
LE MANI SULLA SALVAGUARDIA
appunti per un libro bianco sul Consorzio Venezia Nuova
dicembre 2006
Capolavoro dell’allora Doge Gianni De Michelis, esponente di spicco del Governo e del Partito degli Affari degli anni ‘80, fu l’introduzione, nella seconda legge speciale per Venezia, la n. 798/84, della possibilità di dare - in deroga a tutta la legislazione sui lavori pubblici - in concessione unica ad un unico soggetto gli studi, le progettazioni e le opere per la salvaguardia di Venezia e della sua laguna di competenza statale. Il CONSORZIO VENEZIA NUOVA, potente pool di imprese ingegneristiche, si era appena costituito ad hoc.
La parte del leone nel C.V.N. - all’epoca - la faceva Impresit, poi diventata, cambiando nome ed in parte assetto societario, Impregilo - emanazione della Fiat.
Ora la maggior parte delle sue quote, a testimoniare il disimpegno Fiat nell’area, sono state acquistate dalla Impresa Costruzioni Ing. E. Mantovani Spa, che detiene complessivamente il 32% delle quote del pool di imprese concessionario unico, e che, in pratica, con l’entusiastico appoggio del governatore Galan, detiene il monopolio di tutte le grandi opere del Veneto: dal Mo.S.E alla bonifica delle aree inquinate di Porto Marghera, dall’ospedale di Mestre alla Nuova Romea, dal passante autostradale alla Sublagunare.
Presidente e colonna portante della Mantovani è quell’Ing. P. Baita, coinvolto e poi assolto in Tangentopoli in quanto Direttore del Consorzio Venezia Disinquinamento che negli anni ’80 (Presidente della Regione l’allora potente democristiano Franco Cremonese) aveva la concessione unica per il lavori di disinquinamento della laguna e del suo bacino scolante (altre opere finanziate con la Legge Speciale di competenza della Regione Veneto).
Presidente del C.V.N. è il padovano Ing. Mazzacurati, che ai tempi della costituzione del consorzio era direttore tecnico.
Inizialmente entrano a far parte del C.V.N. (le cifre fra parentesi indicano la percentuale di partecipazione): Condotte d’acqua (20%); Impresit (20%); Fincosit (20%); Sacug (15%); Lodigiani (5%); Consorzio S.Marco-Furlanis, Grassetto, CIR, Maltauro, Cosma, Vittadello, Sacaim, Codelfa, CCC (15%); consorzio Rialto-Foccardi, Scuttari, Boscolo, Busetto, Ferrari, Cop. San Martino, Rossi (5%).
Nel corso degli anni le consociate in parte cambiano.
| Elenco imprese consortili al dicembre 2006 | |
| Consorzio Italvenezia Sociatà Italiana Condotte d'Acqua Spa ( www.condottespa.it)Astaldi Spa ( www.astaldi.it)Mantelli Estero Costruzioni Spa ( http://web.tiscali.it/mantelliestero/)Impregilo Spa ( www.impregilo.it; scheda descrittiva)Società Italiana per Condotte d'Acqua Spa ( www.condottespa.it)Grandi Lavori Fincosit Spa (Gruppo Mazzi) ( www.glf.it)Mazzi Scarl (Gruppo Mazzi) Consorzio Cooperative Costruzioni C.C.C. Consorzio G.R.V. Grandi Restauri Veneziani Barbato Impresa Costruzioni Srl Errico Costruzioni e Restauri Srl I.C.C.E.M. (Impresa Costr. Civili e Montaggi) Sr Impresa di Costruzioni Ing. Antonio Perale & Srl Consorzio Veneto Cooperativo CO.VE.CO. Soc. Consortile Venezia Lavori CO.VE.LA. Scarl Impresa Costruzioni Ing. E. Mantovani Spa ( http://www.fip-group.it)Mazzi Scarl FIP Industriale SpA Saipem Spa ( www.saipem.it; scheda descrittiva)S. Marco Consorzio Costruttori Veneti Co.Ed.Mar. Srl Grassetto Lavori Spa Sacaim Spa Intercantieri Vittadello Spa Impresa Costruzioni Ing. E. Mantovani Spa ( http://www.fip-group.it)C.C.C. Consorzio Rialto Consorzio Lepanto |
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Gli incarichi di Piergiorgio Baita
Presidente: Mantovani, Consorzio Venezia Lavori* (Covela), Consorzio Lepanto, Consorzio Litorali Venezia, Giubileo Mandria, Acqua dei corsari, Molo Sali, Parco San Giuliano *, Canale Industriale *, Talea *, Fama *.
Amministratore delegato: Dolomiti Rocce, Palomar, Veneta Sanitaria Finanze e Progetto (ospedale di Mestre), Mose Treporti *, Consorzio Venice Link (Sublagunare, in consiglio direttivo).
Consigliere: Metroveneta *, Ca’ Nordio*, Casello Padova Est*, Manco*, Arsenale Venezia Thetis, Alles (Azienda Lavori, Scavi, Smaltimento), Nuova Fenice* (vicepresidente), Nuova Romea.
* società consortili destinate alla realizzazione di singoli lavori
Nel sistema della concessione unica, che ha anticipato il general contract nella gestione dei lavori pubblici, sta tutta l’anomalia del caso Mo.S.E..
Come anomalo è il fatto che ormai il concessionario sia diventato un tutt’uno con l’istituzione statale che assegna i lavori e che lo dovrebbe controllare: quel Magistrato alle Acque (M.A.V.) – organo decentrato del Ministero delle Infrastrutture – che, stante la scarsità di organici e di mezzi, può controllare ben poco, anche se lo volesse. Fa specie, inoltre, che un compito così complesso come sovrintendere la salvaguardia di uno dei più delicati ecosistemi al mondo sia affidato al Ministero delle Infrastrutture, che di solito fa strade e ponti, e non ad una Autorità di Bacino dipendente dal Ministero dell’Ambiente, così come prevede la legislazione esistente sul regime dei suoli e delle acque.
Un progetto inutile, devastante dal punto di vista ambientale, costosissimo (4,3 miliardi di € preventivati per lavori fino al 2012), ma difeso con inusitato accanimento dal neo-ministro Di Pietro, ex-mani pulite, acceso nemico - in campagna elettorale - dell’istituto del general contract, ma ora strenuo difensore degli interessi del Consorzio, in ciò proseguendo nell’opera dei suoi predecessori della prima e seconda Repubblica, in quel "pozzo senza fondo" affaristico rappresentato dal Ministero dei Lavori Pubblici - ora Infrastrutture: dai Franco Nicolazzi, ai Giovanni Prandini, dai Paolo Costa ai Nerio Nesi, ai Pietro Lunardi.
Il Consorzio Venezia Nuova, in quasi un quarto di secolo, usando gli ingenti fondi della Legge Speciale per Venezia, è riuscito, creando un vero monopolio un po’ su tutti gli affari veneziani, a costruire un potere che pervade la città, la regione, fino alle stanze romane. Questo attraverso i mezzi di comunicazione e le sponsorizzazioni, e sempre trasversalmente ai Partiti sia di centrodestra che di centrosinistra, fino addirittura alla sinistra cosiddetta critica o radicale (in tal senso è da leggere l’inusuale intervento di una inconsapevole (?) Rossanda a difesa del Mo.S.E. sulle pagine de IL MANIFESTO del 28 novembre scorso).
Giornalista delle pagine culturali de il Manifesto, del resto, era anche Franco Miracco, nel recente passato Capo Ufficio Stampa del C.V.N. ed ora portavoce, ed estensore dei proclami, del governatore forzaitaliota Galan, nonché rappresentante della Regione Veneto in vari consigli di amministrazione compreso quello della Biennale.
Uno dei fondatori dell’esperienza de il Manifesto è pure quel prof. Francesco Indovina dell’I.U.A.V., consigliere comunale del PDS nei primi anni ’90, consulente e nel libro paga del C.V.N. ed ora in Consiglio di Amministrazione del CORILA, ente che si autodefinisce super partes e indipendente dal concessionario e dal Magistrato alle Acque, che ha l’incarico di effettuare il monitoraggio dei lavori del Mo.S.E.. Altra che proviene dalle fila de Il Manifesto, e che ora è la responsabile della comunicazione del C.V.N., è l’arch. Flavia Faccioli.
Il Demanio, con un blitz che ha scavalcato ancora una volta l’Amministrazione Comunale e la città, nel settembre 2005, ha concesso per 19 anni, rinnovabili, ancora una volta al monopolista Consorzio Venezia Nuova, l’uso di ampie porzioni dell’Arsenale Nord.
L’Arsenale, dove già operano imprese che con un sistema di scatole cinesi tra società, sono ancora riconducibili al Consorzio, verrebbe destinato a plancia di comando del sistema Mose e a luogo di produzione e manutenzione (stimata in 30 milioni di € l’anno, a cui bisogna aggiungere però la spesa per l’intera gestione del sistema) delle paratoie in acciaio.
Qualche settimana dopo si costituisce l’Arsenale Spa, società mista pubblico privata (51% al Demanio e il 49% al Comune) presieduta dall’ex assessore all’urbanistica dei Democratici di Sinistra Roberto D’Agostino, della lobby favorevole alle grandi opere (Mo.SE, Sublagunare e quant’altro), il quale aveva, da assessore, redatto con le sue mani il piano particolareggiato della più grande area parzialmente dismessa della città, consentendone la destinazione d’uso ad hoc.
Quello stesso R. D’Agostino che aveva pure sovrinteso politicamente alla redazione della Variante al Piano Regolatore Generale per la Città Antica che, liberalizzando in pratica i cambi di destinazione d’uso degli immobili, ha consentito negli ultimi anni di trasformare in alberghi, pensioni e bed&breakfast una quantità enorme di abitazioni, consegnando definitivamente il centro storico alla monocoltura turistica.
INSOMMA IL CONSORZIO VENEZIA NUOVA e il partito trasversale degli affari HA LE MANI SULLA CITTA’ E LA LAGUNA.
Sul futuro dell’Arsenale, si giocano da anni scenari e possibilità di sviluppo alternativo della città antica, legati alle produzioni innovative, alla musealità, alla cultura.
Ora l’antico Arsenal dei veneziani è destinato a diventare il "magazzino" del MoSE.
Le imprese riconducibili al Consorzio che si sono già candidate al "pozzo senza fondo" della manutenzione del Mo.S.E.
Palomar si occupa di gestire i cantieri di riparazioni navali nel quadrante Nord dell’Arsenale. Ma nello statuto sociale figura pure, quale missione dell’impresa, "lo studio finalizzato all’arresto e all’inversione del processo di degrado dell’ecosistema del mare Adriatico" e "attività nell’idraulica lagunare". Traduzione: Palomar pensa al Mo.SE. I due bacini in concessione a Palomar – il terzo, che è il più piccolo, è assegnato all’ACTV – possono accogliere navi rispettivamente lunghe fino a 160 e 250 metri, larghe 20,5 e 32 metri. La società che ha sedi anche a Zagabria e Lubiana, è presieduta da Giovanni Mazzacurati e ha in Piergiorgio Baita l’amministratore delegato. L’uno è il presidente del Consorzio Venezia Nuova, l’altro è il capoazienda dell’impresa di costruzioni Mantovani (32% del Consorzio Venezia Nuova). Fra i consiglieri emergono A. Mazzi, I. Gemmo, R. Chiaretto (proprietario della Mantovani), E. Altieri, esponenti delle società che partecipano al capitale di Palomar. Le azioni sono ripartire fra Mantovani, Grandi Lavori – Fincosit, Nikolson e Studio Altieri (ciascuno con il 22%), Gemmo (10,4%), Consorzio Venezia Nuova (1,6%). Zacchello (attuale Presidente dell’Autorità Portuale), già leader di Unindustria Venezia possedeva il 22% di Palomar tramite San Marco Finanziaria, che ha ceduto le proprie quote all’olandese Nikolson. Ma Nikolson fa pur essa capo integralmente a Zacchello. DA La Nuova Venezia del 3 agosto 2005 – pag.3.
Thetis è stata fondata nel 1998, per occuparsi di tecnologie del mare e avendo il gruppo Eni (Syndial e Tecnomare) quale azionista di riferimento. La missione nel corso degli anni è andata mutando: l’impresa dislocata nel quadrante Nord dell’Arsenale è un centro tecnologico attivo in materia di ingegneria ambientale. Un secondo filone di business attiene alla progettazione di sistemi Gps e gestione della flotta da trasporto pubblico e della navigazione marittima. Tanto sono cambiati gli obiettivi, che Eni nel maggio scorso è (silenziosamente) uscita dalla compagine sociale, cedendo il 38% delle azioni di Thetis al Consorzio Venezia Nuova. Il Consorzio dispone del 89% circa delle quote, il resto fa capo a Veneto Innovazione, all’ACTV, al Comune e alla Provincia di Venezia. Il capitale sociale consiste in 6,3 milioni di €, il patrimonio netto in 6,9 milioni. Amministratore delegato è Antonio Paruzzolo, presidente Giovanni Mazzacurati (che riveste lo stesso ruolo nel Consorzio Venezia Nuova). Il 60% del giro di affari viene da commesse del Consorzio, ma non mancano attività internazionali (fra cui un progetto per ridurre le emissioni inquinanti da traffico a Pechino). DA La Nuova Venezia del 3 agosto 2005 – pag.3.
Persino l’I.U.A.V., che ha sempre rappresentato un punto di vista tecnico/scientifico critico in città, per quanto riguarda il futuro urbanistico e di sviluppo di Venezia, è stata praticamente comprata dal Consorzio Venezia Nuova.
C’è una convenzione milionaria (650 milioni di €) tra I.U.A.V. e C.V.N. per consulenze e la progettazione di opere di abbellimento e di mitigazione dell’impatto ambientale.
Opere che gli ambientalisti hanno definito i "mutandoni del Mo.SE" e che alla fine di marzo del 2006 la Soprintendenza ai Beni Ambientali ed Architettonici ha bocciato.
Fondi statali allocati con la Legge Speciale (1984-2000): quasi €6 mld
Min. Infrastrutture e dei Trasporti/C.V.N. €2.2mld
Altri* € O.5mld
Comune di Chioggia O.2mld
Comune di Venezia € 1,4 mld
Regione €1,4 mld
* 17 milioni sono stati impegnati per la ricerca scientifica, tramite il Ministero Università e Ricerca.
* Agenzia per la protezione dell'ambiente e per i servizi tecnici
• Consorzio per la gestione del Centro di Coordinamento delle Attività di Ricerca inerenti il Sistema lagunare di Venezia (CORILA)
www.corila.it
CORILA è un'associazione (Università Ca' Foscari di Venezia, l'Università I.U.A.V. di Venezia, I'Università di Padova e il Consiglio Nazionale delle Ricerche). Ente no-profit vigilato dal Ministero dell'Università e della Ricerca (MUR), costituisce il punto di riferimento per gli studi scientifici sulla laguna di Venezia.
È stato fondato nel 1999 per coordinare e gestire le ricerche, fornendo un supporto informativo agli organismi politici e alle pubbliche amministrazioni incaricate di stabilire le politiche per la salvaguardia. II primo Programma di ricerca (2000-2003) è costato circa 10,8 milioni di euro, di cui quasi il 60% e stato finanziato dal MUR attraverso la Legge Speciale.
II secondo Programma di ricerca (2004-2007) ha un contributo della Legge Speciale di circa 6 milioni di euro.
Il Corila è sul "libro paga" del Magistrato alle Acque (M.a.v) – Consorzio Venezia Nuova: ha in carico il monitoraggio dei lavori in laguna. Contemporaneamente, in quanto struttura del Ministero dell'Università e della Ricerca, gli viene richiesto di esprimersi sui progetti alternativi al Mo.S.E. proposti dal Comune; naturalmente il parere è negativo, anche se questo non convince il Ministro Mussi, il quale voterà contro alla delibera proposta da Di Pietro e Prodi nella seduta del Consiglio dei ministri del 10 novembre scorso che dà il via libera al Mo.S.E..
Del resto in Consiglio d’Amministrazione del Corila ci sta pure il presidente del M.A.V. ing. M. Giovanna Piva, che è l’ente committente dei lavori per il Corila, come pure il prof. F. Indovina, pure consulente del C.V.N., e il prof. G. Zanetto, ex assessore all’Ambiente del Comune di Venezia nella seconda metà degli anni ’90 e barone universitario dell’entourage di P. Costa che, ricordiamolo, fu pure Rettore di Ca’ Foscari.
I PATRON POLITICI DEL C.V.N.
Tra i maggiori sponsor del C.V.N. l’attuale premier Romano Prodi, che diede il via libera al Mo.S.E. pure durante il suo primo governo, e Berlusconi che ha inserito il Mo.S.E. nella Legge Obiettivo, a testimoniare la trasversalità del lavoro lobbystico che il C.V.N. ha condotto in questi anni, degno delle maggiori corporations americane.
Da ricordare, nella compagine di centrosinistra ora al governo: il senatore della Margherita Luigi Zanda ex presidente del C.V.N. ed ex presidente dell’Agenzia romana per il Giubileo del 2000,; l’attuale parlamentare europeo dello stesso partito (presidente della Commissione Trasporti) Paolo Costa, ex Ministro dei LL.PP. ed ex Sindaco di Venezia, nonché attuale consigliere di Prodi per le Grandi Opere, noto per aver votato a favore del Mo.S.E. in una seduta del Comitatone del 2003, mentre il Consiglio Comunale aveva votato contro.
Da ricordare pure l’ex PSI Franco Carraro, pure lui ex presidente del C.V.N., che oggi non copre incarichi politici, ma che occupò, tra le altre, le poltrone di ministro, Sindaco di Roma e Presidente della Federazione Italiana Gioco Calcio, fino alla calciopoli dell’estate scorsa.
Da ricordare anche l’onorevole dell’Udeur Mauro Fabris il quale, fino a qualche anno fa, lavorava presso l’Ufficio Stampa del C.V.N. e "sistemato" a Montecitorio proprio dal C.V.N. con l’incarico di curarne gli interessi.
I TECNICI
Tra i "tecnici" è da ricordare l’Ing. Aurelio Misiti, ex Presidente del Consiglio nazionale dei LL.PP. ai tempi di Nicolazzi e Prandini, difensore degli interessi del C.V.N. nel supremo organo del Ministero, ed ora consulente del neo ministro Di Pietro.
CONSORZIO VENEZIA NUOVA FUORILEGGE!!!
Il Parlamento nazionale, pochi anni appresso,
decise di superare radicalmente il sistema della "concessione unica", dello
Stato al Consorzio Venezia Nuova, stabilendo, con il comma 11 dell'articolo 12
della legge 24 dicembre 1993, n.527, che "il Governo è delegato ad
emanare, entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente
legge, uno o più decreti legislativi, diretti a razionalizzare l'attuazione
degli interventi per la salvaguardia della laguna di Venezia con l'osservanza
dei seguenti princìpi e criteri direttivi:
a) separare i soggetti incaricati della
progettazione dai soggetti cui è affidata la realizzazione delle opere;
b) costituire, d'intesa tra lo Stato e la Regione Veneto, ai fini della
attività di studio, progettazione, coordinamento e controllo, una società per
azioni con la partecipazione maggioritaria dello Stato nonché della regione
Veneto, della provincia di Venezia ovvero della città metropolitana se
costituita, dei comuni di Venezia e di Chioggia e di altri soggetti pubblici
utilizzando a tal fine i finanziamenti recati da leggi speciali inerenti allo
scopo;
c) conferire alla costituenda società i beni da individuare con
provvedimenti delle competenti Amministrazioni, e ridefinire le concessioni di
cui all'articolo 3 della legge 29 novembre 1984, n.798".
Nell'immediato il Governo (Ciampi) ottemperava alla
volontà e al mandato del Parlamento, ed emanava il decreto legislativo 13
gennaio 1994, n.62. Alle cui disposizioni più di un Ministro avrebbe dovuto,
conseguentemente, dare concreta attuazione, con propri atti. Cosa che i Ministri
interessati, facenti parte del Governo (Berlusconi) nel frattempo subentrato, si
guardavano bene dal fare: senza, se vogliamo dirla tutta, essere richiamati a
compiere il proprio dovere né dalla Regione Veneto (governata dal centrodestra),
né dalla Provincia di Venezia (governata dal centrosinistra), né dal Comune di
Venezia (governato dal centrosinistra), né dal Comune di Chioggia (governato
prima dal centrodestra e poi dal centrosinistra).
C'è, a ogni buon conto, da considerare che le citate disposizioni di legge non
sono mai state abrogate, per cui del relativo inadempimento potrebbero essere
chiamati a rispondere i competenti Ministri degli ulteriormente subentrati
Governi Prodi, D'Alema, Amato, e nuovamente Berlusconi, e se si vuole nuovamente
Prodi. Nel frattempo, peraltro, lo stesso Parlamento nazionale aveva
espressamente abrogato, con il comma 1 dell’articolo 6-bis (aggiunto dalla legge
di conversione) del decreto legge 29 marzo 1995, n.96, convertito in legge, con
modificazioni, dalla legge 31 maggio 1995, n.206, il terzo e il quarto comma
dell’articolo 3 della legge 798/1984, vale a dire le basi giuridiche
legittimanti la stipula, dello Stato con il Consorzio Venezia Nuova, della
"concessione unica". Malauguratamente la solita lobby dei "concessionisti" era
riuscita a ottenere che fosse contestualmente votato un comma 2 del medesimo
succitato articolo, secondo il quale "restano validi gli atti adottati e sono
fatti salvi gli effetti prodottisi e i rapporti giuridici sorti sulla base delle
disposizioni" abrogate. Emerse che la convenzione generale stipulata, per conto
dello Stato, dal Magistrato alle acque di Venezia, con il Consorzio Venezia
Nuova, aveva latitudine tale da ricomprendere, praticamente, ogni e qualsiasi
studio, ricerca, sperimentazione, intervento fosse ipotizzabile nella laguna di
Venezia nei prossimi secoli. Anche se la cosa non è mai stata puntualmente
verificata, e men che mai sottoposta al giudizio di un soggetto dotato
dell’opportuna indipendenza e "terzietà", è "su questi bei fondamenti" che da
oltre tre anni, ormai, si sta realizzando, con ritmi di lavoro forsennato,
l’insieme delle opere costituenti il cosiddetto Mo.S.E., alterando gli equilibri
idraulici lagunari, facendo scempio dei valori paesaggistici della laguna e dei
litorali, distruggendo siti naturalistici di primaria importanza europea e
mondiale, e via massacrando.
20.11.06
ASSEMBLEA PERMANENTE NOMOSECANTIERI DEL Mo.S.E.: CHI MONITORA CHI???
‘O sistema Mo.S.E. è un bidone ovvero "TUTTO L’AFFARE Mo.S.E E’ UN GRANDISSIMO BIDONE !
Non serve a fermare le acque medio - alte, le più frequenti, ma solo quelle superiori ai 1.10 cm. sul l.m.m.: se tutto va bene le paratoie del sistema si alzeranno una o due volte l’anno, per un costo preventivato di 4,3 mld. di €.
Il Mo.S.E. non ha un progetto esecutivo dell’opera complessiva.
Il Mo.S.E. non ha Valutazione d’Impatto Ambientale: la V.I.A. del 1998 ha espresso parere negativo ed stata annullata dal TAR del Veneto per vizi procedurali, non sostanziali.
Il Mo.S.E. sta assorbendo tutte le risorse per Venezia e sta devastando la laguna.
Il Comitatone del 22 Novembre scorso, nonostante il parere negativo del Comune di Venezia, che dovrebbe essere il beneficiario dell’opera e di tre ministri competenti, ha bocciato le proposte alternative del Comune.
PERCHE’ TUTTO QUESTO?
Perché da un quarto di secolo, in spregio a tutta la normativa nazionale ed europea in tema di lavori pubblici, gli studi, le sperimentazioni e le opere per la salvaguardia sono state date in concessione unica ad un unico soggetto: il Consorzio Venezia Nuova. SI TRATTA DI IN VERO E PROPRIO MONOPOLIO!
Il C.V.N. in questi anni ha creato, con pratiche lobbystiche trasversali a tutte le compagini politiche, un vero e proprio contropotere, ha ridotto il magistrato alle Acque, organo statale che dovrebbe controllarlo, ad una sua dependance. HA MESSO MATERIALMENTE LE MANI SULLA CITTA’ E SULLE POLITICHE PER LA SALVAGUARDIA.
Lo stesso CORILA, associazione tra Università, CNR e vigilato dal Ministero dell’Università e la Ricerca, che ha ricevuto l’incarico dal Magistrato alle Acque – C.V.N. di effettuare il monitoraggio degli effetti dei cantieri del Mo.S.E., mentre spergiura sulla sua indipendenza dal concessionario unico e dal Magistrato e sul suo essere super partes, in realtà è pure una dependance del Consorzio Venezia Nuova, tanto che nel suo Consiglio di Amministrazione siedono consulenti del Consorzio stesso.
Del resto l’organo che vigila sul CORILA, il Ministero dell’Università e della Ricerca, l’ha sfiduciato, visto che nella seduta del Consiglio dei Ministri del 10 novembre scorso, in cui Prodi e Di Pietro hanno imposto una delibera che bocciava le proposte alternative del Comune, il ministro del M.U.R. Mussi ha votato contro, sconfessando il parere del CORILA che, per conto del M.U.R. stesso aveva espresso parere negativo sui progetti alternativi.
MA CHI CONTROLLA CHI???
14.12.2006
Assemblea Permanente NoMo.S.E.
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CONSORZIO VENEZIA NUOVA
IL PARTITO TRASVERSALE tra la prima e la seconda repubblica
DE MICHELIS (exPSI)
Cond MANI PULITE
↓
LS 798/84 CONCESSIONE UNICA
per studi, ricerche, sperimentazioni, realizzazione
approvata all’unanimità Camera: DC, PRI, PSI, PSDI,PCI
↓
FRANCO CREMONESE (exDC)
Presidente Regione Veneto anni 85/92
↓
CORILA DEMANIO MAGISTRATO
IUAV, CA’FOSCARI, alle Acque
UNIV PD, CNR
↓ ↓
D’AGOSTINO (DS) GALAN (FI)
ARSENALE spa BERLUSCONI (FI)
↓
PRODI (PART.DEMOCRATICO)
↓
MINISTRI LAV PUB/INFRASTRUTTURE
NICOLAZZI (exPSDI) PRANDINI (exDC)
COSTA (MARG) NESI (PdCI) LUNARDI (FI) DI PIETRO (ITVAL)(mani pul)
↓
CONSORZIO VN
IMPRESIT (FIAT) BAITA (Ind mani pul) ZANDA (margh)
↓ MAZZACURATI COSTA "
IMPREGILO TREU "
↓ THETIS CARRARO ex PSI
MANTOVANI spa 32% PALOMAR FABRIS (udeur)
(ex Il Manifesto)→ MIRACCO INDOVINA FACCIOLI
(resp. Comunicazione C.V.N.)a cura dell'assemblea permanente No MOse
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