RELAZIONE POLITICO-PROGRAMMATICA DI ROBERTO LORENZETTI

 

 

 

 

Carissime/mi

Avremmo preferito svolgere questo nostro congresso in un tempo migliore. Non in un tempo di guerra. Le nostre problematiche, quelle che affronteremo oggi qui, sono davvero poca cosa rispetto ad un conflitto che è alle porte. Ancora una volta le sorti del mondo sono a rischio. Ancora una volta si sta pensando scelleratamente che sia necessaria la guerra per risolvere un problema. Non aggiungo altro su questo tema. Non ce n'è bisogno. La nostra posizione è chiara. Lo era fin dallo scorso settembre quando siamo scesi nelle iazze, anche in questa città, a raccogliere firme per una petizione popolare nazionale contro la guerra. Lo abbiamo fatto di nuovo qualche mese dopo insieme al Socialforum di Rieti, e poi ancora il 14 febbraio, il giorno prima della grande manifestazione di Roma, e poi ancor il 5 marzo, e torneremo a farlo domani con un corteo insieme a tutte le forze del centro-sinistra, insieme a tante associazioni laiche e cattoliche.
La nostra posizione è chiara. Siamo per dire no alla guerra. Senza "se" e senza "ma". Qualche giorno fa nel rispondere ad un giornalista rispetto alla guerra mi è tornata in mente una frase di don Lorenzo Milani, davanti alla guerra "..l'obbedienza non è più una virtù, ma la più subdola delle tentazioni". Davanti questa guerra, davanti alla guerra in genere, è la disobbedienza che diventa virtù. Dobbiamo metterla in campo in ogni modo. Lo hanno fatto tanti giovani a Pisa. I Verdi erano con loro. Ma credo che in tutti noi ci sia la consapevolezza che occorra fare di più. Oggi non basta più dire di essere contro la guerra, è passato forse in secondo piano anche il concetto, che fino a qualche settimana fa era un concetto forte, del "senza se e senza ma". Dobbiamo andare oltre in questi giorni che restano. Uno sciopero di livello europeo forse in questo momento è l'unica risposta adeguata. Non sappiamo se sia sufficiente, sappiamo che forse è l'unica cosa che sia possibile fare, e abbiamo il dovere di farla, perché appunto, "…l'obbedienza non è più una virtù".

Veniamo al nostro congresso, e all'azione dei Verdi qui a Rieti.
Negli ultimi mesi, da quando i Verdi hanno iniziato ad operare con maggiore vigore a Rieti, credo che un po' tutti ci siamo incontrati con l'imbarazzo e le perplessità di molte persone.
Il quesito che ci si è posto più volte è di tipo epistemologico.
Ma chi sono questi Verdi?, ci si è chiesti, abituati ad una immagine un po' stereotipata di un gruppo di persone relegata ad affrontare problemi di nicchia perfino un po' stravaganti. Una immagine che cozza invece con i problemi che in questo tempo abbiamo posto, tutt'altro che relegati allo specifico ambientale, ma che sono andati dall'urbanistica alla sanità, al lavoro ai diritti, alla guerra.
Man mano è passata la consapevolezza che i Verdi, a Rieti come in Italia, sono oggi un partito capace di interagire, e di essere propositivo su ogni sfera problematica.
E l'ambiente? Dove è andato a finire? E' diventato uno dei tanti temi da affrontare? Il primo o il secondo in ordine di importanza? No per noi Verdi l'ambiente è proprio tutto questo.
Riteniamo un errore percepire l'ambiente come qualcosa di separato da un tutto, e a tal proposito qualche riflessione va fatta per farci meglio comprendere.

Il termine "ambiente" è forse tra i più abusati nel linguaggio politico e comune, fino al punto da essere diventato una sorta di vuoto semantico. Cioè a dire finisce con il voler dire tutto e niente, insomma un termine buono per tutti gli usi.
Quante volte ci siamo sentiti dire dai nostri avversari politici che in fondo anche loro sono ambientalisti concludendo con la banalità che la politica non deve entrarci con l'ambiente e quando ci entra deve essere una sorta di porto franco.
Mentre noi siamo andati avanti arricchendo di complessità l'idea di ambiente che dal primo ambientalismo è passato attraverso alla sostenibilità e poi alla globalizzazione, c'è chi è ancora rimasto al concetto di ambiente che vedeva nell'insieme delle risorse naturali la propria sintesi epistemologica.
Nessuno rinnega quella fase. Attraverso di essa si è compreso che viviamo in un "sistema chiuso" con risorse limitate e largamente compromesse, e che quindi dobbiamo ad ogni costo preservare.
I verdi di questo periodo dicevano cose che era necessario dire con forza, soprattutto quando era necessario imporre nuovi criteri di vigilanza, affinché le risorse naturali potessero essere salvaguardate e protette. Sono occorsi decenni per essere ben compresi (per altro non tutti l'hanno ancora fatto) ed è questo il periodo in cui i Verdi sono stati individuati come coloro che dicevano sempre di "no". I Verdi erano quelli delle denuncie, insomma dei rompiscatole. Poi si è compreso che i Verdi avevano ragione, ma quell'immagine in troppi casi resta ancora viva.
Eppure grazie proprio a quelle battaglie dei Verdi che si sono sviluppate le moderne politiche per la protezione dell'ambiente, sono nati ambiti normativi particolari, i governi dei paesi occidentali si sono dotati di specifici ministeri, sono nate leggi relative alle aree protette, sul contenimento delle emissioni nell'atmosfera, sulla protezione delle acque, sulla gestione dei rifiuti.
Quindi guai a relegare ai semplici slogan protezionistici il primo ambientalismo. Esso ha avuto meriti straordinari di imposizione del problema.
Oggi noi Verdi pensiamo all'ambiente in modo più complesso e neanche tanto, o forse neanche più,
come interazione tra risorse naturali e attività umane, accezione che in ogni caso pone una separazione seppur incerta, tra i due aspetti.
Oggi noi Verdi pensiamo all'ambiente come all'insieme delle risorse disponibili. Risorse ambientali, economiche e sociali, percepite come un unicum inscindibile.
E' in altri termini il concetto di ambiente che si sovrappone a quello di sviluppo sostenibile attraverso il quale si cerca di rispondere alle esigenze del presente senza compromettere il futuro. E' un concetto diverso di ambiente, decisamente lontano dal primo ambientalismo, affrancato dal dualismo di ambiente contaminato e incontaminato, perfino da quello tra uomo e ambiente visti come entità separate, per aprirsi invece verso l'intero orizzonte che ci circonda.
Questa nuova concezione dell'ambiente trova profonde connessioni alla critica contro una globalizzazione non governata. Identiche sono le riflessioni e le questioni problematiche. Uguale deve essere il percorso dentro il quale cercare le risposte.
E' un concetto che può incutere qualche soggezione, anche in noi che la proponiamo, e che tutt'oggi ci muoviamo dentro la scommessa di traghettare dentro di esso il vasto e articolato mondo dell'ambientalismo con le sue tensioni, i suoi entusiasmi, i suoi dislivelli, le sue contraddizioni, le sue aperture e i suoi fondamentalismi.
E' un lavoro difficile da compiere, ma lo facciamo nella consapevolezza che si tratti dell'unico percorso possibile.
L'unico che oggi ci ha già posti - e per il resto del centro-sinsitra, sarebbe irresponsabile non riconoscerlo - come il vero nuovo spartiacque tra centro destra e centro sinistra.
Molti si sono interrogati anche qui a Rieti, in quale casella cromatica incasellare i Verdi nel policromo scacchiere del centro-sinsitra. A sinistra dei DS, ma un po' a destra di Rifondazione.
E' un percorso che non ci avvince. Noi ci chiediamo con forza se non sia possibile riconoscerci per ciò che siamo, ne la sinistra ne la destra della sinistra, ma lo spartiacque verde tra una destra che ne a Rieti ne Italia ne nel mondo ha dimostrato di essere in grado di garantire possibilità di sviluppo sostenibile, e un centro-sinistra dentro il quale è possibile riporre la fiducia di un progetto in tal senso.
Qui a Rieti abbiamo testimoniato insieme al socialforum e a una larga fetta della sinistra contro la guerra, insieme agli amici cattolici della Margherita e ai compagni di Rifondazione abbiamo combattuto contro le negazione dei diritti umani più elementari dei malati di mente. Insieme a tutto il centro-sinistra abbiamo condiviso le battaglie sui parchi, sulla crisi della sanità reatina E' la testimonianza che dentro il centro-sinsitra, solo dentro il centro-sinsitra, questi percorsi sono possibili, non dico compiuti, ma di certo possibili.
E' la testimonianza che nessuna speranza può essere riposta in un centro-destra da cui deriva la negazione di questi diritti, e quando parliamo di diritti alla pace, diritti alla salute, diritti alla dignità, diritti al lavoro, diritti all'acqua, all'aria respirabile, parliamo del nostro concetto di ambiente.
Ma non è questa la sede per lunghe seppur necessarie riflessioni epistemologiche,
Diciamo solo che in fondo i nostri postulati teorici seppur complessi nell'enunciazione, altro non sono che concetti di democrazia e di buon senso.
Diciamo anche un'altra cosa che ci consente di introdurre un primo elemento territoriale, e cioè che inevitabilmente esso implica, o meglio è elemento fondante, di un progetto politico a tutti i livelli da quello nostro, di questo territorio, a quello globale.
Il postulato è ovviamente quello di trovarci davanti ad un modello di sviluppo errato, che deve essere cambiato, modificato.
Noi siamo chiamati ad agire qui a Rieti, in una provincia piccola, una provincia tra le più verdi d'Italia. Una provincia estesa territorialmente che va dai territori un tempo abruzzesi a quelli umbri a quelli tipicamente laziali. Una provincia inventata dal regime fascista accorpando appunto territori provenienti da quadri regionali completamente diversi. Una provincia estesa territorialmente ma con un numero di abitanti, meno di 150.000, che sono ben al di sotto di un piccolo quartiere romano.


IL NOSTRO PROGETTO DI SVILUPPO.

Un tempo quando si parlava di sviluppo di questo territorio c'era sempre la cosiddetta "aggiunta verde". Accadeva nei programmi elettorali, nei dibattiti delle feste di partito, in qualche convegno sul tema. C'era insomma sempre l'appendice ambientalista, separata dal resto, collocata quasi sempre in fondo. Manutenzione dell'ambiente, impegno per qualche area protetta e cosi via.

Bene diciamo subito con chiarezza che le cose non stanno più cosi. Diciamo subito che le cose per noi Verdi non possono più stare cosi.

Non che abbandoniamo questi temi, anzi nel nostro nuovo modo di intendere l'ambiente sono tutte questioni che ne escono rafforzate.
Le nostre battaglie per i parchi, un tempo battaglie isolate, oggi sono battaglie di tutto il centro-sinsitra, e questo non può non farci piacere. Diciamo che davanti all'arroganza del governatore Storace che paga cambiali ai costruttori romani tagliando 18.000 ettari di parco o continua il suo percorso di occupazione del potere ad ogni costo e con ogni mezzo attraverso una inaccettabile politica dei commissariamenti come nel caso del parco del Cervia-Navegna, non si può restare fermi, e la battaglia non può non essere di tutto il centro-sinsitra compatto.
Diciamo anche che è necessario- ed è questa una richiesta concreta dei Verdi - un impegno concreto del centro-sinistra per il parco del Velino, una questione che si trascina dagli anni '80 prendendo le mosse da un delirante progetto di cementificazione davanti al quale il mondo ambientalista ha fatto sentire con forza la sua voce. Da allora si sono stratificate consapevolezze, incarichi professionali, studi e quant'altro. Oggi davanti alla deregulation ambientale del governatore Storace la partita è dura, ma noi Verdi vogliamo combatterla insieme a tutto il centro-sinsitra senza dimenticare, e lo diciamo con rammarico, che sarebbe stato sicuramente più semplice raggiungere questo obiettivo quando il centro-sinsitra ha governato tutte le postazioni istituzionali dentro le quali il parco del Velino poteva trovare concretizzazione.

E' per questo che oggi davanti alle proposte di nuovi parchi che arrivano da autorevoli parti del centro-sinistra i Verdi dicono sicuramente di si, prestano sicuramente attenzione, ma sono frenati verso facili entusiasmi. Per i Verdi i parchi sono cosa seria e non solo un tema di scontro politico da utilizzare contro una destra incolta e sciatta che li demolisce. Battiamoci per ottenere ciò che è già ottenibile. Non c'è dubbio che i Verdi saranno in prima linea per estendere la superficie di aree protette del nostro territorio.

Forse il tema dei parchi può essere utile per esplicitare il concetto di base che vogliamo esprimere in questo passaggio, quello appunto del superamento della marginalità dei temi ambientali rispetto al resto.

Guardate che noi Verdi non abbiamo più, semmai lo abbiamo mai avuto, un concetto di parco affrancato dal resto, come dire, un parco come metafora di "giardino perduto", una "eccezione " rispetto ad un "norma".
Ci battiamo e ci batteremo per aumentare le superfici protette del nostro territorio, perché questo oggi è l'unico percorso possibile. Possibile per difendere l'ambiente e difenderci dalle lobby del cemento, per difenderci dalle sciagurate politiche di Storace che paga cambiali elettorali ai costruttori tagliando 18.000 ettari di parchi nel Lazio.
Ma vi assicuro che non c'è nessuna contraddizione se diciamo che vorremmo vivere in un territorio privo di parchi, privo di eccezioni da tutelare rispetto ad una norma "intutelata". Vorremmo vivere in un territorio nel quale andare si a perimetrale parte di esso, ma non le parti più belle e accattivanti, ma quelle più degradate, e non di certo per proteggerle, ma per riqualificarle e renderle degne di far parte di un territorio che è un territorio-parco.

Espressi questo concetto molti anni fa in consiglio comunale, era il 1994. E' inutile sottolineare l'incomprensione di esso allora.
Poi sono accadute alcune cose. Qualche anno dopo c'è stato uno studio del CENSIS redatto in funzione del Giubileo del 2000 che ha detto sostanzialmente le stesse cose utilizzando il concetto di "provincia-parco". C'è stata la redazione del Piano Territoriale di Coordinamento commissionato dalla provincia di Rieti ad una autorevole equipe di tecnici dell'Università di Roma guidata dal prof. Scandurra.
Non so quanti l'abbiamo letto quel piano, ma è molto bello e condivisibile. Peccato che non sia stato mai approvato. Averlo fatto e poi non averci creduto fino in fondo, non è stata cosa molto intelligente. Oggi, ad esempio, con quel piano approvato si sarebbe potuto legittimamente porre un grosso problema di coerenza con il piano regolatore di Rieti che con quel piano è assolutamente incoerente. Basta vedere quello che dice Storace in proposito, che individua nella provincia di Roma e non nel comune, l'interlocutore per verificare la coerenza territoriale del piano regolatore di Roma.
Quel Piano Territoriale di Coordinamento,dice ancor una volta un po' le stesse cose dell'indagine del CENSIS. Ci sono stati altri studi: penso a quelli dell'Istituto Tagliacarte o a quello del prof. Gustav Schachter che seppur indirizzati all'analisi della struttura produttiva, non hanno potuto fare a meno di sottolineare l'importanza strategica dell'ambiente in questo territorio.

Questi studi, soprattuto questi ultimi due, hanno messo in luce un'altra cosa che è la motivazione, una delle motivazioni, che impongono di seguire un percorso piuttosto che un altro.

Di recente le organizzazioni sindacali hanno denunciato lo stato di fatto della struttura produttiva reatina. Hanno preso in esame 15 aziende che operano nel nucleo industriale. 15 tra le maggiori aziende. Complessivamente queste aziende a metà del 2001 davano lavoro a 2500 occupati. Al 31 dicembre del 2002 si erano già persi circa 600 posti di lavoro, il 31%. La proiezione per i mesi successivi, quindi parliamo di questi giorni, è della perdita di altre 240 unità, un ulteriore 12%.
Stiamo parlando di aziende come la EMMS. L'ALCATEL la Lombardini, l'OMICRON ecc., insomma della struttura portante del nostro nucleo industriale. Complessivamente negli ultimi due anni si sono persi 2000 posti di lavoro e questo in una provincia di 150.000 abitanti è davvero grave.

Ogni volta che vengono pubblicizzati dati di questo tipo ci si meraviglia come se si trattasse di una eccezione, di una anomalia, di un fulmine a ciel sereno.
Non è cosi. Siamo davanti ad un trend costante che non deriva ne da crisi di settore come si tende ogni volta a spiegare quando si affrontano le singole realtà aziendali, ne tantomeno da congiunture internazionali che da un decennio sono diventate l' scudo dietro il quale la destra reatina liquida le motivazioni di una propria incapacità progettuale a cimentarsi con questi problemi.
Ogni battaglia che è stata intrapresa per frenare questa emorragia di posti di lavoro si è inesorabilmente perduta. Lo sanno bene le organizzazioni sindacali costrette a confrontarsi con interlocutori sfuggenti, a volte difficili perfino da individuare con continue cessioni aziendali, scatole cinesi che si aprono e chiudono in tempi velocissimi, con accordi sottoscritti con sigle aziendali che al momento di rispettarli sono già scomparse.

Insomma siamo davanti ad una crisi che è crisi del modello di sviluppo di questo territorio.
Crisi di una industrializzazione che affonda le sue radici sulla palude degli incentivi della Cassa del Mezzogiorno che qui ha rappresentato solo una occasione di investimento per aziende del nord d'Italia e d'Europa, ma si è trattato di investimenti unicamente funzionali alle trance di finanziamento che si sono ricevute dallo stato.
Ed ora che finanziamenti non ne arrivano più? Ora le aziende se ne vanno. Inesorabilmente una dopo l'altra stanno smontando le loro strutture per riconfluire nelle loro strutture madri, o per localizzarsi altrove.
Cosa fare davanti a questo fenomeno?
Non v'è dubbio che dobbiamo metter in campo ogni azione possibile per limitarlo. Lo deve fare la politica, soprattutto lo deve fare l'azione sindacale. Ma è sufficiente tutto questo? Noi Verdi crediamo di no. Questo è un percorso giusto e perfino sufficiente nelle aree industriali del nord-est o in quelle della piccola e media industria marchigiana. Qui da noi non può essere sufficiente. Non è sufficiente perché se è poi vero quello che noi sosteniamo - e noi siamo fermamente convinti che lo sia - allora il tutto rischia di essere qualcosa di assolutamente inefficace rispetto alla globalità del nostro sistema economico.
Non è questa la sede per azzardare una più approfondita analisi del nostro sistema economico, ma noi Verdi intendiamo farla nei prossimi mesi e farla con l'obiettivo di individuare insieme alle altre forze politiche, insieme alle organizzazioni sindacali non una qualsiasi strada possibile per uscire dalla crisi, ma quella che riteniamo l'unica strada possibile per garantire occupazione e sviluppo al nostro territorio.
Quella cioè di produrre una radicale modificazione del nostro modello.
E' inutile nascondersi dietro il bisogno di grandi infrastrutture che non ci sono e che bisogna sempre fare. Occorre superare la vecchia e stereotipata mentalità che le nostre aziende, vere e proprie fucine di disoccupati, lo sono perché mancano grandi strade e ferrovie. E' un alibi del tutto inefficace, che dura dagli anni '50. Continuare a restarci imbrigliati dentro, è quanto di più pericoloso per i nostri giovani che un lavoro non riusciranno mai a trovarlo. E' pericoloso perfino per il nostro territorio che rischiamo di continuare a devastare con grandi infrastrutture che non servono a nessuno e rischiano di impedire un reale sviluppo in un'altra direzione.

Facciamo pure tutto per salvaguardare ciò che abbiamo. Difendiamo con i denti ogni posto di lavoro. Ma poniamoci contestualmente l'obiettivo di inventare un nuovo modello per il nostro territorio.
E quale può essere questo nuovo modello? E' incredibile perché per anni lo siamo andati a cercare ovunque, in America con la Conwai- Data, in Giappone lungo i percorsi un po' bizzarri di inattendibili scambi commerciali fatti in casa, nelle sedi dei ministeri dell'industria a declamare ancor più inattendibili potenzialità industriali del reatino.
Eppure le basi di questo modello era qui sotto il nostro naso. E' proprio il nostro territorio.
Ce lo hanno detto un po' tutti dal CENSIS all'università di Roma.
Le potenzialità del nostro territorio sono straordinarie; sono la nostra vera grande industria capace di stilare migliaia di contratti di assunzione con i nostri giovani.
Ancora una volta la tentazione di lasciarsi andare ad una analisi ancor più approfondita è forte, ma non è questa la sede per farla.
Vengono però in mente condizioni e numeri sui quali ragionare.
Il nostro territorio? Una straordinaria eccezione del centro d'Italia. Meno di 150.000 abitanti uno straordinario reticolo di micronuclei abitati al di sotto dei 1000 abitanti, solo 4 comuni dei nostri 73 superano i 5000 abitati.
Una diversità ambientale interna difficilmente riscontrabile altrove, che va dalle pianure lungo il Tevere, vero e proprio prolungamento a nord della campagna romana, alle aree montane tipicamente abruzzesi. Vengono in mente i nostri laghi, i corsi d'acqua, i millenari luoghi di culto, i castelli, le centinaia di presenze architettoniche.
Vengono in mente anche alcune cifre: 39.000 abitazioni non abitate. Il più alto numero in Italia insieme a Savona. 40.000 ettari di terre pubbliche abbandonate. Le migliaia di case contadine con la loro varietà di tipologie architettoniche abbandonate. Abbiamo perfino interi centri totalmente abbandonati, Antuni, Castiglione, Cartore e le decine di Ville di Leonessa e tanti altri ancora. Centinaia di cubature pubbliche che rischiano di essere annullate attraverso l'anacronistico percorso della cartolarizzazione della giunta Storace. Pensiamo all'olio della Sabina, alle castagne di Antrodoco o di Marcetelli che producono ora solo una banale economica di vendita senza alcun indotto di supporto.
Pensiamo davvero che tutto questo non possa costituire una base su cui elaborare un grande e nuovo progetto di sviluppo?
Noi Verdi pensiamo di si. Noi Verdi pensiamo che proprio tutto questo possa diventare l'asse portante della nostra economia.
Sta a noi, e quando diciamo noi intendiamo l'insieme del centro-sinsitra, se percepire tutto questo come l'unica visione realistica della realtà.

Se citiamo ancor una volta in centro-sinsitra non lo facciamo per un dovere di coalizione. Il discorso è molto più profondo e implica da un lato una coerenza di appartenenza dei Verdi all'interno della coalizione, dall'altro la profonda diversificazione rispetto al centro-destra.
Quando diciamo che noi Verdi possiamo essere il vero spartiacque tra centro destra e centro-sinistra, tra due diversi modi di intendere la realtà che troppo spesso negli ultimi anni si è presentata con sfumature e sovrapposizioni visuali equivoche, non lo diciamo a caso.
Questo è un esempio emblematico di un concetto molto più vasto.
Qui nel nostro territorio c'è un centro-destra che ha un proprio modello, lo ha declamato con forza in mille occasioni. Nelle campagne elettorali, nelle visite del ministro Lunardi, nelle azioni che quotidianamente compie al comune di Rieti.
Questo è un centro-destra che immagina il futuro di questo territorio caratterizzato da una grande esplosione demografica, e dalla realizzazione di grandi infrastrutture territoriali.
A noi Verdi non piace affatto che davanti a queste sciagurate ipotesi il centro-sinistra continui a fare i conti tra i bilanci dello stato, denunciando che non esistono le condizioni economiche per fare ciò che la destra vorrebbe fare.
Noi Verdi vogliamo stare dentro un centro-sinistra che dice che i progetti della destra sono sbagliati, e che proponga il proprio progetto, lo proponga ai cittadini e su questo chieda il consenso.
E' di questi giorni il progetto della Salaria. Noi pensiamo che sia un progetto delirante. Cavalcavia di 90 metri. Una devastazione del territorio inaccettabile. Non è con questo progetto che risolveremo i problemi che pur ci sono sulla Salaria.
E che dire poi del fatto di elaborare due megaprogetti infrastrutturali come quello della Salaria e della ferrovia per Roma, senza coordinarli tra loro. Questa è la sensibilità progettuale della destra. Una vera e propria sciagura.

Su questi aspetti, su quelli di un nuovo modello di sviluppo, chiediamo con forza estrema chiarezza a tutto il centro-sinsitra, ed una delle condizioni per una nostra coerente appartenenza alla coalizione nei prossimi appuntamenti elettorali.
Guardate che non è un discorso indolore. Guardate che quello che vi stiamo proponendo non è solo un bel preambolo su un programma elettorale. Implica scelte precise di fondo, ma anche scelte quotidiane, quelle che si fanno giornalmente nella pubblica amministrazione.


Se pensiamo che l'ambiente sia la vera nostra motrice per lo sviluppo, e su questo poter costruire programmi importanti di occupazione, allora dobbiamo essere anche consapevoli che questo ambiente deve essere tutelato.
La tutela e valorizzazione e sviluppo economico come facce di una unica medaglia, non è solo uno slogan che più volte abbiamo utilizzato, deve essere concreta prassi amministrativa.
Ed allora? Allora non possiamo avere una raccolta differenziata dei rifiuti che a malapena tocca il 10% quando il decreto Ronchi ci imponeva in questo periodo di aver raggiunto il 35%.
Allora non possiamo continuare ad inquinare le nostre acque. Perché è bene dirlo le nostre acque sono inquinate. Sono inquinate quelle del Turano, quelle del Velino quelle dei laghi del Turano del Salto dei laghi Lungo, Ripasottile e Ventina. E questo non è tollerabile. Sono stati fatti progetti di disinquinamento dei laghi del Salto e del Turano. La Provincia di Rieti in base alla legge 388/2000 ha chiesto appositi finanziamenti (complessivamente 53 miliardi di vecchie lire) per disinquinare i laghi del Salto, Turano, Lungo e Ripasottile. La conferenza dei sindaci ha approvato anche il piano stralcio. Si trattava di finanziamenti destinati a realizzare opere di depurazione e di impianti fognari dei comuni Quei soldi non sono mai arrivati dalla Regione. E' un problema serio che deve essere urlato.
Ed ancora, per restare sempre sul tema delle acque, non possiamo leggere comuni amministrati dal centro-sinsitra chiedere la declassificazione delle acque che li attraversano considerando le norme di tutela un fardello da cui liberarsi lungo una scellerata strada aperta da Storace.
La questione delle acque è cosa complessa, soprattutto in questo tempo in cui ci troviamo dentro il guado una straordinaria rivoluzione sul sistema di gestione.
Noi Verdi credo che abbiamo assunto una posizione seria e responsabile. Non ci siamo lasciati tentare da una opportunità di visibilità elettorale nell'arroccarci dentro un concetto che è per noi è storico. Quello dell'acqua come bene sociale e non merce di scambio. Ci mancherebbe altro che qualcuno osasse mettere in discussione chiesto concetto che noi abbiamo imposto in termini di consapevolezza agli altri. Noi Verdi consideriamo il percorso della privatizzazione dell'acqua e degli altri servizi una vera e propria sciagura. Non lo diciamo da oggi. Lo diciamo dagli accordi del Gats dei primi anni '90. Oggi siamo davanti al risultato, ad un primo risultato, di una gestione globalizzata dell'economia che ha imposto la trasformazione dei servizi primari da servizi sociali a attività industriali. Però, francamente, non ce la sentiamo, di prendercela con chi applica le sciagurate leggi neo-liberiste di Berlusconi. Noi siamo consapevoli che il nostro avversario è Berlusconi e non chi applica le sue leggi, e lavoriamo perché quanto prima Berlusconi di leggi non ne faccia più, ne l'art. 35 della finanziaria del 2002, ne altre.
E ancora, tanto per citare un caso recente che, dopo aver denunciato le sciagurate scelte urbanistiche del centro-destra, ci ha visti aprire una polemica anche con il centro sinistra.
E' il caso delle sorgenti del Cantaro, sorgenti storiche di Rieti, la prima acqua giunta in città per opera per altro di un grande architetto rinascimentale che fu Carlo Maderno. Uno spazio ambientale fortemente significativo dove Legambiente ha più volte organizzato l'iniziativa "Puliamo il Mondo". Uno spazio che meritava di essere tutelato e valorizzato. Uno spazio che oggi si è trasformato in cemento. Anni di denuncie dei Verdi e l'ultima del WWF. Oggi, solo oggi con grande ritardo è intervenuta la magistratura, e malgrado questo, dal centro sinistra reatino abbiamo ascoltato solo un assordante silenzio. Questo certamente non aiuta. Non aiuta a comprendere quale debba essere un progetto comune da condividere.


I VERDI E IL CENTRO-SINISTRA


I Verdi sono una delle forze organiche del centro-sinistra. Lo sono storicamente, sia del centro-sinistra che dell'Ulivo. Sono una forza organica, ma nello stesso tempo attiva e critica all'interno del dibattito politico che dentro la coalizione si svolge.
Oggi ci chiediamo con forza quale debba essere il nostro ruolo e non possiamo che chiedercelo se non all'interno di un tutto.
Non una posizione specifica e di nicchia, ma una parte organica di un nuovo soggetto politico in grado di governare il nostro territorio e quello nazionale.
Il dibattito in corso è difficile e complesso. Tutti avvertono il bisogno di una nuova identità del centro-sinsitra che non è solo una questione di leader. E' questione di amalgama da ricercare attraverso un progetto comune. Un progetto che unisca tutte le varie energie del centro e della sinistra.
Certo dire siamo sulla strada giusta è difficile. L'altro ieri ho ricevuto un plico su carta intestata dell'Ulivo dal quale si apprende che si è convocata una assemblea nazionale dell'Ulivo per il 13 aprile. Un fulmine a ciel sereno. Chi l'ha decisa questa assemblea e con quali parametri organizzativi?. Quanta gente è rimasta fuori? Rifondazione, Italia dei Valori, i movimenti. Quale è il tema? La burocratizzazione dell'Ulivo. Beh consentiteci di dissentire. Consentiteci che metodologicamente questa è la strada opposta a quella in cui crediamo. Mi sembra che anche Cofferati ieri abbia annunciata la sua assenza all'assemblea. Concordiamo con lui e credo che ci sarà anche la nostra. Francamente ci saremmo stati, ci saremmo stati con entusiasmo, se in questi giorni si fosse organizzata una grande iniziativa dell'Ulivo contro la guerra. Visto che siamo con una guerra alle porte forse è il caso che questo fosse un primo argomento dominante per il nuovo Ulivo, e non il suo organigramma.

La nostra posizione a livello nazionale è nota. I Verdi sono per un Ulivo allargato. Allargato agli altri partiti del centro-sinsitra che non sono parte organica dell'Ulivo. Allargato al partito di Di Pietro, allargato a Rifondazione Comunista. Un Ulivo insomma che racchiuda l'interezza dello schieramento che politicamente e culturalmente si pone all'antitesi di un centro-destra che ogni giorno di più dimostra di essere un vero e proprio pericolo per il Paese.
Tutto questo non basta. Oggi tutto questo non basta più. Era vero forse fino a due anni fa. Oggi c'è bisogno di ben altro. L'Ulivo, il nuovo Ulivo, in ogni caso il nuovo soggetto politico del centro-sinsitra, non può fare a meno di rapportarsi con coerenza con quello straordinario fenomeno dei movimenti, di tutti i movimenti.
Qualche anno fa un felice slogan del principale partito della sinistra diceva "Chi è di sinistra lo dica". Beh oggi c'è tanta gente che ha detto di esserlo, o meglio lo ha urlato. Lo a urlato a Genova, a Firenze, a Roma.
Dal sogno di tanti giovani, alle consapevolezze di tanti delusi, l'urlo è stato quello di un grande bisogno di sinistra. Di un grande bisogno dei valori storici, dei valori veri della sinistra, dalla solidarietà alla difesa dei diritti, alla capacità di immaginare e costruire un mondo migliore.
Questi sono stati i valori che per secoli hanno mosso milioni di coscienze, da quelle cattoliche a quelle socialiste. I due migliori modi di vivere che l'uomo è riuscito a costruire nel corso della sua storia per dirla con don Milani, un personaggio dal quale sempre la sinistra ufficiale ha mutuato di recente uno slogan congressuale " I Care". "I Care" non è facilmente traducibile. Era il motto dei giovani americani migliori, vuol dire "Mi interessa", "Mi sta a cuore". E' il contrario esatto del motto fascista "Me ne frego".
Bene oggi c'è tanta gente che ha detto di essere di sinistra, e nello stesso tempo ha detto I Care. Ha detto mi interessano le sorti del mio Paese
Decodificare tutto questo come mera forza elettorale da imbarcare dentro il carrozzone del consenso o avvertire unicamente il bisogno di convogliarla dentro gli organigrammi di partito, è un pensiero sciatto e perfino volgare.
Pensare poi di mimetizzarsi nelle espressioni che dai movimenti sono scaturite, immaginando di riemergere con una nuova verginità politica, è irresponsabile, e rischia di diventare un vero e proprio impedimento alla nascita di una nuova politica che da un lato viene quotidianamente evocata, dall'altro viene temuta e scongiurata.
Ricordiamo tutti il ben noto confronto televisivo tra Cofferati e D'Alema.
In merito ai movimenti l'ex segretario della CGIL ha più volte utilizzato un termine, mai pronunciato dal suo interlocutore: "rispetto".
E' esattamente quello che pensiamo noi Verdi. Occorre rispetto. Rispetto è un termine nobile, ed è la chiave che apre la strada di percorsi comuni, che genera possibilità ed evita preclusioni.
Questo è stato l'approccio dei Verdi qui a Rieti e abbiamo dimostrato insieme ai movimenti che percorrere strade comuni è possibile.
E' stato possibile nei confronti della guerra ma anche in tante altre battaglie comuni.
E' stato possibile collaborare non solo con i movimenti che si muovono dentro un orizzonte prettamente politico. E' stato possibile farlo con le associazioni e non solo con quelle ambientaliste, naturali nostre interlocutrici, ma anche con quelle del volontariato, della difesa dei diritti, con i movimenti spontanei.
Penso alla nostra battaglia a sostegno della salute mentale insieme a Cittadinanza Attiva e all'Associazione 80/88. Alla forte denuncia che abbiamo fatto insieme agli amici della Margherita e ai compagni di Rifondazione Comunista. Denuncia che ha portato ad una battaglia comune di tutto il centro-sinsitra che ha prodotto nostre interrogazioni anche a livello parlamentare.
Battaglia su una condizione specifica locale, che ci vede impegnati contro una gestione devastante della nostra USL con un manager, diretta espressione del governatore Storace, che in poco tempo è riuscito a compromettere rapporti istituzionali con l'Amministrazione provinciale, con i sindacati, con il mondo delle associazioni, con la stampa.
Un manager capace solo di risposte scomposte e deliranti, capace solo di rispondere con querele e denunce a chi ha posto dei problemi obiettivi e ampiamente documentati.
Nessuna parola è riuscito a spendere il nostro manager rispetto alle condizioni da terzomondo in cui abbiamo trovato i pazienti e la struttura che li ospita. L'unica sua preoccupazione è stata quella della legittimità della nostra denuncia. Si è chiesto se era legittimo che politici, alcuni assessori e consiglieri comunali visitassero una struttura pubblica di ricovero. Pazienti per ognuno dei quali i cittadini spendono 7,5 milioni di vecchie lire al mese, con 26 operatori destinati a 14 utenti che non abbisognano di particolari cure mediche, ma forse solo di un po' di umanità in più. La nostra colpa, a suo avviso, è stata quella di aver scoperto e denunciato questa situazione. La verità è un'altra, ed è tutta politica. Nella gestione della nostra USL si riscontra il vero volto della destra. Una destra incapace di dare risposte concrete rispetto al problema della salute dei cittadini.
Una USL che gestisce uno dei territori con minore pressione demografica d'Italia, nel quale però i tempi medi per una prestazione sono uguali, e a volte superano, quelli delle realtà più complesse del Paese. Una USL che in tutta tranquillità ignora o finge di ignorare che la nostra provincia è una delle ultime in Italia, per la precisione al 97mo posto su 103 per quanto riguarda le prestazioni mediche esterne al territorio, segno evidente di inefficienza e sfiducia verso le nostre strutture sanitarie.
Una USL che sbandiera come propria conquista politica l'apertura di un centro oncologico che non esiste. Noi Verdi, non ce ne voglia qualche amico del centro-sinsitra, non siamo neanche troppo avvinti dalle polemiche sulla primogenitura amministrativa di questo centro, ne della lievitazione dei costi che ha subito. Ciò che ci preoccupa maggiormente è che questo centro in realtà non esiste. Un centro oncologico non può essere costituito da qualche letto ben arredato mentre le attrezzature mediche necessarie o non esistono o restano smontate da qualche parte.
Questi sono i motivi che ci induco a ritenere che quella della USL è una delle postazioni in cui il centro-destra manifesta maggiormente il suo vero volto demagogico. Un volto da smascherare e combattere insieme a tutto il centro sinistra che quando ha gestito questa struttura ha dato evidenti segni di capacità con una evidente inversione del trend negativo delle nostre strutture sanitarie sia in termini di efficienza che di fiducia dei cittadini. Gli operatori della sanità sono sostanzialmente gli stessi che operavano nel periodo della gestione Correani espressione della giunta Badaloni alla Regione Lazio. E' cambiato in manager e soprattutto è cambiata la linea politica. Sono cambiati anche i risultati.
Vogliamo concludere questo breve cenno sui problemi sanitari riprendendo il tema della psichiatria.
Quella battaglia che abbiamo fatto, o meglio che stiamo facendo, non è qualcosa di isolato, di totalmente specifico. Essa si collega ad un'altra battaglia nazionale che deve vedere i Verdi in prima linea, quella contro il disegno di legge Burani-Procaccini che con nuove terminologie tutte berlusconiane tende di fatto a riaprire i manicomi annullando di fatto decenni di conquiste civili.
Una legge che ci farebbe tornare alla legge del 1904 e a tutte le nefandezze e alle ipocrisie mediche delle gestioni manicomiali italiane. Una battaglia che negli anni '70 fu vinta grazie ad un grande movimento civile e democratico. Un movimento che oggi siamo disposti a rimettere in campo e qui i Verdi a Rieti lo hanno già fatto insieme ad altri partiti, insieme alle associazioni.
E' una battaglia di civiltà che siamo pronti a combattere di nuovo.


LE COSE DA FARE


Stiamo celebrando questo nostro congresso in una fase che è pre-elettorale. Tra qualche mese ci saranno le elezioni nella provincia di Roma mentre il nostro territorio è coinvolto solo per quanto concerne il grosso comune di Borgorose e quello molto più piccolo di Varco.
Sarebbe tuttavia errato pensare che le elezioni provinciali di Roma non ci riguardano. Ci riguardano per due diversi ordini di problemi.
Il primo è quello che su di esse si punterà l'attenzione della politica nazionale. Saranno queste una prima verifica per le politiche del governo. Il loro risultato non potrà essere non interpretato come un segnale evidente in funzione della tenuta del centro-destra, o, come ci auguriamo, della riconquista da parte del centro-sinsitra di una importante postazione.
Ma queste elezioni non possono non riguardarci anche per le profonde interconnessioni tra la provincia di Rieti e quella di Roma. Siamo in un tempo in cui i territori non possono più pensarsi all'interno delle linee di confine. Strutture produttive, politiche dei servizi e quant'altro oggi devono dare risposte a popolazioni che ne usufruiscono in modo del tutto indipendente dai confini amministrativi provinciali. Penso a tutta la politica di salvaguardia di importanti fette di territorio come quelle della Sabina Tiberina che include, giustamente, indistintamente comuni della provincia di Rieti e quelli di Roma. Penso alle politiche di valorizzazione dell'olio il cui territorio produttivo ingloba anche in questo caso le due province. Penso alla plateale situazione della stazione ferroviaria di Fara Sabina, ormai vera e propria stazione metropolitana, il cui grande parcheggio di servizio si trova in realtà nel comune di Montelibretti in provincia di Roma. Penso alle scelte di localizzazione di aree produttive proprio verso la fascia di confine tra Roma e Rieti. Insomma penso alle mille interrelazioni esistenti tra questi due territori le quali non possono non farci comprendere come si tratti di elezioni che ci riguardano. Ci riguardano territorialmente e, ovviamente, politicamente. Noi non votiamo nella provincia di Roma ma alcune cose possono essere fatte. Penso ad esempio ad un comitato pro-Gasbarra da far nascere qui. Pensiamo alle decine di migliaia di reatini che risiedono ormai a Roma, ma che conservano con il nostro territorio un rapporto importante sia in termini di abitazioni che di prospettive di vita. Dobbiamo cercare di comunicare con loro e fargli comprendere che il nostro territorio potrà essere migliore anche se riusciremo insieme al centro-sinsitra romano a elaborare progetti coerenti tra di loro. Questa è una proposta precisa dei Verdi. Una proposta che lanciamo a tutto il centro-sinsitra, formiamo un comitato pro- Gasbarra qui a Rieti e impegniamoci seriamente in questa che deve essere anche la nostra battaglia.
Non meno importanti sono le elezioni di Borgorose.
Borgorose è il nostro banco di prova. Guai a non considerarlo come tale. Li, lo sappiamo bene, c'è una situazione difficile.
Difficile come ogni situazione in cui nel centro-sinistra sono nate difficoltà cosi gravi da mettere fine ad una esperienza amministrativa prima della sua fine naturale. E' una situazione difficile ma è con essa che ci dobbiamo confrontare. E non è una situazione impossibile. L'ultima esperienza di Fara Sabina, del tutto simile nelle condizioni, insegna che se si opera con grande onestà intellettuale, se si riesce a comunicare alla gente un nuovo e rinnovato progetto politico, allora l'alternativa alla passata amministrazione di centro-sinsitra a Borgorose, sarà una nuova e più forte coalizione di centro-sinistra. La questione è di tale importanza che non può non investire insieme alle presenze locali, tutti i vertici politici e istituzionali del centro-sinsitra a livello provinciale. I Verdi in questo non solo sono disponibili, ma già da tempo impegnati in questa direzione e saranno in grado di mettere in campo un significativo contributo per un risultato positivo finale.

I tempi della politica sono diventati cosi stretti che in una occasione come questa quando si dovrebbe parlare anche di progetti a lungo periodo, si finisce per parlare delle cose che occorre mettere in agenda nelle prossime settimane.
Penso ai Referendum. Quello sull'art. 18 e quello sull'Elettrodotto coattivo. Qui non dobbiamo neanche sfogliare l'agenda delle prossime settimane. I Verdi hanno già iniziato a lavorare. Lo abbiamo fatto partecipando ad iniziative a Fara Sabina, Antrodoco, Rieti, lo abbiamo fatto cercando di comunicare correttamente con i comitati spontanei che nascono ogni giorno.Ci siamo impegnati anche insieme a loro a formare un coordinamento in grado di mettere in campo iniziative maggiormente incisive. Lo stiamo facendo anche oggi in questo nostro congresso.

Ma i progetti, i contenuti, i temi che abbiamo proposto in questa sede in larga misura devono essere ancora confrontati con le altre forze del centro-sinsitra e con altri interlocutori della società civile.
Dobbiamo trovare occasioni di comunicazione e confronto. Lo dobbiamo fare attraverso il nostro agire quotidiano, con le nostre presenze sulla stampa locale che ringraziamo per lo spazio che ci offre, lo dobbiamo fare con il nostro sito internet e con iniziative specifiche come quella a che organizzeremo insieme ad altri nelle prossime settimane sul tema della legge 180 a cui parteciperà il nostro parlamentare on. Paolo Cento.
Ma tutto questo non è sufficiente. riteniamo che nei prossimi mesi estivi sia necessario costruire una occasione di dibattito e confronto sui temi generali dei Verdi e sulla loro collocazione all'interno del nostro territorio.
Pensiamo ovviamente ad una festa dei Verdi. Una occasione di confronto e dibattito ma anche di comunicazione con la gente. Una occasione che sia anche il ponte verso un altro appuntamento importante che è gia in agenda. Le elezioni provinciali del 2004.
Li, noi e tutto il centro-sinsitra, ci misureremo sulle reali capacità di mantenere una postazione strategica di fondamentale importanza. Quella dell'Amministrazione Provinciale.
Lo sappiamo bene, il centro-destra per questa occasione ha già da tempo aperta la propria campagna elettorale cercando anche di anticiparne i tempi. Lo ha fatto con toni forti lasciando chiaramente intendere l'importanza della posta in campo. Lo ha fatto con vere e proprie aggressioni che di politico hanno ben poco, ma di elettorale molto. Penso alle denuncie sulle consulenze. Penso alla contraddittoria battaglia relativa all'importante questione della gestione del sistema idrico, sulla quale pur di cogliere un percorso di visibilità, non si è neanche accorta, o molto più probabilmente, ha finto di non accorgersi, che la battaglia che sta conducendo è contro una legge imposta dal governo Berlusconi della cui esistenza dovrebbe ora pagare le spese l'amministrazione provinciale di centro-sinsitra che la applica.
Tutte schermaglie pre-elettorali, per carità nessuno si scandalizzi. E' il gioco della politica. Magari non del nostro modo di intendere la politica, ma sicuramente della politica di questo tempo dove ogni mezzo è buono, dove vengono meno perfino soglie istituzionali un tempo garantite.
Mi viene in mente il governatore Storace che viene a Rieti e si schiera con i cittadini di Quattro Strade che lottano per impedire l'istallazione antenne nel loro territorio, e poi, il giorno dopo, approva una legge regionale che è la fotocopia del decreto Gasparri, o quando arriva nella valle del Turano e denuncia l'inquinamento dei laghi reatini dimenticando che non possono completarsi i lavori di disinquinamento perché la sua giunta ha bloccato i finanziamenti. Insomma è difficile muoversi con tali interlocutori.
E' forse il caso di superare qualche timidezza di troppo da parte del centro-sinsitra che governa la provincia e dare risposte altrettanto forti, e gli argomenti davvero non mancano.

A noi sembra - e non può che essere questa la sede per dirlo - che il centro-sinistra qui da noi debba ancora accendere il motore. Ci sono problemi. Troppi dibattiti interni, troppo poca consapevolezza di un tempo, di questo tempo politico, che nulla ha a che vedere con una condizione di normalità, e che non dovrebbe lasciare alcuno spazio a bizantinismi e particolarismi che vediamo purtroppo dominare all'interno dei principali partiti del centro-sinistra.
La condizione dei gruppi consiliari del comune capoluogo è emblematica. Da qui dovrebbe partire la spinta propulsiva per muovere la macchina dell'intera coalizione, ed invece troviamo troppa confusione. Troppi i conflitti tra le due anime dei DS; difficile la lettura della Margherita divisa in due distinti gruppi, uno del quale all'esterno del palazzo di città è ormai parte integrante di un percorso sicuramente dubbio; altri sono con un piede dentro e l'altro fuori dai partiti dove sono stati eletti, e forse lo sono anche dal centro-sinsitra. Insomma una situazione caotica che sicuramente non aiuta, in ogni caso difficile da assumere come punto di riferimento.
Scarna, troppo scarna, quasi invisibile l'azione di opposizione, tanto debole che nei momenti più forti si manifesta come mera azione parassitaria delle contraddizioni che scoppiano all'interno della maggioranza. Contraddizioni che non si sono mai provocate con una azione di opposizione incisiva, ma si è solo corsi a sorreggerle quando di volta in volta si sono manifestate.
Eppure proprio dai Verdi che a palazzo di città non ci sono, non sono mancate sollecitazioni. Sono arrivate sui temi importati. (salute, transgenico, ztl, Cantaro ecc.)
Abbiamo sempre trovato gran parte del centro-sinsitra distratto, tanto distratto da non raccoglierle.

Eppure sappiamo che cosi non può andare.
C'è bisogno di svegliarsi amici e compagni perché in questo modo non si va da nessuna parte. Dobbiamo farlo perché la storia ci impone di farlo. Ci impone di sconfiggere una destra neoiliberista che ogni giorno di più manifesta la sua pericolosità
Qui non siamo più al tempo della prima repubblica quando un governo sfumava sull'altro, e il quadro d'insieme istituzionale era in ogni caso garantito.
Oggi le istituzioni si prendono a picconate ogni giorno, ed ogni giorno che passa si assommano danni che sarà difficile, difficilissimo riparare.
L'atteggiamento di rassegnazione che troppo spesso emerge in parti significative del centro-sinsitra non ci è più lecito. La storia ha visto prevalere i valori democratici in condizioni difficili, anche più difficili di quelle di oggi. E' necessario fare battaglie e non arretrare di un passo.

Abbiamo prima parlato di psichiatria. Tanti anni fa, nei primi anni '70, quando si avviò la grande battaglia di civiltà contro l'esistenza dei manicomi, a noi che militavamo nei gruppi di psichiatria democratica ci si rimproverava soprattutto di una cosa. Ci si accusava di negare l'esistenza della malattia mentale… della pazzia.
Proprio qui a Rieti ricordo Franco Basaglia che rispose a questa accusa. Egli disse che per noi di psichiatria democratica la malattia mentale esisteva, esisteva e come. Poteva però esistere "..un altro modo" per gestirla.
Ecco per noi Verdi davanti ad ogni problema compreso quello di Berlusconi, esiste "un altro modo". Siamo convinti che solo cosi, con altri 10-100-1000 "altri modi possibili" anche un altro mondo è possibile.

Roberto Lorenzetti
Marzo 2003