al via la
NUOVA CENTRALE NUCLEARE A CAVALLINO-TREPORTI

Una realtà possibile.
di Gianluigi Bergamo
Non è da escludere che proprio a Cavallino-Treporti
nasca una delle quattro nuove Centrali Nucleari, che i governi Nazionale
e Regionale, con tanto entusiasmo, stanno proponendo in questi giorni.
Il forte consenso elettorale a loro favore presente in questo
territorio, sosterrebbe chiunque riproponesse questo vecchio e
costosissimo sistema energetico. Le stime Usa per i nuovi impianti danno
il
nucleare a 6,3 cent/ kWh contro 5,5
del gas e 5,6 del carbone.
Per questo negli Usa, nonostante gli
enormi incentivi stanziati da Bush
(1,8 cent/kWh, oltre il doppio del differenziale di
0,8 cent),
nessuno ci investe più dal 1976.
L’unico
reattore in costruzione in Europa è
in
Finlandia, ordinato nel 1996, e la sua messa in
funzione è slittata dal 2009 al 2011: ben 15 anni per l’attivazione. Il
costo finale inoltre è quasi raddoppiato da 2,5 miliardi, quasi cinque
volte il costo di una centrale a metano della stessa potenza (altro che
bassi costi). E’ da considerare poi che l’uranio, come il petrolio,
scarseggia e quindi l’Italia dovrebbe importarlo da Russia, Niger,
Kazakistan, Australia Canada e Namibia. Secondo l’Agenzia per l’energia
atomica, l’uranio dovrebbe ridursi dal 2030 e intanto il suo prezzo è
aumentato dal 2001 al 2007, ben dieci volte, passando da 7 a 75 dollari
la libbra.
Questa
vecchia tecnologia dopo 50 anni non ha ancora risolto il problema delle
scorie radioattive: il plutonio resta altamente attivo per 200 mila
anni, mentre l’uranio per milioni di anni.
Il
Nucleare è in crisi, nel mondo pochi stati ci investono. L’Austria come
l’Italia, con un Referendum ha deciso di non mettere in funzione la
centrale già costruita sul Danubio. La Germania nel 2000 ha deciso di
non investire più sul nucleare e sostituirlo con le energie rinnovabili.
La Svezia e la Spagna con un referendum hanno fatto la stessa scelta.
Norvegia e Polonia hanno interrotto la costruzione dell’unica centrale.
In Europa nel 1976 c’erano 177 centrali. Oggi sono
146 ben 31 in meno. Nessuno investe più sul nucleare perché costoso.
Solo 9 stati investono India,
Cina, Russia, Ucraina, Giappone, Iran, Argentina,
Romania e Finlandia e una Regione ….............….. il Veneto.
(da Il Punto primavera
2009)

Vent’anni di ritardo.
Fra i tanti commenti all’accordo fra Berlusconi e Sarkozy sul futuro
nucleare italiano, qualcuno si è lamentato che siamo arrivati a questo
accordo con vent’anni di ritardo, ovviamente per colpa di quel
famigerato referendum.
Iniziamo proprio da questo punto, relativamente al quale i nuclearisti
seri, ottime persone spesso inascoltate dai nostri governanti,
concordano nel dire che il referendum italiano non bloccò alcunché in
realtà: solo la centrale di Caorso non venne riavviata (era in fermo per
il ricarico del combustibile), le altre erano vetuste e non economiche,
già chiuse o destinate a chiudere da Enel. Ricordiamo che il Referendum
si svolse nel 1987, la centrale di Garigliano era già chiusa, quella di
Borgo Sabotino era ferma dall'anno prima, quella di Trino era già stata
fermata due volte (nel '67 e nel '79) per problemi tecnici.
La verità e’ che il nucleare italiano non esisteva, per questo ci fu il
referendum, ed era in crisi in tutto il mondo. Se si guarda alla stessa
Francia, si scopre che l’EPR attualmente in costruzione è il primo
impianto nuovo dopo vent’anni e che negli Stati uniti d’America, la
patria del nucleare con i suoi 104 reattori ancora attivi, l’ultima
costruzione venne ordinata nel 1978.
Perché questa crisi? Perché economicamente non conveniva e a maggior
ragione non conviene ora. L’attuale revival revisionistico cerca di
sfruttare la necessità di ridurre le emissioni di CO2.
L’annuncio di ieri però sfata all’origine questo argomento, tanto
sostenuto dal governo, ovvero l’indispensabilità del nucleare per
rispettare gli impegni di Kyoto e dell’Unione Europea. Sfatati perché
scadono nel 2020 e per quella data ieri Scajola ha annunciato che sarà
pronta la prima centrale, che impiegherà qualche anno per recuperare la
Co2 (tanta), che si consuma per costruire quel mammut di acciaio e
cemento che e’ una centrale di tipo EPR. centrale, sia detto per inciso,
che appartiene alla terza generazione che altro non e' se non una
seconda generazione (e' un reattore ad acqua in pressione come quello di
Trino Vercellese) in cui i sistemi di sicurezza sono notevolmente
potenziati attraverso il sistema della ridondanza.
Dunque il nucleare non servirà a mantenere gli impegni di riduzione
delle emissioni che alterano il clima concordati in sede multilaterale
dal nostro paese.
A che servirà allora? A ridurre l’insicurezza degli approvvigionamenti
dicono, ed è innegabile che dipendere, nella generazione elettrica, per
il 60% dal gas non sia un’idea geniale da questo punto di vista.
Ma l'ultima edizione delle "Prospettive dell’energia nucleare 2008",
edito dall'OCSE (non dall'eco delle alternative), sta scritto che "Le
risorse conosciute di uranio sono sufficienti ad alimentare
un’espansione della capacità di produzione elettrica nucleare, senza
ricorrere al riprocessamento, almeno fino al 2050". La domanda sorge
spontanea: costruiamo centrali che stiano in vita 60 anni (le stime sul
costo del Kwh si fanno con questa premessa) e la prima sarà forse
pronta nel 2020 sapendo che confidiamo di avere combustibile solo per 30
anni?
In questi anni si è santificato il reattore in costruzione in Finlandia,
quando proprio questo reattore è citato dal Financial Times (e novembre
2008), come simbolo negativo del presunto rinascimento nucleare perché
sta accumulando ritardi e i costi sono saliti enormemente, cosicché è in
corso una causa legale fra committenti e il costruttore francese.
E questi francesi, come mai sono cosi disponibili ad offrirci il loro
know-how? Improvvisamente filantropi? Semplicemente siamo una bella
occasione per loro, l’occasione di fare un sacco di denaro trovando
sbocco ad una industria che in regime di libero mercato non sta in
piedi, sta in piedi solo in regimi statalisti. Sì perché tornando a
guardare fuori della finestra si nota bene che a parte la Finlandia col
suo ormai famoso Olkiluoto, a costruire centrali oggi sono paesi in cui
l’energia e’ affare di Stato.
Sarkozy sta semplicemente facendo da piazzista per le sue imprese e la
posta in palio e' alta, il costo dell'EPR finlandese attualmente
e' arrivato a 4,5 miliardi, Alessandro Clerici (Presidente del Gruppo di
Lavoro WEC "Il futuro ruolo del nucleare in Europa") stima in 5 miliardi
il costo di un EPR oggi, per cui 4 ERP fanno ben 20 miliardi di euro!
Mica male di questi tempi.
Ma attenzione il conto non e' finito qui perché per arrivare al 25% di
produzione da nucleare ci vorranno altre centrali e altri soldi (in
totale si stimano 37,5 miliardi di euro in centrali) e perché il
nucleare, non dimentichiamolo, e' un sistema. Mica come un parco eolico
che si mette in piedi in qualche mese e si allaccia alla linea di
distribuzione ed e' finita li, o come qualche pannello solare che si
monta sul tetto. No il nucleare consuma barre di uranio che dovremo
importare dall'estero e produce fastidiose scorie che vanno messe da
qualche parte e custodite per qualche migliaio di anni. A questo
riguardo gli italiani si ricordino che in bolletta alla voce A2 pagano
ogni bimestre qualcosina per sistemare le vecchie centrali nostrane.
Nel bilancio 2006 della Sogin ci citava la cifra di 4,3 miliardi di euro
per smantellare il totale dei 1.200MW che avevamo costruito. La stima che
circolava lo scorso anno per costruire la discarica definitiva dove
mettere il combustibile consumato, attualmente stoccato un pò ovunque
(in Italia e all'estero) e' di (ulteriori) 1,5 miliardi.
Dunque siamo pronti a pagare?
Noi no, a noi sembra più conveniente pensare ad altre risorse per
produrre energia. Risorse che non sono chimere visto che il nostro
paese, pur fra le sue mille contraddizioni, nel 2008 ha installato 1,010
MW di eolico e con questa fonte ha prodotto 6.637 milioni di Kwh (+62,9%
rispetto al 2007, dati TERNA), e installato circa 300 MW di fotovoltaico.
All'estero gli USA in epoca ancora pre-Obama hanno installato eolico 8
volte quanto abbiamo installato noi ( e sono balzati subito in prima
posizione superando la Germania), seguiti dalla Cina (6 mila MW) e
dall'India.
In economia si dice che ogni paese debba sfruttare le proprie risorse,
nel commercio si persegue la specializzazione seguendo la legge dei
vantaggi comparati, perché non fare lo stesso in materia di energia?
Perché copiare un paese vicino quando abbiamo altre risorse naturali
che ci renderebbero davvero indipendenti da ricatti esterni, riducendo
le emissioni inquinanti?
Ma forse e' una soluzione troppo semplice.
-Roberto Meregalli, dei Beati i costruttori di pace -
Retelilliput