'altra, con un risultato: il disagio per il traffico che questa città non conosceva, si è finito per inventarlo.

Questi signori sono riusciti a riportare le auto nel cuore del centro storico, a realizzare un megaparcheggio devastante, che non serve a nessuno. A consegnare la politica del traffico, quindi la vivibilità della città, ad una società privata. Italimpa prima, Saba Italia poi. Vorrebbero far credere che a decidere sui parcheggi a pagamento, ormai esistono solo quelli, e sulle strategie del traffico si decide a palazzo di città insieme a commercianti e residenti. Non è vero. A decidere è la Saba solo in funzione dei suoi interessi, e questo grazie ad un contratto capestro firmato nel 1996 del quale erano ben chiare fin da allora le tragiche conseguenze.

 

Tante sono state le nostre battaglie, perché tanti sono i problemi del nostro territorio.

Le abbiamo messe in campo con il nostro entusiasmo e la modestia dei nostri mezzi. Spesso hanno fatto centro, hanno colpito e generato risposte a volte dure e scomposte da parte della destra reatina.

 

Non possiamo però nascondere contestualmente la nostra perplessità davanti ad una opposizione che non ha mai, o quasi mai, ritenuto di dover raccogliere e far proprie le nostre battaglie.

 

 Si volta pagina

Oggi però si volta pagina, si cambia, si deve cambiare davvero, e i Verdi hanno messo in campo tutta la loro disponibilità in questo senso.

Prima e durante l'estate eravamo addivenuti alla conclusione che non sussistevano le condizioni nel centrosinistra per mettere in campo un reale processo di cambiamento della città.

Non avevamo neanche escluso l'ipotesi di presentarci da soli alle prossime elezioni amministrative assumendoci una seria responsabilità in questo senso.

Poi però un percorso diverso siamo riusciti ad individuarlo e a costruirlo.

Dal mese di settembre abbiamo iniziato ad incontrarci con Rifondazione Comunista e Comunisti Italiani con lo scopo di verificare le possibilità di mettere in campo politiche comuni.

Abbiamo cominciato ad intervenire insieme su determinate questioni come quella del Terminillo, del lavoro, dell'acqua.

Insieme abbiamo compreso che quella era la strada giusta, e l'abbiamo prolungata fino a farla diventare il nostro tavolo di ragionamento per le prossime elezioni comunali.

Lo abbiamo fatto mettendo in primo luogo da parte ogni possibile nostro particolarismo, consapevoli che l'obiettivo da raggiungere era uno e solo uno. Quello di strappare la città alla destra.

Abbiamo ragionato sullo sviluppo della città, delle necessità irrinunciabili di un reale cambiamento.

Ci siamo detti che non bastava vincerle le prossime elezioni, ma che era necessario proporre alla città un reale cambiamento.

E' lungo questo percorso che abbiamo incontrato l'amico Gaetano Papalia al quale abbiamo esposto le nostre idee e le nostre proposte.

Non cercavamo un testimonial di esse, ma un serio interprete capace di arricchirle insieme a noi ed altri per arrivare a proporle alla città.

Insieme a lui abbiamo lavorato in questa direzione e l'intesa è stata totale.

Ecco svelati tutti i misteri dietro la candidatura di Gaetano Papalia alle primarie. Nessun potere forte, nessun condizionamento esterno, ma una realistica consapevolezza di mettere a disposizione un percorso giusto e vincente all'intera coalizione.

Francamente non immaginavamo tanto scalpore, ne era nostra intenzione generarlo.

Abbiamo detto con grande franchezza ai nostri alleati che la nostra proposta poteva essere giudicata positivamente e quindi doveva essere sostenuta.

Legittimamente poteva essere giudicata non convincente, ed allora se ne dovevano avanzare altre per essere confrontate alle primarie.

Una cosa non poteva esser detta, e cioè che non eravamo legittimati ad avanzare tale proposta.

Ne è scaturito un lungo, forse francamente troppo lungo, dibattito all'interno dei singoli partiti dell'Unione.

I Democratici di Sinistra hanno ritenuto valida la nostra proposta e l'hanno fatta propria, altri l' hanno ritenuta meno convincente, e saranno ora le primarie a decidere chi sarà il candidato a sindaco dell'Unione.

Ma su questo punto vogliamo essere chiari. Vogliamo esserlo come Verdi, ma ritengo che lo stesso pensiero sia condiviso da tutti coloro che stanno seguendo questo nostro percorso.

Le primarie non sono confronto tra avversari, ma tra sensibilità diverse, e la prima regola che le deve guidare è quella che all'indomani di esse, colui che riceverà meno consensi dai cittadini, dovrà sostenere con grande forza colui che i cittadini hanno scelto come rappresentate dell'intera coalizione.

Noi questo faremo come Verdi, e ritengo che sia la stessa cosa per tutti coloro con cui stiamo condividendo questo percorso, compreso ovviamente il nostro candidato.

Siamo però preoccupati da qualche particolarismo di troppo, da qualche stonatura della quale si poteva fare francamente fare a meno.

Mi riferisco ai tentativi di dar vita ad un cosiddetto terzo polo che fin dalla sua prima uscita

si è posto come l'alternativa al sistema dei partiti.

Con un linguaggio un po' datato ci si pone fuori dal centro-destra e dal centro-sinistra.

Basterebbe dire che ci si pone fuori dalla storia per liquidare la questione, perché gli italiani hanno da tempo scelto il bipolarismo come sistema politico e non si avvertono tensioni contrarie a tale dinamica.

Ma la questione non merita più di un breve passaggio anche perché a sventolare la bandiera dell'antipartitismo abbiamo visto troppe facce che ai partiti devono molto e che

tutt'ora ricoprono incarichi grazie ai partiti. Per carità si può anche cambiare idea. Bisognerebbe però avere la coerenza di dimettersi da quelle postazioni offerte dai partiti prima di scagliarsi contro di essi. Bisognerebbe strapparle le tessere dei partiti, e non depositarle momentaneamente nell'altra tasca per vedere come va, e poi semmai tirarle fuori di nuovo.

Insomma per qualsiasi cosa si faccia bisogna essere credibili per farla, e li, per carità, tranne non pochi cittadini sicuramente in buona fede, non ci i sembra proprio che alberghi troppa credibilità.

Con tutte le sue pecche e contraddizioni il centro-sinistra è un'altra cosa.

E di contraddizioni ce ne sono davvero tante.

E' vero che bisogna capire comprendere, ma poi bisogna pure agire.

Stiamo assistendo da tempo al dibattito interno alla Margherita e ad altri partiti dell'ala più moderata della coalizione.

Lo abbiamo fino ad ora fatto con rispetto e anche con preoccupazione, consapevoli che non si possa fare a meno delle forze che si richiamano alla tradizione socialista e cattolica.

Nessuno può negare che, anche davanti agli attacchi che ci sono stati mossi in questo tempo, abbiamo fatto prevalere le ragioni complessive della coalizione.

Abbiamo preferito attendere, evitare di raccogliere le provocazioni che da più parti ci sono arrivate. Siamo stati molto poco radicali in questa occasione.

Ora però basta. Ad ogni riflessione per quanto complessa e articolata sia c'è un limite, e questo limite è ora arrivato.

Proseguire cosi vuol dire assumersi la responsabilità della certezza della sconfitta, e i Verdi non sono più disponibili a diventare complici di un percorso cosi insensato.

A nulla sono valsi gli errori del 1994. Chi non ricorda l'ala moderata del centro-sinistra che davanti ad una vittoria più che possibile al ballottaggio preferì disimpegnarsi e consegnare la città alla destra. Chi non ricorda le scelleratezze del 1998 dove ancora una volta si preferirono i particolarismi e si uscì sonoramente sconfitti al primo turno, e gli errori del 2002 quando alle necessità prioritarie della vittoria finale, si preferì anteporre i particolarismi, gli assetti di giunta successivi. Ancora una volta il centro-sinsitra venne sconfitto al primo turno.

Tutto questo. Questi lunghi e tragici 13 anni per la città, avrebbero dovuto indurre oggi ad una maggiore consapevolezza.

Quella stessa consapevolezza che ha indotto noi Verdi insieme a Rifondazione Comunista e Comunisti Italiani a rinunciare ad ogni nostro particolarismo per arrivare a proporre un personaggio che non alberga di certo nei nostri partiti, ma di certo capace di restituire la città al governo dei centro-sinistra.

Quella stessa consapevolezza che hanno avuto i DS che pur di raggiungere l'obiettivo prioritario, hanno rinunciato a pretendere ciò che nella logica dei rapporti di forza avrebbero potuto anche pretendere, e cioè di esprimere un loro nome come candidato a sindaco. Quella stessa consapevolezza che ha fatto fare la stessa scelta ad altri partiti come l'Italia dei Valori e al Nuovo PSI.

Quella stessa scelta che ha indotto tantissimi cittadini - cittadini veri e non politici in cerca di resurrezione, o sindacalisti in cerca di nuovi impegni - a riunirsi spontaneamente per dar vita ad una lista in appoggio al progetto di Gaetano Papalia.

Ed invece quello stesso “estremismo centrista” che nel '94 non scelse, che ne '98 frantumò la coalizione, e che nel 2002 antepose se stesso al risultato finale, rischia oggi di comportarsi nello stesso modo.

Non sto dicendo che il blocco dei partiti centristi è cosi, ma che al loro interno agiscono forze che spingono in tale direzione.

Io spero ancora che in questi partiti si abbia la forza di far prevalere le ragioni comuni della coalizione, e comprendere che l'obiettivo finale è prioritario ad ogni qualsivoglia particolarismo.

Siamo al decimo-undicesimo rinvio per una decisione che poteva e doveva essere prima, già sullo scorcio dell'anno passato.

Nell'organizzare questo congresso i Verdi avevano deciso di invitare tutti i candidati alle primarie non considerando nessuno un avversario, ma il portatore di una sensibilità diversa, e che avremmo in ogni caso sostenuto qualora avesse avuto maggiori consensi dai cittadini.

Non ci è stato possibile farlo. Ci sono alcuni giorni ancora per decidere. Crediamo che sia un dovere improcrastinabile da parte dei partiti che non l'hanno ancora fatto di decidere nelle prossime ore.

Abbiamo sentito parlare di sondaggi. Di sondaggi che si sono proposti al tavolo dell'Unione. Per noi l'unico sondaggio credibile è quello delle Primarie a meno che qualcuno non stia immaginando un'altra candidatura dell'area centrista dell'Unione. Se cosi fosse vorrebbe dire consegnare questa città per altri cinque anni alla destra, senza possibilità di appello.

Il verde è il colore della speranza, e i Verdi sperano ancora che le prossime ore inducano a una sufficiente sensatezza.

Non possiamo che attendere, ma più che attendere continuiamo a fare quello che abbiamo sempre fatto, e cioè ad occuparci dei problemi di questa città.

Saremo anche ingenui, ma più che preoccuparci di chi farà l'assessore o il presidente dell'ASM, continuiamo ad essere soprattutto preoccupati delle difficoltà che ci saranno per rimettere in piedi i pezzi di questa città.

Perché guardate noi Verdi siamo convinti che non basta vincerle queste elezioni. Che non sia sufficiente rimuovere le foto del podestà Marcucci dall'ufficio del sindaco o i mezzi busti di Mussolini dall'ufficio di qualche assessore.

Noi crediamo che dobbiamo avere la capacità di andare bel oltre.

Dare risposte al dramma occupazionale di questa città ad esempio.

Solo un serio e vero “Patto Sociale” , nel quale tutti i soggetti pubblici e non solo pubblici doveranno essere coinvolti, potrà costituire una risposta significativa in questa direzione. Chi se non il sindaco della città dovrà guidare questo processo?

C'è bisogno di tornare ad offrire ai giovani una speranza e spesso anche un motivo per starci in questa città.

I giovani non la vivono questa città. La subiscono.

Noi non vogliamo un Comune che continui ad assumere insensatamente persone facendo poi pagare ai cittadini il costo di azioni che sono solo propagandistiche e elettoralistiche.

Vogliamo un Comune che sia capace di creare occasioni di lavoro, e questo nei 13 anni trascorsi non è mai successo.

Vogliamo un comune che sappia rinnovarsi.

Guardate nel terzo millennio è intollerabile che un Comune, - è solo un esempio ma indicativo -, abbia un sito internet che aggiorna un paio di volte l'anno, e nel quale se provate tutt'oggi a cliccare sull'icona che invita a comunicare con l'amministrazione, con un famigliare “contattaci”, il messaggio vi torna indietro con l'indicazione “impossibile recapitare il messaggio”. Dopo due anni che si erano fatte le elezioni, dovemmo intervenire noi per segnalare che nel sito del comune compariva ancora la vecchia giunta con il vecchio sindaco, con tanto di e-mail per comunicare con loro con sindaci e assessir che non c'erano più. Sembra impossibile ma è vero.

Anche su questo vogliamo essere innovativi. Noi vogliamo anche su questo concretizzare qualcosa di importante.

In primo luogo una seria informatizzazione del comune realizzata con software libero che diventi una vera e propria interfaccia tra cittadini e amministrazione. E' un fatto di democrazia – in questo caso di democrazia informatica - ma dobbiamo farlo perché sarà questa la nuova frontiera della democrazia nei prossimi decenni, e vogliamo che il comune di Rieti sia all'avanguardia in questo senso.

C'è tanto da fare in questo comune nei prossimi anni. C'è da recuperare un lungo periodo perduto. Un periodo perduto a gestire malamente il quotidiano.

Le uniche tensioni in avanti questa amministrazione le ha riservate non per far crescere la città, ma in una insensata politica dei monumenti giocata tra “caciotte” e “gnomoni” dei quali avremmo fatto volentieri a meno.

C'è un piano regolatore che, come ho già detto, deve essere rivisto. Una politica del traffico da rifare, una politica del piccolo commercio tutta da elaborare prima che l'ultimo dei commercianti di quartiere chiuda definitivamente schiacciato dalla grande distribuzione per la quale, abbiamo il più alto indice d'Italia. .

E che dire della gestione dei rifiuti. Siamo a tassi bassissimi di raccolta differenziata Quella poca che viene fatta è finta. I cittadini si sforzano di farla ma quando vedono poi i camion dell'ASM rimischiare tutto ricevono la peggiore delle comunicazioni che una amministrazione possa dare.

Non abbiamo un solo chilometro di piste ciclabili, neanche un mq di isole pedonali. Siamo agli ultimi posti in Italia in materia di impiego di fonti rinnovabili.

Eppure, ad ascoltare il sindaco, tutti ci invidiano, non si capisce cosa ci possano invidiare, ma secondo lui tutti invidiano Rieti Ci invidiano l'illuminazione natalizia che, secondo lui è stata giudicata la migliore d'Italia (non si capisce bene da chi), Intanto quella dello scorso Natale deve essere ancora rimossa. Ci invidiano le nostre strade e nell'ultima visita di Fini a Rieti si è lanciato in una bizzarra sfida per il confronto tra le strade del centro storico di Rieti e quelle di Roma. Sfida della quale sarebbe dovuto essere arbitro lo stesso Fini. Ci invidiano i nostri monumenti. Mica quelli storici, si intende, ma quelli che hanno piazzati loro in questi 13 anni. Questo io spero sia vero, perché cosi se governeremo la città li potremo regalare a chi tanto ce li invidia. L'importante è che li portino via da qui. Ma abbiamo qualche dubbio in proposito.

 

E che dire del terzo settore. I servizi sociali dovrebbero offrire risposte serie e concrete ai cittadini, ed invece sono stati trasformati in una volgare macchina di consenso.

 

Sono queste e tante altre le cose che non vanno in questa città. Per noi è prioritario ragionare di questo, e su questo continueremo a lavorare.

E' sul nostro impegno per la città e per il territorio che chiederemo il consenso ai cittadini. Siamo certi che questa volta ci sarà, perché sono tanti i cittadini che hanno compreso che la vera politica è questa.