home federazione

 

chiama l'africa
la tua banca vende armi?
occhio alla sace

 

Desideriamo far conoscere una nuova campagna che ci vede coinvolti direttamente:

"Chiama l'Africa" contro il commercio delle armi leggere in Africa.

 
Queste armi (fucili, mitra, pistole, granate, lanciarazzi, piccoli mortai e cannoni, mine ed esplosivi)sfuggono il più delle volte ai controlli e alle statistiche ufficiali. Esse vengono infatti quasi sempre annoverate sotto la voce "armi civili" (da caccia, da tiro o sportive), non rientrando così nella sfera di applicazione della legge 185/90. 
Molti paesi africani dilaniati da guerre e conflitti sono massicciamente riforniti dai paesi occidentali.
Il nostro paese è direttamente coinvolto in questi traffici, se si pensa che nel periodo 1993/97  l'Italia è stato il principale fornitore di armi leggere ed esplosivi alla Sierra Leone, per un importo pari a 1.600.000 dollari, fra cui oltre 500 tonnellate di solo esplosivo. Come si sa è in atto da anni in questo paese una sanguinosa guerra civile che vede coinvolti migliaia di bambini soldato, ragazzi tra gli otto e i quindici anni strappati alle famiglie e addestrati ad uccidere.
 
Giovedì 30 dicembre si è svolta a Roma una conferenza stampa con Mons. Biguzzi, da dodici anni vescovo di Makeni (Sierra Leone) . Durante gli ultimi otto anni è stato uno dei grandi testimoni della guerra, ma anche e soprattutto il principale promotore del processo di pace che oggi si cerca faticosamente di costruire in Sierra Leone. Egli è inoltre in prima fila nel portare avanti progetti di recupero dei bambini-soldato. Durante l'incontro - primo di una serie di iniziative - è stata lanciata la settimana di mobilitazione contro il commercio delle armi leggere in Africa (28 gennaio/6 febbraio) e sono state avanzate le proposte politiche al riguardo.
 
Chiediamo:
 
1) che l’Italia dichiari una moratoria di cinque anni sulle esportazioni di armi leggere verso i paesi africani
 
2) che il governo si impegni ad investire in progetti di sviluppo in Sierra Leone un importo pari a 1.600.000 dollari, l’esatto valore della vendita di armi italiane nel periodo 1993-97.
 
3) il sostegno a progetti di recupero delle migliaia di bambini soldato in Africa
 
4) il sostegno a progetti di ricollocazione dei soldati irregolari in attività civili
 
Chiama l'Africa - per tutto il 2000 - continuerà a lavorare perchè le armi italiane non finiscano in mano a bambini e adulti costretti a combattere, e perchè queste vittime della guerra possano trovare l'opportunità di un vero reinserimento nella società.

per chi vuole saperne di più:

Chiama l'Africa
campagna nazionale di solidarietà con i popoli africani

viale Baldelli 41 Roma
tel. 06 5430082

 

"LA TUA BANCA VENDE ARMI?"

Numerose Banche italiane finanziano aziende coinvolte nel commercio di armi. Sulla Gazzetta Ufficiale è stato pubblicato l'elenco di queste banche: Ubac Arab Italia Bank, Credito Italiano, Istituto San Paolo di Torino, Banca Commerciale Italiana, Banca Nazionale del Lavoro, Banco di Napoli, Banca di Roma, Cassa di risparmio di La Spezia, Monte dei Paschi di Siena, Banca Nazionale dell'agricoltura, Banco Ambrosiano Veneto, Banca Toscana, Banca Popolare di Brescia, Banco do Brasil, Cariplo, Credito Agricolo Indosuez, Banca Popolare di Bergamo, Credito Varesino, Banca Popolare di Novara, Banca San Paolo di Brescia, Cassa di Risparmio di Firenze, Banca Carige, Barclays Bank, Unione Banche Svizzere, Banco di Chiavari e della Riviera Ligure, Unicredito Italiano (fanno parte del gruppo; Cassa Risparmio di Torino, Cassa Risparmio di Trento e Rovereto, Caritrieste, Rolo Banca 1473, Credito Italiano), Banca Popolare di Intra, Credito Agricolo Bresciano, Banca Popolare di Lodi, Credito Emiliano, Banco Bilbao Vizcaya. Il totale dei finanziamenti è pari a 1236 miliardi.

Se la tua banca è coinvolta puoi spedire una lettera per rimarcare la propria contrarietà all'utilizzo dei propri risparmi creandone dei profitti dalla vendita di armamenti.

Questa iniziativa è  promossa da qualche settimana  da: Nigrizia, Missione Oggi, Mosaico di Pace e da Pax Christi. 

Fabrizio Debernardi Verdi di Chivasso

per saperne di più: debefa@tiscalinet.it ____________________________________________________________________________
LETTERA TIPO

Spett. Direzione, dalla relazione sull'esportazione italiana di armi nel '98 (presentata al Parlamento lo scorso 31 marzo) la vostra banca risulta nell'elenco degli istituti di credito che nel '98 hanno sostenuto l'export bellico italiano di armi. Quali clienti della vostra banca non siamo assolutamente d'accordo che il denaro che vi affidiamo sia investito in tali operazioni. Vi sollecitiamo pertanto ad un nuovo orientamento più attento alla redistribuzione del credito a favore dell'economia sociale e delle fasce più povere della popolazione. 

nome cognome

Campagna: "Occhio alla SACE"

 Per una riforma delle agenzie di credito all'esportazione e di sostegno agli investimenti privati italiani all'estero (SACE e SIMEST) indetta dal Centro Internazionale Crocevia  in collaborazione con la  Campagna per la riforma della Banca mondiale

 Nel corso dell'ultimo Summit  di Colonia, i governi dei G7 si sono  impegnati a concludere entro il 2001, anno in cui il vertice si terrà in Italia, un processo di armonizzazione delle linee guida socio-ambientali delle ECA.   Il problema per il nostro Paese é che né SACE né SIMEST  dispongono al momento di procedure di Valutazioni di  Impatto Ambientale, o  di linee guida socio-ambientali che possano  garantire la conformità delle operazioni e degli investimenti garantiti a criteri di sostenibilità  universalmente riconosciuti, quali ad  esempio quelli già  applicati dalla Banca mondiale per gli investimenti  privati  o quelli formulati ed adottati dal "Development Assistance  Committee (DAC)" dell' OCSE. Il Centro Internazionale Crocevia, in  collaborazione con la Campagna per la riforma della Banca Mondiale  lancia la campagna nazionale "Occhio alla SACE",  per la riforma del  credito all'esportazione, affinché  vengano garantire trasparenza,  controllo pubblico e sostenibilità  ambientale degli investimenti  privati del nostro paese all'estero.

 A. Cosa sono le Agenzie di Credito all'Esportazione? Le Agenzie di Credito all'Esportazione (ECA) svolgono un ruolo determinante in  sostegno  investimenti  produttivi in settori-chiave per lo sviluppo sostenibile quali lo sfruttamento di risorse naturali o il settore energetico. Dal 1988 al 1996 il  volume di crediti concessi è passato da 26 a 105 miliardi di dollari. Nel 1996  rappresentavano il 24  percento del debito totale di tutti i Paesi in Via di Sviluppo (PVS). Le esportazioni garantite o assicurate dai paesi membri della Unione di  Berna (che raggruppa le Agenzie di Credito all'Esportazione di tutto il  mondo) rappresentavano oltre il 10 percento delle esportazioni totali su  scala mondiale. Al 1996 le ECA sostenevano infatti un volume di esportazioni del valore totale di 432,2 miliardi di dollari con un  aumento del 40 percento rispetto al 1990. Uno dei motivi principali di tale crescita va ritrovato nella  progressiva liberalizzazione dell'economia su scala globale e la privatizzazione dei servizi pubblici e delle infrastrutture. Se in passato i progetti infrastrutturali venivano per lo più sostenuti e finanziati da autorità pubbliche con l'uso di fondi pubblici, spesso tramite le Banche multilaterali di sviluppo, la tendenza attuale è caratterizzata dal finanziamento del settore privato. Questo significa che le imprese hanno dovuto sempre più accollarsi il rischio finanziario degli investimenti, dapprima sostenuto dallo stato, con conseguente  potenziale rischio per i profitti degli azionisti, e maggiore difficoltà  nel reperire le risorse finanziarie necessarie sul mercato. Infatti le banche private si sono dimostrate tradizionalmente  riluttanti a sostenere progetti infrastrutturali in assenza di garanzie ed assicurazioni con fondi pubblici (non-recourse financing). Pertanto, ora le ECA  sono tornate in voga, perché offrono servizi finanziari adeguati alle esigenze del settore privato, e non obbligano, nella maggior parte dei casi,  i clienti a seguire linee guida o norme sociali ed ambientali o di trasparenza.  Ad eccezione degli Stati Uniti, dove la OPIC (Overseas Private Insurance Corporation) si é dotata di linee guida sociali ed ambientali e procedure di "screening" e valutazione relativamente rigorose, seguita poi dalla EX-IM Bank, poche altre Agenzie hanno a disposizione strumenti volti a valutare l'impatto sociale ed ambientale dei progetti garantiti.  Al momento, i governi canadese, giapponese, svedese ed inglese stanno svolgendo una valutazione  ed una ridefinizione di  linee-guida socio-ambientali e di accesso all'informazione.

A.1. La corsa verso il basso

La mancanza di un "corpus" normativo omogeneo, che definisca parametri e standard socio-ambientali universalmente applicabili da tutte le Agenzie di Credito all'export permette  alle imprese di partecipare così ad una "corsa al ribasso" dei costi sociali ed ambientali. Le agenzie di credito all'esportazione hanno potuto sostenere o sosterranno così  progetti  che altre istituzioni, quali le Banche Multilaterali di Sviluppo (Banca Mondiale ed altre) si sono rifiutate di finanziare a causa dell'elevato  impatto ambientale e sociale. Progetti  che comporteranno lo spostamento forzato di migliaia di persone, e la distruzione di tesori culturali, come nel caso della gigantesca diga di Ilisu nel Kurdistan turco.   Oppure che attraverseranno preziose foreste tropicali, ed ecosistemi unici quale il Pantanal brasiliano, come nel  caso della Bolivia-Brasil Gas Pipeline, il più grande progetto di  sviluppo infrastrutturale dell'America Latina,  per il quale la SACE si é impegnata ad una copertura per un valore totale di 404 milioni di  dollari.  O che utilizzeranno combustibili fossili, quali la centrale  a carbone da 700 MW di Changsha in Cina, per la quale la SACE fornirebbe una copertura di rischio politico.

 Nel caso della SACE, la riforma  del settore attualmente in corso non é stata finora accompagnata dalla introduzione  di modalità di "screening" e selezione dei progetti in base alla loro sostenibilità sociale ed ambientale.  Pertanto la SACE, nonostante nel 1999 abbia ottenuto (insieme alla SIMEST)  un rifinanziamento di circa 20.000 miliardi di lire, per l'espansione degli investimenti privati italiani, del "project financing" e del "sistema Italia" all'estero   (una cifra pari a quasi il 40 percento del volume di prestiti concessi nello stesso anno dalla Banca mondiale!), non svolge direttamente alcuna valutazione di impatto sociale ed ambientale dei progetti sostenuti, né è  tenuta a pubblicarne una lista.  Alla fine del 1997 la SACE aveva concesso garanzie per un valore totale di 54.609 miliardi di lire.

 B. La diga di Ilisu

 Il caso della diga di Ilisu, per il quale l'Impregilo  ha chiesto alla SACE una garanzia per il valore di 152 milioni di dollari,, dimostra come le valutazioni svolte dal consorzio privato non possono essere considerate né esaustive né affidabili: uno studio indipendente dell' associazione Berne Declaration ha infatti riscontrato che il progetto al momento viola ben 5 linee-guida della Banca mondiale in 18 casi, tra cui: omessa pubblica diffusione delle valutazioni di impatto ambientale (VIA), mancata considerazione di alternative, mancanza di consultazione pubblica con le ONG e le comunità locali, assenza di analisi costi-benefici per misurare gli  impatti ambientali,  mancata considerazione di misure di risarcimento o compensazione per le comunità  reinsediate, mancanza di misure per compensare i danni a beni culturali insostituibili, mancato svolgimento di analisi socio-economiche.  Il progetto inoltre violerebbe la Convenzione delle Nazioni Unite che regola il "non navigational use of transboundary watercourses".

 C. La centrale nucleare di Akkuyu

 Nel caso della centrale nucleare turca di Akkuyu, nel quale l'Ansaldo partecipa alla cordata che con più probabilità si aggiudicherà l'appalto, la SACE se coinvolta,  potrebbe sostenere con fondi pubblici l'esportazione di tecnologie nucleari messe virtualmente al bando in Italia dopo il referendum antinucleare, per un  impianto, unico nel suo genere, che utilizzerebbe acqua del mar Mediterraneo per il raffreddamento. Analisi indipendenti sugli studi di fattibilità hanno evidenziato come il governo turco non abbia considerato adeguatamente i gravi rischi collegati all'eventualità di fenomeni sismici nell'area di Akkuyu. In particolare,  gli standard di sicurezza adottati risultano inferiori a quelli richiesti per impianti simili in Europa e negli Stati Uniti.   L'eventuale uso di reattori di tipo CANDU a tecnologia canadese e' caldeggiato dal Partito Nazionalista Turco in quanto produrrebbe scorie che possono essere riutilizzate a bassi costi per la produzione di armi nucleari.  L'impianto, che  costerebbe oltre 2, 5 miliardi di dollari per una potenza installata di circa   1300 MW, sarebbe sostenuto da un consorzio di ECA, poiché il governo turco ha imposto la condizione che il vincitore dell'appalto provveda al 100 percento della copertura dei costi di costruzione. A causa dell'alto rischio finanziario, l'agenzia di credito all'esportazione tedesca Hermes Buergschaften ha annunciato la sua decisione di ritirarsi dal progetto, anche se  la Siemens, impresa nazionale, vincesse  l'appalto.

 Piu' in generale l'assenza di linee-guida socio-ambientali e di valutazioni di impatto ambientale per le attività di "export credit" e  "project financing" della  SACE  pregiudica  gli impegni presi dal  nostro Paese in sostegno al trasferimento di tecnologie sostenibili verso i PVS,  nella Dichiarazione di Rio, nell'Agenda 21, ed in ambito  dei G7/G8 e OCSE.

 E. Le nostre richieste:

 La Campagna "Occhio alla SACE" del  Centro Internazionale Crocevia in collaborazione con la Campagna per la riforma della Banca mondiale chiede pertanto al Governo di :

 *  adottare entro il 2000 criteri sociali ed ambientali vincolanti per  le attivita' di SACE e SIMEST, che includano:

 - una "lista - nera"  di progetti che la SACE e la SIMEST non dovrebbero sostenere in alcun caso, quali:  a. centrali nucleari o inceneritori di  rifiuti e impianti di termoelettrici che non rispettino gli standard più  elevati riguardo l'efficienza energetica e la riduzione progressiva di emissioni di gas-serra;

b.  grandi dighe (secondo la definizione ICOLD di una altezza superiore ai 15 metri); c. l'esportazione di armi, di sostanze tossiche o nocive messe al bando dalle Convenzioni
 Internazionali, come  POPs (Persistent Organochlorine Compounds)  pesticidi; d. esportazione di  tecnologia e prodotti  che potrebbero essere utilizzati da forze di polizia e militari  a scopi repressivi e comportare violazione dei diritti umani (dual-use goods); e.  progetti  di sviluppo o infrastrutture  in aree protette, riserve naturali e parchi; f. nuovi progetti di esplorazione e sfruttamento di combustibili fossili (petrolio, carbone, gas) in zone sensibili dal punto di vista sociale ed ambientale quali foreste primarie e vergini , g. attivita' di estrazione e trasformazione (processing)  di legname su scala commerciale in foreste primarie, tropicali, temperate e boreali, i progetti infrastrutturali  che comportino il reinsediamento forzato di oltre 1000 persone;

 - una lista-bianca di progetti e tecnologie che dovrebbero usufruire di condizioni favorevoli ed altre forme di incentivi assicurativi e finanziari da SACE e SIMEST. In questa categoria rientrerebbero ad esempio progetti e tecnologie sostenibili ed a basso impatto, come ad esempio fonti energetiche rinnovabili e su piccola scala (fotovoltaico, geotermico, eolico), al fine di incentivare il trasferimento di tecnologie sostenibili nei Paesi in Via di Sviluppo ePaesi ad Economia in Transizione, e l'espansione delle piccole e medie imprese operanti nel settore;

- un meccanismo di valutazione preventiva dei progetti che non rientrano nelle categorie di cui sopra, che preveda l'introduzione di diverse categorie di progetti, a seconda del loro potenziale effetto sociale ed ambientale, al  fine di determinare la necessita' di sottoporre lo stesso a valutazione di impatto; la Banca mondiale ad esempio usa categorie A, B e C a seconda dell'impatto ambientale, e fissa l'obbligo  per chi richiede il finanziamento  di condurre e pubblicare i risultati della VIA   per i progetti di categoria A;

- criteri di valutazione ispirati agli "standard" piu' elevati  riconosciuti internazionalmente, utilizzando come punto di partenza quelli seguiti dalle agenzie IFC (International Finance Corporation) e  MIGA (Multilateral Investment Guarantee Agency) della Banca mondiale e quelli del Development Assistance Committee dell'OCSE;

 - obbligo di pubblicare ogni anno un elenco dei progetti sostenuti ed approvati, che specifichi quali misure sono state intraprese per ridurre l'impatto di progetti particolarmente rischiosi;

 * creare, una volta adottate le linee-guida, la necessaria capacità istituzionale al fine di permettere lo svolgimento di tali valutazioni. Entro due anni SACE e SIMEST dovranno istituire un dipartimento ambiente che operera'  di concerto con le strutture tecniche competenti per le Valutazioni di Impatto Ambientale del  Ministero dell'Ambiente ed il Ministero degli Affari Esteri;

 * sostenere, nell'ambito del negoziato OCSE  per l'armonizzazione delle linee-guida ambientali delle Agenzie di Credito all'Esportazione, l'adozione di standard ambientali di alto livello, in linea con i criteri  esposti in precedenza.

 per ulteriori informazioni e documenti sul Credito all'Esportazione, ed i progetti Ilisu ed Akkuyu: "Occhio alla SACE": Centro Internazionale  Crocevia/Campagna per la riforma della Banca mondiale, Via F.Ferraironi, 88/g, 00172 Roma, tel: 06.24404212 fax: 06.2424177    e-mail:fmartone@cambio.it