E' legittima la privatizzazione
dell'Enel e, soprattutto la successiva vendita all'Endesa dei bacini del
Salto e Turano? Se lo sta chiedendo l'Autorità garante per la concorrenza
e il mercato che ha aperto un'indagine sull'intesa sottoscritta da Enel
e alcune società del gruppo elettrico come Enel green power e gli
altri produttori che hanno acquistato le Genco, le tre società di
generazione cedute dal gruppo elettrico pubblico Endesa Italia, Edipower
e Tirreno Power.
L'istruttoria dell' autorità garante per la concorrenza si concluderà
nel marzo 2004 ed è indirizzata a verificare la legittimità
del sistema di formazione dei prezzi per fornire l'elettricità ai
clienti vincolati, ossia quelli che non possono scegliersi un altro produttore.
Per noi della provincia di Rieti il problema è un altro.
Dove sono finiti i crediti che le popolazioni delle valli del Salto e del
Turano avevano nei confronti prima della società Terni, poi dell'Enel
?
Sono transitati anche questi all'Endesa? Non ci risulta, e il fatto è
da ritenersi gravissimo da più punti di vista.
Il primo è quello obiettivo. All'atto della realizzazione dei due
bacini tante opere che dovevano essere realizzate dalla ditta concessionaria
non furono mai realizzate producendo un evidente arricchimento indebito
della stessa Società, e una vertenza che si è protratta per
decenni e mai conclusa.
Privati e comuni muovevano le loro rivendicazioni nei confronti dello Stato
ed esse stavano dentro un quadro delineato da una grande opera pubblica
realizzata per il bene nazionale.
E' emblematico quanto si legge negli anni '50 in una relazione del consorzio
Salto-Velino formato da tutti i comuni creditori dell'ENEL dove si parla
di "innegabili vantaggi da parte della Società concessionaria",
e si aggiungeva che "
in definitiva è vantaggio dello Stato".
Quindi le rivendicazioni di allora si muovevano dentro questa ottica, ma
oggi che tutto questo è diventato di una società privata?
E' legittimo trascurare quanto l'ENEL doveva alle comunità del Salto
e del Turano.
Ma vediamo sinteticamente di ricostruire la vicenda.
a- Con R.D. 12/7/1923 veniva approvato il progetto degli invasi del Salto
e Turano concessi al "Consorzio Velino" mentre l'esecuzione
dei lavori fu della "Terni. Società per l'industria e l'elettricità"
I lavori furono dichiarati di pubblica utilità. Si concretizzava
cosi un progetto che in realtà era stato ideato nei primi anni
del '900.
b- Con D.M 16/12/1936 n. 4777 il Ministero dei Lavori pubblici dichiarò
tali lavori urgenti e indifferibili
c-I Lavori del progetto furono avviati nel 1936 e conclusi nel 1938.
Furono espropriati per pubblica utilità 845 ettari della Valle
del salto e 535 Ettari della Valle del Turano con la seguente ripartizione
per comune.
BACINO DEL SALTO ETTARI BACINO DEL TURANO ETTARI
Petrella Salto Fiamignano Pescorocchiano Marcetelli Ascrea Varco Sabino
430708510110140 Castel di Tora Roccasinibalda Ascrea Paganico Colelgiove
Pozzaglia 2958055601035
Tra il 1936 e il 1939 si effettuano venne di fatto espropriato tutto il
territorio agricolo delle due valli sottraendolo alla produzione, unica
fonte di vita in zone prevalentemente montane come quelle.
Il prezzo di esproprio fu irrisorio ma il problema davvero drammatico
fu quello che i privati ricevettero quanto dovuto per le proprie case
e i propri terreni subito prima della guerra e,subito dopo, a causa della
tragica svalutazione monetaria di quel periodo, non si ritrovarono in
mano neanche quelle cifre di esproprio sottostimate, ma poco più
che carta straccia. Sarà qui sufficiente ricordare la svalutazione
del 41% del 1936 in seguito all'eliminazione dell'obbligo della copertura
in oro della moneta circolante. e la paurosa inflazione successiva. E'
sufficiente ricordare come nel 1943 l'oro valeva 21.38 lire al grammo,
solo due anni dopo già 112.53 lire e nel 1948 il suo prezzo era
di ben 646.64 lire
Il commissario prefettizio di Colle di Tora D'Amico scriveva in quegli
anni "
questa povera gente, ignara del diritto e delle astruserie
della legge, oggi estromessa dalla casa e dalla terra che rappresentava
la propria vita e delal famiglia, con fra le mani del denaro, se pur sia
stato conservato, perduto di valore, morte tutte le accese speranze, esasperata
dalla miseria, debba accusare la universale indifferenza..:"
I lavori di costruzione delle due dighe avevano impiegato manodopera
locale, ma alla fine gli abitanti erano rimasti senza terra, molti senza
casa. Un intero Paese, Borgo S. Pietro, era finito per intero sotto le
acque insieme a frazioni e decine e decine di case, cimiteri strade ecc.
Le basi di vita in quel territorio erano state definitivamente compromesse
I tassi di spopolamento negli anni successivi furono drammatici. 60-70%
con indici non riscontrabili in nessuna parte d'Italia.
La gente resto aggrappa per quanto possibile al territorio. Si coltivavano
i lembi di terreno non ancora sommersi delle acque del lago la cui altezza
massima era prevista di 450 metri, livello che fu raggiunto negli anni
'40 sottraendo l'ultimo scampolo di possibilità esistenziale per
i contadini della zona.
In quel periodo si operò in modo quantomeno disinvolto da un punto
di vista giuridico.
Basti pensare che la legge applicata per gli espropri fu quella del 25/06/1865
n. 2359, mentre quella sulle acque sugli impianti elettrici era quella
del T.U. R.D del 1933 n. 1775.
L'art. 11 di quest'ultimo prevedeva che a salvaguardia degli interessi
delle popolazioni e per il rispetto contrattuale, tutta l'opera doveva
essere realizzata in base ad un disciplinare che avrebbe dovuto redigere
il Genio Civile di Rieti.
E' sconcertante ma questo strumento che avrebbe dovuto garantire privati
e comuni anziché precedere l'inizio dei lavori fu approvato dal
Ministero dei Lavori Pubblici solo nel 1950 (sott. Il 22 giugno 1950 repertorio
8510) e registrato alla Corte dei Conti il 7 gennaio 1951 (Reg. 3 fog.
N.129). Quindi lo strumento che avrebbe dovuto tutelare i territori interessati
nella realizzazione dell'opera, venne approvato oltre 10 anni dopo che
questa si era già conclusa.
Non solo ma lo stesso Ministero dei Lavori Pubblici emanò il decreto
definitivo di costruzione in base al cui art. si legge:
"..è concesso al consorzio del Velino di costruire due serbatoi
artificiali , uno sul fiume Salto con sbarramento alle balze di S. Lucia,
l'altro sul fiume Turano con sbarramento a Posticciola
"
Non ci sarebbe niente da obiettare a parte il fatto che tale decreto
definitivo di concessione è datato 9 febbraio 1951, quindi 11 anni
dopo che tali opere erano gia state realizzate.
Insomma gli elementi di dubbio non sono pochi sul percorso formale con
cui venero realizzate queste opere.
La società costruttrice operò per tutta la durata dei lavori
non con un preciso disciplinare, ma con uno "Schema di disciplinare"
redatto dal Genio Civile di Rieti. Insomma con uno strumento malcerto
modificabile in corso d'opera. Specificando però che non erano
le opere a modificarsi nel corso della realizzazione, ma le regole in
base alle queali queste dovevano essere realizzate
Malgrado questo furono tantissime le cose che l'allora Società
Terni avrebbe dovuto realizzare e non ha mai realizzato.
Vediamole Comune per comune:
Colle di Tora:
Fu tra i comuni più penalizzati dalla realizzazione della diga
del Turano
Schematicamente questi sono i principali crediti verso l'allora Società
Terni, poi Enel.
STRADE
1 - Venne sommersa la strada provinciale dalla diga di Posticciola a Castel
di Tora
2 - Venne sommersa la strada comunale carrozzabile che collegava Colel
di Tora alla via provinciale.
3 - Venne sommersa la strada secondaria che collegava Colle di Tora a
Castel di Tora
4 - Vennero sommerse numerose strade mulattiere e vicinali
La strada provinciale venne ricostruita
La strada comunale no, in quanto il congiungimento con il centro abitato
venne garantito dalla stessa strada provinciale. Ma questo è stato
un guadagno illegittimo della Terni
Per altro la strada comunale era stata realizzata dal Comune di Castel
di Tora nel 1927. Il costo fu di un milione di lire. Il comune contrasse
un mutuo di 750.000 lire con la Cassa Deposito e Prestiti. Il mutuo doveva
ancora essere estinto, ma di fatto la strada non c'era più. Il
fatto ha dell'incredibile perché la strada comunale di Colle di
Tora era in realtà prevista nel progetto della variante per la
ricostruzione della strada
Ne la strada secondaria per Castel di Tora, ne le mulattiere e le strade
vicinali vennero mai ricostruite.
Va specificato che la ricostruzione delle strade sommerse era specificatamente
prevista nel disciplinare del Genio Civile di Rieti dove si legge che:
"Per le strade provinciali o comunali costruire a cura del Consorzio
del Velino (Terni) in sostituzione di quelle andate sommerse
.."
5 - Le strade comunali furono occupate dalla Società terni senza
alcuna disposizione di legge.
L'occupazione non era prevista neanche nel paino particolareggiato di
esecuzione. Il comune non ricevette mai ne richieste, ne notifiche di
occupazione.
ACQUEDOTTO
Una parte dell'acquedotto del paese andò sommersa. La Società
Terni si era impegnata a ricostruirlo visto che esisteva un progetto di
rifacimento del Comune del 1938.
Lo stesso disciplinare prevedeva appunto la ricostruzione di ogni pera
pubblica che sarebbe andata sommersa.
Lo stato non accordò mai il contributo al comune per la ricostruzione
dell'acquedotto e la Società Terni non elargì alcun indennizzo.
Un altro guadagno illecito.
EDIFICIO SCOLASTICO:
Andò sotto al lago anche il grosso edificio di proprietà
dell'Università Agraria che ospitava le scuole elementari, l'asilo
e altri uffici.
Ne venne ricostruito uno ma era appena sufficiente per l'asilo ma non
per le scuole elementari, ne per gli uffici.
ALTRE RIVENDICAZIONI DI COLLE DI TORA
a- Abitazioni private sommerse da ricostruire e altre da consolidare o
da espropriare perché troppo vicine al lago.
b- Acquisto di aree fabbricabile per la ricostruzione delle abitazioni
sommerse
c- Consolidamento della cinta costiera del lago in conformità a
quanto stabilito dal disciplinare del Genio Civile
d- Liquidazione al comune del diritto di uso civico gravante sulle terre
sommerse
e- Liquidazione a favore del Comune del provento che gli derivava dalla
sovrimposta sui terreni
f- Liquidazione a favore del comune del provento mancato a causa dell'esodo
dei cittadini
PETRELLA SALTO:
a - Gli abitati di Borgo S. Pietro, Fiumata e Teglieto furono sommersi
e ricostruiti, ma ancora nel 1955 non erano stati consegnati al comune.
b - Erano stati ricostruiti gli acquedotti di Fiumata e Teglieto ma il
comune non poteva neanche prenderli in consegna in quanto l'acqua era
soggetta a continui intorbidamenti.
Offeio era poi rimasta senza acqua
Era nel frattempo nata la borgata Diga del Salto proprio in funzione della
costruzione della diga, ma il paradosso era che questa era senza energia
elettrica.
c - Il Cimitero di Teglieto era andato sommerso e la Soc. Terni doveva
ricostruirlo ma nel 1955 i lavori non erano neanche iniziati
ASCREA
Ha avuto fette di territorio sommerse sia dal lago del Salto che da quello
del Turano, rispettivamente per 110 e 55 ettari.
A - Da subito si lamentò una riduzione dei raccolti agricoli di
oltre il 50%, cosi come dell'allevamento del bestiame. Tutto il territorio
utile era finito sotto le acque.
Si era tornati a coltivare nella montagna di Bulgaretta, ma non c'era
più il ponte sul Turano sommerso e gli abitanti erano costretti
ad un lungo giro per utilizzare il nuovo.
B - 15 strade comunali e mulattiere erano andate sommerse
C - Tutte le sorgenti nei pressi del Turano si erano prosciugate
Nel territorio di Stipes alcune sorgenti da roccia calcarea erano andate
sommerse
C - Numerose fonti e fontanili furono sommersi
CITTADUCALE
Il comune di Cittaducale aveva le seguenti questioni pendenti con la soc.
Terni:
- Rivalsa sui diritti rivieraschi in base alla legge 2/12/1933 e succ.
mod. n. 1775
- Indennità di esproprio dei beni occupati
- Indennità delle servitù di elettrodotti sui beni comunali
- I diritti di galleria
- Rimessa in uso delle strade comunali danneggiate per i lavori
- Riparazione del ponte sul Velino nei pressi delal stazione danneggiato
a causa dei lavori
- Pagamento del taglio dei boschi effettuati per i lavori
- Ecc. ecc.
FIAMIGNANO
- Sommersione della sorgente "Macchia Timone" nella frazione
di S. Ippolito
- Somemrsione di numerose strade vicinali
- Occupazione di suolo pubblico senza corresponsione di indennità
da parte della soc. terni
- Gli abitanti erano stati privati dell'unica fonte di reddito
- L'amento delle nebbie dovuto alla presenza del lago causava gravi danni
ai castagneti
PAGANICO
- Distrutte tutte le sorgenti.
- Molte strade comunali e vicinali sommerse
- Diminuzione della popolazione da 1000 abitanti del 1936 a 570 nel 1955
- Suolo pubblico occupato senza indennità
CASTEL S. ANGELO:
- Liquidazione per l'attraversamento nel comune del canale Sigillo- Cotilia
per 3 Km.
MARCETELLI
- Una parte della strada rotabile e numerose mulattiere erano state sommerse
dal lago e mai ricosrtruite
ROCCASINIBALDA
- Soprattutto l'enorme riduzione della portata d'acqua dell'acquedotto
di Posticciola causata dalla costruzione della galleria di connessione
tra i due invasi
In sintesi le questioni rimaste aperte possono sintetizzarsi nei seguenti
raggruppamenti:
1- Questioni per le quali si può fare diretto riferimento al disciplianare
emanato il 22/06/1950
- VIABILITA' (strade sommerse e non ricostruite dall'ENEL)
- ESPROPRI, malpagati a volte mai pagati
- DEFLUSSO DELLE ACQUE, (sorgenti, acquedotti, opere idrauliche in genere
sommerse nel lago o danneggiate a causa della sua costruzione)
- SISTEMAZIONE DEGLI ABITATI, edifici non ricostruiti, o ricostruiti in
modo inadeguato.
2 - Questioni generali non riconducibili al disciplinare tecnico ma che
in ogni caso testimoniano significativi danni territoriali
- ESODO, I centri delle valli, soprattutto alcuni ebbero tassi di spopolamento
tra i più alti d'Italia a causa della sottrazione per esproprio
dell'unica area territoriale utili alla produzione agricola, unica fonte
di sostentamento della zona.
- MANCATO INTROITO ERARIALE. I comuni non ricevettero più le imposte
erariali sui terreni privati sommersi dalle acque e questo produsse una
drastica riduzione delle proprie capacità finanziarie.
Le battaglia per ottenere indennizzi reali dall'ENEL non è nuova
ne riguarda solo il nostro territorio.
Nel 1955 nacque un forte dei comuni rivieraschi d'Italia . Una circolare
inviata dal comune di Aosta anche ai comuni delle valli del Salto e del
Turano era intesta: "LE SOCIETA' ELETTRICHE RUBANO AGLI INDIFESI
COMUNI MONTANI DECINE DI MILAIRDI L'ANNO".
Le rivendicazioni si basavano sostanzialmente su un punto.
Nel 1953 era stata emanata una legge (legge del 27 dicembre 1953 n. 959)
che istituiva un sovracanone a carico dell'ENEL di 1300 lire per ogni
Kw risultante dalla concessione da corrispondersi ai comuni dei bacini
imbriferi.
Nel 1952 era stata approvata la legge sulla montagna, Legge del 25 luglio
1952, n. 991
Le società idroelettriche si rifiutavano di versare quanto dovuto
ai comuni e in due anni fu calcolato che il loro debito era di circa 26.
miliardi l'anno.
In realtà alla fine l'ENEL versò delle somme , in tutto
423 milioni, ma tutti ai bacini imbriferi delle province di Aosta, Novara,
Brescia, Bergamo, Belluno. Bolzano e Vicenza. Nulla a quelli di Rieti.
Nel verbale del Consiglio di Amministrazione della Società Edison
del 19 marzo 1955 si legge che "..L'onere per la nostra società
non è stato ancora accertato, ma se dovessero avere applicazione
questi decreti esso sarebbe di oltre un miliardo di lire. "
Era ovvio che sia l'ENEL che le altre società elettriche erano
intenzionate a fare del tutto per non pagare quanto stabilito dalla legge.
Nel 1954 (decreto ministeriale del 23 aprile 1954 L.P., n. 72349) vennero
liquidati i comuni del bacino imbrifero del Velino che erano Terni, Rieti,
Labro, Contigliano, Rivodutri, Cerreto di Spoleto, Vallo di nera, Montefranco,
S.Anatolia di Narco, Scheggiono, Ferentillo, Arrone, e le province di
Terni, Rieti e Perugina. Le cifre furono irrisorie:
Complessivamente 2.227.724 per il periodo 1925-1946
Complessivamente 4.050.000 per il periodo 1/1/1947-31/12/1948.
Complessivamente 8.100.815 dal 1 gennaio 1949.
Applicando la misura di Lire 2 per ogni HP tassabile.
I Comuni chiesero che tali cifre fossero adeguate ai parametri della
nuova legge 4 dicembre 1956 n. 1377.
La legge del 1956 stabiliva che la misura del sovracanone doveva essere
correlata in funzione delle condizioni economiche dei comuni e dei benefici
che questi avevano ottenuto nella realizzazione degli invasi. (impiego
di manodopera, nuove strade ecc.)
I parametri del sovracanone erano i seguenti in base alla legge 21 dicembre
1961 n. 1501:
Lire 436 per il periodo 1/1/1957-31/12/1962, e lire 800 dal 1/2/1962 in
poi
Si stimolarono incontri tra l'ENEl e i comuni interessati per arrivare
a forme di transazione. I comuni si accontentarono di cifre minime pur
di ottenre qualcosa.
Gli impianti a cui si fa riferimento erano quelli utilizzati dalla Soc.
Terni, poi ENEL
1- Gruppo del Galletto
2- Monte Argento
3- Recentino
4- Gruppo Cotilia con le derivazioni Alto Velino, Salto e Turano
Complessivamente venne calcolato che per l'impianto di Cotilia il sovracanone
da pagare era di oltre 100 milioni, ma non era stato fatto alcun decreto
in proposito ne si era studiata una ripartizione tra gli enti interessati
Il primo ad avvertire il bisogno di mettere in campo questa battaglia
fu l'allora sindaco di Rieti Angelo Sacchetti Sassetti nel luglio 1947
che invitò tutti i comuni interessati ad una specifica riunione
senza però riscontrare grande interesse da parte degli amministratori.
I Comuni che Sacchetti Sassetti intese coinvolgere fuono: I Comuni erano:
Antrodoco, Ascrea, Belmonte, Cittaducale, Colelgiove, Concerviano, Castgel
di Tora, Castel S. Angelo, Fiamignano, Longone, Paganico, Pescorocchiano,
Petescia (Turania), Petrella Salto, Posta Pozzaglia, Roccasinibalda, Varco,
labro, Consigliano, Poggio Bustone.
La questione sembrava svanita nel nulla ma a rilanciarla nel 1953 furono
i parlamentari Elettra Polalstrini e Lionello Matteucci che parteciparono
ad uno specifico incontro a Spoleto e posero il problema della partecipazione
della provincia di Rieti al movimento dei comuni umbri. In realtà
a quell'incontro non partecipò alcun amministratore locale della
provincia di Rieti.
Arrivò un sollecito ufficiale da parte della Provincia di perugina
quella di Rieti (lettera del 16 febbraio 1953 del pres. Della Prov. Di
Perugina al Pres. Della Prov. Di Rieti.)
Due anni dopo nacque il Consorzio Salto-Turano composto dai comuni della
provincia di Rieti creditori nei confronti dell'ENEL.
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